Ronaldinho: biografia dell’asso brasiliano

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Ronaldinho: biografia dell’asso brasiliano nel post di Campioni Calcio

Bentrovati su Campioni Calcio, il sito dedicato alle biografie dei calciatori che hanno fatto la storia di questo sport. Per il post di oggi vogliamo parlarvi di Ronaldinho, il funambolo brasiliano che ha giocato dalla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000 con diverse squadre tra le quali anche il Milan in Italia.

D’altronde, il gioco del calcio è fatto apposta per i giocolieri, coloro che danno del tu al pallone. Coloro che hanno una marcia in più con i piedi, con la mente, che sono in grado di esaltare il pubblico con una sola giocata, spettacolare agli occhi degli altri. 

Il Brasile, nel corso degli anni, ne ha sfornati di grandi talenti da questo punto di vista, i quali si sono ben distinti per estro e sregolatezza, talvolta. Il genio, in tanti casi, si accompagna alla spensieratezza avvolta da spregiudicatezza.

Uno di questi esempi lampanti si esplicita nella figura di Ronaldinho. Un autentico giocoliere con quel pallone tra i piedi e, indubbiamente, uno dei più forti giocatori della generazione anni ’90/2000. 

Uno di quelli al quale era complicato, se non impossibile, togliergli il pallone, come se ce lo avesse incollato ai piedi. La sua biografia calcistica rappresenta un inno alla storia del calciatore desideroso di spiccare il volo quanto prima. E ci è riuscito.

Ronaldinho al Gremio

Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho, nasce a Porto Alegre il 21 marzo del 1980 da una famiglia molto umile.

Trascorre l’infanzia nel barrio Vila Nova di Porto Alegre e il padre, operaio in un cantiere navale, muore di infarto quando il bambino ha solo 8 anni. Fin da bambino si intuisce subito che ha una marcia in più.

E ci sono molti video di quando era bambino e già allora dava del tu al pallone.

C’è da dire sin da subito che l’origine del suo nomignolo è dettata soprattutto dalla concomitanza di un altro Ronaldo, il Fenomeno, nel Brasile del 1999, anno in cui esordì in Nazionale. La passione per il Ronaldo, quello vero, porta ad essere soprannominato in questi termini.

Passando al calcio giocato vero e proprio, l’esordio nel campionato brasiliano per un giovanissimo Ronaldinho avviene nel Gremio. Corre l’anno 1998.

L’anno dopo conquista il suo primo trofeo in carriera e mette subito in mostra le sue elevatissime qualità di calciatore-fenomeno.

Il rapporto tra presenze e gol fatti (circa 21 su 44) la dice lunga in tal senso e dopo quattro anni circa in Brasile, a soli 21 anni viene acquistato dal PSG a gennaio 2001.

ronaldinho gremio

Ronaldinho al Psg

Nel 2001 Ronaldinho si fa notare in maniera definitiva e spicca il volo in Europa, passando ai francesi del PSG. Non era ancora quello che si conosce adesso, una delle migliori squadre d’Europa, ma Ronaldinho, invece sì, è il migliore in assoluto nel campionato francese. Ma le soddisfazioni sono ben poche e non riusce mai ad accompagnare la sua squadra alla qualificazione europea, obiettivo minimo di ogni stagione.

Dopo due stagioni in Francia, condite da 77 presenze totali e 25 gol, decide di spiccare il volo e arriva al Barcellona.

ronaldinho PSG

Ronaldinho al Barcellona

Nel 2003 il Barcellona decide di sborsare per lui ben 30 milioni, delusa dal mancato affare David Beckham, passato nel frattempo ai rivali del Real Madrid.

Viene eletto giocatore dell’anno nel 2004 e conquista il suo primo titolo europeo, ossia la Liga. L’anno 2005 salta all’occhio, anche e soprattutto, per quella famosa serpentina che mandò in tilt totale la difesa del Real in un clàsico di campionato, sbancato dal Barça. 

Persino il Santiago Bernabeu, stadio culturalmente e calcisticamente avanzato, gli dedica un incessante applauso all’uscita del campo. Segno di un gradimento estremo anche da parte di una tifoseria storicamente avversaria, rivale per antonomasia. 

Nel 2005-06 viene premiato come migliore calciatore dell’anno, vincendo il Pallone d’Oro, la Liga e la Champions League, in una finale bellissima contro l’Arsenal di Thierry Henry.

In quegli anni sta avanzando la stella di Leo Messi, che muove i primi passi da calciatore, già con risultati straordinari. Con Dinho ed Etoo compone un trio straordinario!

