Romário, biografia del campione brasiliano

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Romário, biografia del campione brasiliano nel post di Campioni Calcio

I brasiliani sono sempre stati abituati nel corso della loro vita ad avere a che fare con giocatori tecnicamente straordinari e dalle qualità umane altrettanto particolari. Romário entra a pieno titolo nella graduatoria speciale di brasiliani talentuosi che hanno fatto la storia del calcio. Infatti il Brasile è una di quelle nazioni da cui ti aspetti sempre che esca un talento di spessore a livello calcistico. Il calcio a quelle latitudini è considerato quasi come una parte rilevante della propria natura umana e non può essere in alcun modo, dunque, trascurato.

Definito “Baixinho” per la sua bassissima statura, in campo era tutt’altro che irriconoscibile. Possedeva qualità tecniche a dir poco strepitose che lo hanno elevato ad uno dei migliori giocatori di tutti i tempi secondo la critica contemporanea. Dunque, non proprio uno qualunque. Attaccante piccolo, ma tosto, calcisticamente parlando, tecnico, dal fiuto del gol incredibile, tanto da essere capace di segnare oltre 700 gol in carriera, avvicinandosi ad un giocatore che prende il nome di Pelè!

Romário rappresenta quel calcio brasiliano di una volta che dominava in lungo e in largo a livello internazionale, in particolar modo negli anni ’90.

La biografia del calciatore brasiliano, al di là della carriera sul campo, merita di essere raccontata anche per le performance al di fuori del campo, nel nuovo post a cura di Campioni Calcio!

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Romário gli inizi

Romário, nome d’arte di Romário de Souza Faria, nasce a Rio de Janeiro il 29 gennaio del 1966, nella favelas di Bairro di Jacarezinho, una delle peggiori della città brasiliana.

Comincia a giocare a calcio all’età di 10 anni nella squadra locale dell’Estrelinha di Vila de Penha.

Nel 1979 viene ingaggiato dalla squadra iuniores dell’Olaria, allora nella Série A brasiliana per poi passare al Vasco da Gama, dove ha inizio la sua straordinaria carriera da calciatore.

Romário al Vasco da Gama

Romario al Vasco da Gama esordisce nel 1985 e comincia a tirare fuori tutto il suo repertorio. Si laurea subito capocannoniere del campionato per due volte di fila, oltre a diventare campione due volte consecutive con la sua squadra.

Questa sua straordinaria carriera non poteva che suggellarsi in Europa, dove nel 1988 viene acquistato dal PSV Eindhoven, squadra olandese, ripercorrendo poi per certi versi la carriera di un altro grande calciatore brasiliano, Ronaldo, il quale anche lui inizia in Europa da questa società olandese con il debole per i funamboli brasiliani del pallone.

In questa sua prima esperienza al Vasco da Gama gioca 47 partite mettendo a segno 17 gol, per poi tornare successivamente in più di un’occasione.

Romário al PSV

Nel 1988 il grande salto in Europa al Psv Eindhoven. È qui che si afferma con forza tutto il suo talento. In 5 anni conquista la bellezza di 3 Scudetti, 2 Coppe Nazionali e 1 Supercoppa Olandese. Per non parlare dei tantissimi gol messi a segno, più di 150 in circa 170 partite. Una media a dir poco impressionante.

Tutto ciò gli vale il trasferimento al Barcellona nel 1993.

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Romário al Barcellona

A Barcellona lo ricordano ancora soprattutto per quella famosa tripletta realizzata durante un Clàsico in cui il Real Madrid perde 5-0 al Camp Nou. Correva l’anno 1994.

Con la squadra spagnola gioca un totale di 46 partite mettendo a segno 36 gol. Nell’annata dell’esordio con i catalani vince il titolo di Primera División e si laurea contestualmente Pichichi del torneo (l’equivalente del nostro titolo di capocannoniere), mettendo a segno in 33 partite ben 30 gol! Ma ancora brucia quella finale di Coppa dei Campioni persa in finale contro il Milan di Capello per 4-0 nella famosa finale di Atene.

Al Barcellona la sua carriera non decolla come ci si aspettava e nel 1995 cambia squadra, tornando in patria a giocare per il Flamengo, una delle squadre brasiliane più famose e titolate.

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Fonte: Barcellona FC

Romário, le altre squadre della sua carriera

Dopo il Barcellona, la carriera dell’attaccante brasiliano stenta a restare sui livelli di un tempo, tanto è vero che in Europa non riesce ad imprimere completamente il suo marchio ed è costretto a tornare nuovamente in Brasile.

