Tarcisio Burgnich: biografia della “Roccia” italiana

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Tarcisio Burgnich: biografia della “Roccia” azzurra e protagonista dell’Inter di Herrera nel post di Campioni Calcio

La spada nella roccia. Come una forza della natura davanti alla quale ci si spaventava, calcisticamente parlando. La roccia, nella fattispecie, si chiama Tarcisio Burgnich.

Vive nei cuori di ogni tifoso di calcio italiano questo ex difensore, venuto a mancare il 26 maggio 2021, dopo un male che lo aveva attanagliato da qualche mese. Una perdita imponente per l’intero movimento calcistico mondiale legato ad una vecchia concezione di calcio. Colonna portante. Inossidabile.

Vediamo nelle righe che seguono la vita professionale e la carriera del forte difensore italiano, definito “la Roccia”. Buona lettura e benvenuti su Campioni Calcio!

Le qualità di Tarcisio Burgnich

Tarcisio Burgnich nasce a Ruda, un piccolissimo comune sito in Friuli Venezia Giulia il 25 aprile del 1939. I più giovani non capiranno subito di chi si parla nella fattispecie, non avendolo vissuto in prima persona.

Sostanzialmente, egli è stato uno dei migliori difensori italiani di tutti i tempi. Secondo la critica e l’opinione pubblica calcistica persino uno dei più forti mai sbarcati su un prato verde.

Esagerazione o constatazione?

Questione di punti di vista soggettivi, ma su un fattore c’è pressoché unanimità: Burgnich ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio e la sua memoria resterà intatta anche dopo il sopraggiungimento della morte. Perché, forse, era l’incarnazione di ciò che doveva essere un difensore. Almeno per quegli anni. 

Ruolo stopper vecchio stampo, non disdegnava apparizioni da terzino destro consumato. Tra le sue caratteristiche tecniche principali una particolare predisposizione alla marcatura asfissiante, la quale finiva, non a caso, per rendere la vita più che complicata all’attaccante avversario. Una marcatura a uomo come si faceva un tempo. Come il francobollo appiccicato a una cartolina.

Una prestanza fisica monumentale che ha fatto le fortune della Nazionale italiana in primis, ma non solo.

Tarcisio Burgnich all’Udinese

La carriera statuaria della roccia Burgnich inizia nel lontano 1958 nelle fila dell’Udinese. La prima squadra di un percorso destinato ad essere vincente. Ai bianconeri colleziona 8 presenze in 2 stagioni, contribuendo in minima parte alla salvezza friulana. E pensare che in quella squadra militava un certo Dino Zoff, anch’egli alle prime armi. Una generazione, quindi, che ha dato il là a due autentici fenomeni del nostro calcio.

Tarcisio Burgnich alla Juventus

Nel 1960 si concretizza il trasferimento ad un’altra casacca bianconera, stavolta quella della Juventus. Gianpiero Boniperti, in questo caso, ci vede più lungo degli altri e non perde tempo nell’ingaggiarlo. Ma è ancora presto per spiccare completamente il volo tra i professionisti, tanto è vero che l’esperienza torinese dura soltanto una stagione.

Inanellate in totale 13 presenze, senza particolari sussulti. Il motivo? Si pensava che fosse affetto da strabismo e ciò, comunque, non gli avrebbe permesso di poter ambire ad altissimi livelli. Almeno così pensano gli addetti ai lavori dell’epoca, ma si sbagliavano, come successo molte volte nel mondo del calcio. Un destino che lo accomuna ai vari calciatori scartati per difetti fisici e divenuti fenomeni.

burgnich juventus

Tarcisio Burgnich al Palermo

Dopo la Juventus, lo accoglie a partire dalla stagione 1961/1962 il Palermo, neopromosso in Serie A. Lì cominciano a manifestarsi in maniera più dirompente le spropositate qualità sul piano fisico e tecnico. Gioca titolare la maggior parte delle partite, riuscendo a segnare persino il primo gol in Serie A su punizione contro la Juve, ironia del destino. Si mette in mostra definitivamente e giunge al grande salto con 31 presenze totali. Lo attende l’Inter e la gloria.

burgnich palermo foto

Tarcisio Burgnich all’Inter

L’Inter è la squadra che punta più di tutte su Burgnich. La valorizzazione nelle stagioni successive avviene in maniera pressoché automatiche. Ormai il buon nome di Tarcisio è sulla cresta dell’onda. Dal 1962 al 1974 la lunga militanza nerazzurra.

