Lev Yashin: la storia del portiere più forte di tutti i tempi

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Lev Yashin: la storia del portiere sovietico più forte di sempre su Campioni Calcio

Lo scopo del gioco del calcio è buttare la palla dentro la porta avversaria, ma anche impedire che la stessa cosa accada dall’altro lato. Per questo esiste il ruolo del portiere. Un elemento essenziale del gioco troppo spesso bistrattato e mai seriamente considerato a dovere. Eppure ha la sua grande importanza. Il più grande portiere di tutti i tempi, secondo la critica e l’opinione pubblica calcistica, si chiama Lev Yashin (o Jašin).

Un nome che ai tanti dirà poco o nulla, ma è stato un autentico mostro della porta. Non tutti lo hanno visto giocare, ma unanimi sono concordi sulle elevate abilità tecniche e atletiche.

 

Gli inizi di Yashin

Lev Yashin nasce il 22 ottobre del 1929 da una famiglia di operai dell’industria pesante. Lev inizia subito a lavorare in fabbrica a 14 anni, durante la II Guerra Mondiale, per rimpiazzare i colleghi più anziani impegnati al fronte.

Le sue qualità di portiere si evidenziano subito, vista la prontezza di riflessi con cui il giovane Jašin riusciva ad afferrare al volo bulloni e altri oggetti che i suoi compagni di fabbrica gli tiravano per gioco.

Per buona parte della sua carriera calcistica, Jašin ha percepito uno stipendio mensile equivalente a quello di un insegnante di educazione fisica, fino ad arrivare, all’apice della carriera, a guadagnare 200 rubli al mese. Questo perchè gli sportivi venivano retribuiti dal regime e non potevano guadagnare moltissimo.

Lev Yashin una vita nella Dinamo Mosca

La carriera di Lev Yashin è contrassegnata da una sola e unica squadra. Dal 1949 al 1971, il portiere di nazionalità sovietica disputa 326 partite con la maglia della Dinamo Mosca. Durante il suo lungo periodo di militanza tra i pali della Dinamo subisce soltanto 220 gol. Una media mostruosa per un portiere. Le soddisfazioni personali si abbinano naturalmente ai numerosi successi conseguiti sul campo con la propria squadra. Si segnalano, in questo senso, 5 titoli vinti e 3 Coppe dell’URSS, oltre a diversi secondi posti. 

E pensare che prima di diventare portiere di calcio, Lev Jašin sceglie la carriera da hockeista sul ghiaccio, una passione mai negata. Ma non dura molto. Nonostante ciò, con la squadra di hockey della Dinamo Mosca riusce comunque a portare a casa una Coppa sovietica nel 1953. Le sue grandi e indiscutibili qualità si vedevano già da lì. Ben presto ci si accorge che il suo vero sport era un altro e non l’hockey.

Lev Yashin: il primo portiere a vincere il Pallone d’Oro nel 1963

Il 1963 è l’anno dell’affermazione più elevata di un portiere considerato il più forte nella storia del calcio. Jašin vince il pallone d’oro, uno dei titoli più prestigiosi per un singolo calciatore, classificandosi davanti a campionissimi come Gianni Rivera, Eusebio, Bobby Charlton. L’unico portiere pallone d’oro della storia quindi, un primato ancora oggi non scalfito da nessun altro. In quell’anno subì appena 6 reti in 27 partite, a testimonianza di un’autentica saracinesca messa davanti alla porta che avvantaggiava non poco la Dinamo Mosca.

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Lev Yashin in nazionale

Anche nella Nazionale sovietica il portiere “Ragno Nero”, così come veniva soprannominato per la divisa completamente nera indossata in ogni partita, ha modo di mettersi in mostra, vincendo addirittura un’Olimpiade nel 1956.

Ottiene anche il primo posto con la sua Nazionale agli Europei del 1960 in Francia e un secondo posto successivamente, oltre che un quarto posto al Mondiale del 1966. Nella competizione in questione viene eletto miglior portiere.

Nell’Europeo vinto sono soltanto 2 i gol incassati in totale. Con la sua nazionale ha disputato 74 gare con appena 68 gol subiti. Numeri che danno la dimensione reale di chi sia stato Jašin.

Il ritiro di Lev Yashin

Il ritiro dal calcio giocato giunge a 41 anni nel 1971. Lo stadio Lenin di Mosca, luogo prescelto per celebrare la sua partita di addio, è pieno in ogni ordine di posti.