Lo accoglie il Flamengo per ben 3 volte in 4 anni, dal 1995 al 1999. Parentesi intervallata dall’esperienza poco gratificante al Valencia.

Torna al Vasco da Gama dal 1999 al 2002, dove torna a esprimersi sui livelli precedenti, ma senza eccellere più di tanto.

Segno di un declino di carriera sempre più imminente che si concretizza poi con i vari trasferimenti completati tra Fluminense, Al-Sadd, Miami, Adelaide United e l’America RJ, l’ultima squadra, di fatto, della sua carriera.

È il 2009 quando Romário annuncia il ritiro dal calcio giocato.

Romário con il Brasile

Con il Brasile, Romário si mette in evidenza in più di un’occasione. Quattro ori conquistati suddivisi tra Mondiale USA 1994, Confederations Cup Arabia Saudita 1997, Copa America 2 volte tra Brasile 1989 e Bolivia 1997. Da menzionare anche un bronzo alla Gold Cup a USA 1998, oltre l’argento alle Olimpiadi di Seul del 1988.

Gioca anche il Mondiale in Italia del 1990, ma senza brillare più di tanto e senza aver fatto neanche un gol, condizionato da un infortunio alla caviglia fastidioso e ingombrante trascinatosi per tutto il torneo.

Doveva partecipare ai Mondiali successivi del 1998 e del 2002 (vinto poi dal Brasile), ma per varie vicissitudine, fisiche e non, non riuscì a prendervi parte.

Con il Brasile segna comunque un totale 56 gol in 70 partite, niente male direi.

Si può dire che Romário abbia mantenuto la sua prolificità innata da attaccante di razza soprattutto in Nazionale, dove ha espresso le sue migliori qualità indubbiamente.

Insieme a Bebeto, componeva una coppia d’attacco a quel Mondiale 1994 da almanacco del calcio e purtroppo noi italiani ce lo ricordiamo bene per quella sfortunata finale persa ai rigori.

Quella competizione lo ha consacrato al grande pubblico in via definitiva e nell’occasione è eletto miglior giocatore e vice-capocannoniere del torneo insieme a Roberto Baggio. Quale modo migliore, dunque, per mettersi in mostra ed elevarsi a giocatore di grande virtù calcistica internazionale?

In quello stesso anno si guadagna inevitabilmente il prestigioso riconoscimento del FIFA WORLD PLAYER OF THE YEAR. 

Romário oggi

Per Romário il dopo calcio significa politica: si proietta infatti in un futuro politico quando nel 2010 si fa spazio nel Parlamento brasiliano e viene eletto con il Partito Socialista Brasiliano. Quattro anni dopo ottiene persino la carica di senatore all’interno dello stesso partito. Da bomber di razza della Nazionale brasiliana ad esponente politico di spicco il passo è quindi breve.

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Ricardo Stuckert/PR / CC BY 3.0 BR (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/br/deed.en)

Conclusioni

Eppure Romário non sembra aver espresso appieno l’enorme potenziale che aveva a disposizione e la sua carriera importante, ma non particolarmente gloriosa è lì a testimoniarlo.

Avrebbe sicuramente potuto dare molto di più. Ma alla fine il suo nome resta scolpito nella memoria del calcio, non solo brasiliano. In tutti i casi. 

Attaccante rapido e dotato di tecnica sopraffina, la sua bassa statura non lo ha mai limitato più di tanto in rapporto agli avversari, anzi. In campo si faceva rispettare eccome, anche contro difensori molto più grossi e più dotati fisicamente di lui. 

“Baixinho” non si faceva mai trovare impreparato quando c’era da buttarla dentro. La sua carriera da bomber non lo smentisce. D’altronde, uno che diventa capocannoniere in 3 Paesi diversi con 3 squadre diverse non è proprio l’ultimo dei peggiori. 

E c’è un record in particolare che lo “divinizza” ancora di più: 772 reti contate in tutte le partite ufficiali. Secondo miglior marcatore nella storia del calcio. Meglio di lui solo il ceco Josef Bican. 

Tutto ciò avrebbe fatto presagire una carriera top e in effetti per un periodo determinato di tempo così è stata. Eppure Romário forse poteva fare ancora meglio, a maggior ragione considerando le spropositate qualità a disposizione. Bene, ma forse non proprio benissimo. Non lo sapremo mai, ma il mito verdeoro resta a prescindere.

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Il nostro post dedicato al mitico campione brasiliano Romário termina qui. Alla prossima con i post dedicati ai calciatori che hanno la storia del calcio a cura di Campioni Calcio!

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