Vincenzo D’Amico: biografia del centrocampista della Lazio dello Scudetto

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Vincenzo D’Amico: biografia del centrocampista della Lazio dello Scudetto, nel post a cura di Campioni Calcio

Tra le tante figure che hanno attraversato in maniera trasversale il mondo del calcio caratterizzandone la storia italiana recente vi è Vincenzo D’Amico.

Ex dirigente, allenatore e calciatore, nonché opinionista Rai, è scomparso il 1° luglio 2023 lasciando un terribile vuoto nella mente e nei cuori degli appassionati dello sport più seguito in Italia e nel mondo.

Andiamo pertanto a ripercorrere le tappe salienti della carriera di questa icona del rettangolo verde a tinte biancocelesti, dagli inizi a ciò che tutti noi conosciamo oggi. Bentornati su Campioni Calcio!

Gli inizi della carriera di Vincenzo D’Amico

Vincenzo D’Amico nasce a Latina il 5 novembre del 1954.

L’esordio di Vincenzo D’Amico è tutto di stampo romano: dapprima nel Cos Latina e poi nell’Almas Roma, dove muove i primi passi da calciatore. Questo prima di essere notato dall’osservatore Galli, che lo porta in quella che sarà la casa per molti anni della figura in questione: la Lazio.

La trafila nella Primavera per poi approdare in prima squadra, allenata da Juan Carlos Lorenzo, porta D’Amico all’attenzione di tanti addetti ai lavori. Tuttavia il suo vero approdo nella seria maggiore del campionato italiano arriva solo un paio d’anni dopo (nel mezzo un infortunio importante al ginocchio). L’avvicendamento tra Lorenzo e il neo tecnico Maestrelli fa sì che Vincenzo possa esordire in A e accumulare presenze ed esperienza assistendo in campo calciatori già affermati come Chinaglia, per citarne uno. Con 27 presenze e 2 reti messe a segno, D’Amico viene premiato come miglior giovane della stagione 73-74, in cui la Lazio vince lo scudetto.

giorgio chinaglia lazio

Le annate seguenti non sono parimenti importanti e significative, un po’ per superficialità personale un po’ per cause contingenti esterne quali il caso Calcioscommesse che coinvolge anche la squadra biancoceleste privandola di vari campioni. Da qui apparizioni altalenanti in campo, altri infortuni e grande discontinuità per Vincenzo D’Amico, che nel mentre ha assunto anche la carica di capitano della squadra romana e ricevuto l’unica convocazione in Nazionale (a causa di un rapporto non proprio idilliaco con il c.t. dell’epoca, Enzo Bearzot).

vincenzo d'amico

Il passaggio al Torino prima della Lazio Bis

La lunga parentesi laziale, prima di conoscere un bis nel 1981, viene inframezzata da un trasferimento sotto la mole per D’Amico. Una scelta più societaria che personale del calciatore, quella del passaggio al Torino, poiché le casse del club laziale avevano bisogno di ossigeno e l’unico profilo appetibile, in tal senso, era proprio quello di Vincenzo che garantisce un introito vicino ai 300 milioni di lire.

Una decisione forzata, che di fatto non paga per la carriera di quest’ultimo, che vive la stagione in granata sottotono e con pochissimi sprazzi. Poi il nuovo passaggio alla Lazio, che lo riprende a distanza di due anni. Questa volta però i biancocelesti si trovano in serie B e D’Amico deve aiutare la squadra a ritornare nella serie maggiore. Obiettivo che non viene conquistato subito ma al secondo tentativo utile, grazie anche all’approdo nel team di elementi di talento, come Bruno Giordano.

Dopo aver trascorso altri 4 anni nella capitale con un complessivo di 51 gol in 338 presenze, Vincenzo si trasferisce alla Ternana.

d'amico ternana

Ultime battute della carriera che conducono il talento di Latina in serie C2, provando così anche l’esperienza di una serie minore rispetto a quella cadetta e alla massima competizione, vissute nelle stagioni precedenti.

I due anni a Terni portano in dote 66 presenze e 23 reti totali.

 

Le esperienze extra campo tra panchina e scrivania

Dopo aver chiuso la propria esperienza sul rettangolo verde, a distanza di alcuni anni, utili alla crescita extra campo, D’Amico decide di intraprendere il percorso dapprima come allenatore e successivamente come dirigente. Il primo non è granché, poiché si sostanzia solo di avventure con le giovanili; miglior sorte lo attende nella figura di osservatore, dirigente e infine patron di quella che diventerà la società di calcio del Latina (prima dell’unione con la Virtus). Infine, la parentesi sicula con l’Adriano, sempre con il profilo di direttore generale. 

Vincenzo D’Amico tra Tv e Radio

La grande carriera nel mondo del calcio di Vincenzo D’Amico conosce anche la televisione e dunque la declinazione mediale sportiva. Questi si presta come opinionista alla Rai, fornendo consigli e preziose opinioni in merito ai fatti che di anno in anno interessano il settore in questione. Inoltre, per non farsi mancare nulla, Vincenzo dimostra di essere anche un ottimo commentatore, spalleggiando diversi telecronisti della rete nazionale.

Celebri le sue partecipazioni a 90esimo minuto e Stadio Sprint, due dei programmi di punta maggiormente seguiti, anche per la presenza di figure come D’Amico e Galeazzi.

In radio, invece, è ancora una volta la capitale ad ospitarne la professionalità, con Radiosei e Radio Incontro Olympia come luoghi di espressione dei fatti, legati in particolar modo alla società biancoceleste, su cui D’Amico offre un proprio parere. 

La malattia e la tragica scomparsa

Dopo tanti anni vissuti sulla cresta dell’onda calcistica, con una versatilità che lo ha reso volto noto prima sul campo e poi fuori, tra tv, telecronaca e radio, l’uomo Vincenzo D’Amico viene colpito dal “male del secolo”: il cancro.

In prima persona annuncia la patologia e la lotta per vincere quest’ostacolo, talvolta insormontabile, dell’esistenza umana. Qui fa conoscere dunque anche il suo lato più intimo, della persona prima del personaggio pubblico. Una notizia, quella della sua malattia, che scuote l’intero mondo del calcio nostrano, coinvolgendo tramite la tv ed i social tantissimi volti noti vicini a D’Amico. Ex compagni di squadra, colleghi televisivi e radiofonici che esprimono la propria solidarietà e vicinanza. Tuttavia l’affetto e i messaggi ricevuti non bastano a Vincenzo per risultare trionfante nella battaglia personale. Dopo poche settimane dall’annuncio della malattia, arriva la notizia della scomparsa del sempreverde talento di Latina a soli 68 anni.

Una morte prematura, che priva il calcio di una perla di questo settore: una figura poliedrica, che ha saputo dimostrare competenza e professionalità a dispetto di quanto è stato detto spesso e volentieri sul suo conto. Una tragica perdita, che toglie molto a coloro che lo conoscevano personalmente e non solo, ma che al contempo arricchisce la storia di questo sport affidandole la memoria di un calciatore, allenatore, dirigente e personaggio televisivo davvero unico.

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