Enzo Bearzot, l’iconico allenatore dell’Italia campione del mondo 1982, nel post a cura di Campioni Calcio
Allenatori che vanno, allenatori che restano. Certi miti sono impossibili da cancellare. Scolpiti nella storia, nella memoria grazie alle loro gesta in campo e fuori. Enzo Bearzot è a tutti gli effetti una colonna del calcio italiano, portante e inossidabile.
Con lui in panchina l’Italia ha vissuto uno dei momenti più intensi dal punto di vista emotivo e calcistico, nonostante siano passati tanti anni. Si tratta, infatti, dell’allenatore dell’Italia campione del mondo 1982.
Scopriamo qui la sua storia e alcuni aneddoti interessanti. Bentornati sul nostro portale!
Com’è diventata grande l’Italia di Enzo Bearzot
Si può dire che Enzo Bearzot abbia fatto grande l’Italia e viceversa. Per i giovani che non lo conoscono fino in fondo, egli è stato allenatore di lungo corso. Il meglio lo ha dato proprio con la Nazionale italiana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.
A capo di quella spedizione vincente dei Mondiali spagnoli datati 1982 che, ancora oggi, resta una pagina memorabile del calcio italiano.
Descrivere Bearzot è piuttosto semplice: uomo d’altri tempi, accanito sostenitore della tattica all’italiana, ma allo stesso tempo intraprendente nel modo di vedere il calcio.
Grazie a lui sono emersi calciatori, anche piuttosto giovani per l’epoca, del calibro di Oriali e Bergomi, tanto per citare due nomi a caso. Uniti all’esperienza di personaggi come Gentile, Paolo Rossi, Tardelli, Zoff e altri, produce un mix di talento e compattezza tecnica in grado di scardinare gli avversari.
E pensare che a quel Mondiale del 82 l’Italia ci arriva in condizioni ambientali non propriamente felici. Le critiche si fanno incessanti intorno alla squadra per le precedenti spedizioni fallimentari, ma Bearzot riesce nell’impresa di isolare la squadra e di renderla un blocco unico, vincente.
Avulso dal contesto di riferimento, ma immerso, allo stesso tempo, nella realtà. Solo uno come lui poteva riuscirci.
Nel mito insieme a Vittorio Pozzo e Marcello Lippi, gli altri degni accompagnatori di una stirpe più rara che unica: allenatori dell’Italia campione del mondo.



