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Peter Schmeichel, bio del portiere danese del Manchester Utd

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Peter Schmeichel, bio del portiere danese del Manchester Utd, nel post a cura di Campioni Calcio

Il numero 1 dei numeri 1 per eccellenza. Uno più forti della sua generazione. Peter Schmeichel è stato questo e molto altro per il mondo del calcio. Fonte di ispirazione per i portieri che dagli anni ’90 in poi hanno interpretato un ruolo così delicato e speciale allo stesso tempo.

Unitamente a qualità tecniche e fisiche, le qualità caratteriali spiccavano in maniera particolare nel danese. Ciò che, poi, si rivede in minima parte nel figlio Kasper, idolo di tanti giovanissimi.

In questo post a cura di Campioni Calcio andiamo a vedere insieme la storia e la carriera di Peter Schmeichel, iconico portiere del Manchester UTD. Bentornati sul nostro portale!

Peter Schmeichel in patria

Peter Bolesław Schmeichel nasce a Gladsaxe, Danimarca, il 18 novembre del 1963. Inizia la sua carriera nel 1981 nella squadra del Gladsaxe Hero. Ci pensa l’allenatore dell’epoca, Hansen, a svezzarlo e a fargli guadagnare, sin da giovanissimo, le prime pagine locali.

Se ne parla subito un gran bene di questo portiere, che esordisce nella Serie A svedese a partire dal 1983, all’età di 20 anni. Gioca per lo Hvidovre, squadra dell’omonima città danese.

Per 3 anni si costruisce una reputazione tale da essere prelevato dal Brondby, che in Danimarca vale quanto un’Inter o una Juventus in Italia. Un club prestigioso dal quale far partire la scalata verso la gloria e, infatti, così è. 

Con questa maglia mette in bacheca 4 campionati nazionali in 5 anni di militanza. La semifinale di Coppa Uefa come punto di arrivo europeo nella stagione 1990/91. Anzi, punto di partenza, considerando quello che poi accadrà negli anni successivi. 

Perché, come vedremo, con la nazionale riuscirà a entrare nella storia e nella leggenda.  

Peter Schmeichel al Manchester United

Il 1991 è l’anno di svolta nella carriera di Peter Schmeichel. Ormai in Danimarca è considerato il migliore in assoluto nel suo ruolo e le migliori società europee fanno a gara per ingaggiarlo. Questa corsa la vince il Manchester United, uno dei club più europei più forti. Lo acquista per mezzo milione di sterline. Lì esporta l’immagine da idolo costruitasi in Danimarca e diviene un perno imprescindibile della porta e della squadra.

Sotto l’ala protettiva di Sir Alex Ferguson diventa uno dei massimi esponenti dei portieri in tutta la storia della Premier League. Fino al 1999 con i Red Devils conquista il tetto d’Inghilterra e del mondo.

I trofei si sprecano. In totale sono 5 Premier League, 3 Coppe d’Inghilterra, 4 Charity Shield, 1 Coppa di Lega inglese, 1 Supercoppa europea, 1 Champions League. Quest’ultimo, probabilmente, il punto più alto mai raggiunto con quella celebre finalissima da rimonta perpetrata ai danni del Bayern Monaco nei minuti finali. 

Una partita rimasta memorabile nel cuore di tutti gli appassionati di calcio grazie anche alle sue prestazioni. Di fatto, l’ultima apparizione in ordine di tempo prima di lasciare definitivamente Sir Alex e compagnia.

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Peter Schmeichel allo Sporting Lisbona

Dopo aver vinto praticamente tutto o quasi al Manchester United, per Schmeichel si aprono le porte del Portogallo, sponda Sporting Lisbona. Qui mette a disposizione del pubblico portoghese gli ultimi scampoli di classe dal 1999 al 2001. Consegue 1 campionato nazionale e 1 Supercoppa portoghese. Non male per un calciatore che, seppur portiere, è praticamente a fine carriera. 

Peter Schmeichel a fine carriera

Il ritorno in Premier si concretizza nel 2001, precisamente all’Aston Villa. Sente troppo la nostalgia della sua seconda casa. Nonostante passi qui soltanto una stagione, il danese entra di diritto nella storia del club e del campionato, segnando la prima rete di un portiere in assoluto. Proprio per non farsi mancare nulla. Passa all’altra sponda di Manchester, il City, nella stagione 2002/2003. Laddove chiude definitivamente la carriera a 40 anni suonati.

Peter Schmeichel in Nazionale

Peter Schmeichel ha espresso il meglio del suo potenziale non solo a livello di club, ma anche in Nazionale. È primo nella classifica dei calciatori con più presenze, pari a 129. 

Dal 1988 al 1998 partecipa attivamente a tutte le competizioni ufficiali, a prescindere che fossero Europei o Mondiali. Uno dei protagonisti assoluti di quel titolo continentale del 1992 da almanacco del calcio. Europei a cui la sua Nazionale non avrebbe neanche dovuto partecipare, ma questa è un’altra storia. La Danimarca ’92 è un team che, ancora oggi, viene ricordato da tutti gli amanti del calcio.

danimarca campione d'europa 1992

Lo stesso contesto all’interno del quale para un rigore ad un certo Marco Van Basten nella lotteria che vide primeggiare la squadra danese, tanto per celebrarne la grandezza apicale. A seguire prestazioni da cineteca che potevano concludersi solamente con un degno riconoscimento, vale a dire l’inserimento nella Hall of fame della selezione danese. Per anni è stato idolo indiscusso in patria e fonte di ispirazione per tanti ragazzi in procinto di giocare a calcio, non soltanto in porta. Attualmente risulta essere molto attivo a livello televisivo in veste di conduttore e ambasciatore del calcio danese.