Già questo denota tutto il suo talento spropositato, che oltrepassa i confini del tifo. Vince la Champions League, ma la stagione successiva perde in maniera incredibile la finale del Mondiale per club.

Col Barcellona inanellati 2 titoli della Liga e 2 Supercoppe spagnole, giocando un totale di 207 presenze e 94 gol totali.

ronaldinho barcellona

Ronaldinho al Milan

Finita l’epopea Barcellona, c’è il Milan e il campionato italiano ad attenderlo dietro l’angolo. Un autentico lusso in Serie A. Subito si mette in mostra nella sua prima stagione, andando a segno in un derby contro l’Inter, vinto, peraltro, dai rossoneri.

Non arriva propriamente in condizioni ottimali in rossonero, ma riesce comunque a distribuire la sua immensa classe, tanto è vero che nel 2009 riceve il riconoscimento del Golden Foot e viene anche votato come miglior giocatore del decennio.

In maglia rossonera si fa notare soprattutto come uomo assist più che in fase di realizzazione.

Nelle 3 stagioni al Milan Ronaldinho non vincerà niente, ma renderà comunque orgogliosi i tifosi e il campionato italiano di aver avuto un campione così sotto gli occhi.

Nel Milan gioca 95 partite segnando 26 gol totali.

A fine mercato invernale, alla terza stagione al Milan, decide di tornare in Brasile.

ronaldinho milan

Il ritorno in Brasile

Dal 2011 in poi la stella di Ronaldinho comincia a calare in maniera evidente sul piano dei colpi e delle giocate spettacolari. La permanenza al Flamengo produce un campionato carioca in bacheca, ma alla fine del suo percorso si trascina dietro una causa giudiziaria contro il club, dovuta a presunti mancati pagamenti di arretrati dello stipendio.

Passa all’Atletico Mineiro con cui vince la Copa Libertadores nel 2013, l’equivalente dell’europea Champions League. La stessa competizione in cui si fa notare come uomo-assist al di sopra di tutti. 

Un vanto personale non da poco: essere stato il primo giocatore ad aver segnato con 2 squadre diverse di 2 continenti diversi, il Barcellona e l’Atletico Mineiro, per l’appunto nel Mondiale per club.

Nominato calciatore sudamericano dell’anno in seguito a strabilianti prestazioni, che lo hanno riportato ai bei fasti di un tempo.

La compagine messicana del Querétaro lo ingaggia nel 2014, ma la sua esperienza risulta essere tutt’altro che memorabile, considerando anche i problemi extra-campo legati ad una situazione sociale e politica intorno a Dinho non propriamente idilliaca, per usare un eufemismo. L’ultima squadra in carriera è il Fluminense, con cui accumula poche apparizioni e nessuna vera prestazione degna di nota. Il ritiro dal calcio giocato viene annunciato dallo stesso Ronaldinho nel gennaio 2018 dopo quasi 20 anni di onorata carriera.

ronaldinho flamengo

Ronaldinho nel Brasile

Il Ronaldinho in Nazionale è stata un’autentica leggenda per ciò che ha dato e per i compagni di squadra con cui ha giocato. In particolare, nel Mondiale del 2002 vinto dal Brasile in Corea e Giappone lo si venera soprattutto per la presenza di nomi altisonanti in squadra.

In quel Brasile gioca gente il cui eco dei propri nomi bastava per far rabbrividire gli avversari ancora prima di scendere in campo: Rivaldo, Ronaldo e lo stesso Ronaldinho, limitandosi ad essi. Quest’ultimo inserito, inevitabilmente, nell’all star team di quella competizione intercontinentale.

Il trio d’eccezione precedentemente citato farebbe rabbrividire senza alcun dubbio anche i difensori di oggi. Per questo gli amanti della vecchia concezione di un calcio cosiddetto “bailado”, poco tattico e molto spettacolare, tendono a ricordare con estremo piacere e con un pizzico di nostalgia quei brasiliani dai piedi fatati. Immancabile quando risuonano certi nomi nell’almanacco ideale del calcio.

Con il Brasile gioca un totale di 97 partite con 33 gol siglati.

Conclusioni

Il Dinho di oggi purtroppo ha perso molto di quel sorriso che mostrava sui campi da gioco, sommerso dai problemi con la giustizia, e due volte in carcere in Paraguay. Ma noi lo ricorderemo sempre con quei dentoni e il sorriso di bambino, che si illuminava quando aveva il pallone tra i piedi.

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