Oltre 100.000 spettatori presenti per salutare il Ragno Nero. Una menzione in particolare va fatta per i calci di rigore, di cui è autentico fuoriclasse: ne ha parati più di 80 in carriera. 

stadio lenin mosca

Yashin portiere di nuova scuola

Jašin può considerarsi un vero proprio innovatore nella concezione tradizionale del ruolo del portiere. In grado di guidare la sua linea difensiva, partecipa attivamente al gioco di squadra. Una sorta di antesignano di ciò che sarebbe arrivato poi fino ai giorni nostri, vale a dire la figura del cosiddetto “portiere moderno”.

Comandare la difesa e rilanciare il contropiede della propria squadra tra i suoi punti di forza del mestiere. Riduttivo fermarsi alle sue grandi parate. E’ molto di più. 

I vizi di Yashin e la morte

Egli, prima di ogni partita, ama sempre fumare una sigaretta e sorseggiare un drink.

In un anno cambiava al massimo 3 maglie di gioco, ma solo perché si consumavano ad un certo punto e non sono più utilizzabili. La sua vita privata e familiare non è in linea con una vita calcistica, a dir poco soddisfacente e gloriosa.

Nel 1985 subisce persino l’amputazione di una gamba e gli viene diagnosticato un cancro allo stomaco.

Muore il 20 marzo 1990 all’età di 60 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore e negli occhi degli appassionati.

Una vita piena di premi per Jašin

Nel 1967 viene insignito dell’Ordine di Lenin, la più alta onorificenza sovietica. Ma non è finita assolutamente qua. Ne arriveranno altri. Il 2 ottobre del 1978, l’astronoma ucraina Ljudmyla Zuravlova scopre un asteroide e lo chiama 3442 Jašin. Una chiara ed inequivocabile dedica.

Nel 1986 riceve l’Ordine Olimpico direttamente dal CIO e due anni dopo la FIFA gli assegna l’Ordine al Merito, la massima onorificenza dell’organismo calcistico mondiale.

Viene premiato anche con la medaglia di Eroe del lavoro socialista nel 1989.

Nel 1994, a nome della FIFA gli viene dedicato un premio, dopo la sua morte, intitolato “Premio Jašin” da assegnare al miglior portiere dei Mondiali.

Il riconoscimento più prestigioso a livello personale, al di là del Pallone d’Oro, proviene dall’IFFHS, Istituto Internazionale di Storia e Statistica sul Calcio, che lo proclama come miglior portiere del XX secolo. 

Con i suoi 189 cm di leggenda della porta, in grado di ipnotizzare letteralmente gli attaccanti avversari.

Lev Jašin ha costruito la sua intera carriera sull’esplosività tra i pali, abbinata ad una potenza fisica di grande spessore che lo rendeva alquanto pauroso agli occhi degli altri sul campo.

Le parole di Sandro Mazzola al termine di un Italia-Urss del novembre 1963, da questo punto di vista, descrivono in maniera emblematica l’effetto che il portiere sovietico incuteva. Bastava quel fisico lì per andare in apprensione: 

Jašin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra, potevo tirare dall’altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Jašin”.

Conclusioni

L’uomo venuto da Mosca e che ha agguantato la gloria con le sue mani da ragno nero.

Il Ragno Nero o muro sovietico, chiamatelo come volete, è stato il portiere più forte nella storia del calcio. Zoff, Buffon e tanti altri sono nomi altrettanto altisonanti, ma ciò che ha sfoderato lui nel corso della sua carriera, con i suoi interventi, spesso e volentieri decisivi e determinanti, è difficilmente descrivibile anche da chi l’ha raccontato e visto con i propri occhi.

Il passato da leggenda non si cancella e vive ancora nell’epoca attuale. Vivrà come la più grande eredità calcistica lasciata da un portiere, ancora oggi.

Vi lasciamo al video con i migliori salvataggi di Lev Yashin, il portiere più forte di tutti i tempi!

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2 Commenti

  1. […] Il ruolo del portiere ha un’importanza spesso sottovalutata, ma di fatto decisiva ai fini del rendimento di una squadra. Un ruolo delicato che richiede non soltanto abilità tecniche, ma anche e soprattutto mentali. Nel calcio, così come nella vita, esistono muri invalicabili. Nella fattispecie uno di questi si chiama Dino Zoff. Parliamo di un autentico mito italiano, tra i più grandi portieri in assoluto, se non il più forte. Questione di opinioni e punti di vista. […]