Vince lo Scudetto alla prima stagione, ma i titoli conseguiti saranno ben più di uno: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali in totale. Praticamente vince tutto il possibile.

In maglia nerazzurra agisce sia da libero che da terzino destro, accostandosi ad un’altra figura leggendaria del ruolo come Giacinto Facchetti.

In totale per lui 476 presenze all’Inter con 7 gol realizzati, per rilasciare un marchio indelebile come ministro della difesa. Tra l’altro, è stato nominato anche il miglior terzino nella stagione 1964-65. Un bel riconoscimento, per un calciatore che si pensava non avesse affatto i piedi buoni.

burgnich inter foto

Tarcisio Burgnich al Napoli

Burgnich va a rinforzare la difesa del Napoli dal 1974 al 1977. Sono gli ultimi anni di un’onorata carriera, contrassegnati da un gravissimo infortunio conseguito ai Mondiali del ’74. L’allenatore Luis Vinicio, al pari del collega Helenio Herrera, ne continua a valorizzare la bravura e la leadership. 

Arriva quasi a conquistare uno Scudetto prestigioso, ma viene fermato sulla linea del grande traguardo dalla Juve. L’unico gol segnato durante il soggiorno napoletano lo si ricorda in relazione alla Coppa Italia vinta nel ’75/76. In bacheca anche 1 Coppa di Lega italo-inglese e una semifinale di Coppa delle Coppe, evento storico per gli azzurri.

Con gli azzurri del Napoli colleziona in totale 125 partite con 1 gol messo a segno.

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Tarcisio Burgnich allenatore

Nel 1978 Burgnich si ritira dal calcio giocato e percorre la carriera di allenatore, ma con meno fortune rispetto alle annate gloriose da calciatore. Nel suo curriculum le panchine di Catanzaro, Bologna, Genoa, Cremonese, Salernitana, Vicenza e altre, navigando a vista soprattutto tra Serie B e Serie C.

Due carriere neppure lontanamente paragonabili che, però, non hanno trafitto minimamente il mito legato a Tarcisio Burgnich.

Tarcisio Burgnich in Nazionale

Nella Nazionale italiana Burgnich, indubbiamente, costruisce le migliori fortune e plasma a sua immagine e somiglianza l’ideale del difensore roccioso e insormontabile, autentico pilastro e leader della difesa azzurra.

Disputa 66 presenze e due reti, in 11 anni di carriera tra il 1963 e il 1974. Partecipa in tono minore ai Mondiali del 1966, mentre nella spedizione europea vincente del 1968 risulta essere uno dei grandi protagonisti. Nomea confermata nel leggendario Mondiale 1970 in Messico, laddove segna il 2-2 provvisorio nella nota semifinale Italia-Germania Ovest 4-3. Neanche lui potrà nulla contro il mitico Pelé nella finalissima persa al cospetto del grande Brasile. Un calciatore che impressionò lo stesso difensore, non certo uno qualunque.

Lascia la Nazionale dopo i Mondiali del 1974, peraltro abbastanza deludenti nelle prestazioni e nei risultati. Tuttavia, quella maglia numero 5 resta scolpita nel museo del calcio e ancora oggi pesa come un macigno sulle spalle di chi la indossa. 

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Conclusioni

Tarcisio Burgnich abbandona questo mondo all’età di 82 anni. Il vecchio saggio della difesa scolpito nella storia e negli almanacchi, da cui ogni buon aspirante difensore o presunto tale dovrebbe prendere ispirazione.

Un perno del calcio italiano va via, ma non il suo spessore e l’elevata caratura destinati a brillare ancora per tanto tempo.

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