Paolo Rossi, biografia di Pablito

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paolo rossi mondiale '82

Paolo Rossi, biografia di Pablito, eroe del Mondiale ‘82 nel post di Campioni Calcio

Puoi segnare 3 goal al Brasile di Zico, Falcao e Socrates? Se ti chiami Paolo Rossi, e sei ‘Pablito’, attaccante della Nazionale Italiana campione del Mondo ’82, certo che puoi.

In questa biografia parleremo di uno degli attaccanti di razza più forti della storia del calcio italiano. Che ha segnato un’epoca e una generazione in maniera indelebile.

Facendo esultare persino il compianto Sandro Pertini e segnando alcuni piccoli record.

Paolo Rossi, gli inizi di Pablito

Paolo Rossi nasce nel 1956, a Prato, il 23 settembre. Le sue qualità cominciano già a emergere nel Santa Lucia, una squadra di quartiere proprio della città toscana dove è nato. Dopo un breve passaggio tra Ambrosiana e Cattolica Virtus, altre due squadre ‘minori’, a 16 anni avviene il grande salto: la Juventus si accorge di lui e lo inserisce nel settore giovanile.

Nasce una piccola discussione in famiglia ma alla fine i genitori lo lasciano partire. E mai scelta fu più azzeccata. Ma, come tutti i grandi campioni (da Roberto Baggio a Ronaldo il Fenomeno), è come se ci fosse un beffardo, triste, atroce destino scritto: non sei un top se non subisci infortuni gravi.

E, poco tempo arrivato alla Juventus, subisce degli infortuni più o meno gravi. Che, però, non gli vietano di esordire 1º maggio 1974, non ancora maggiorenne.

Paolo Rossi è bravo ma, come tutti, ha bisogno di giocare e, quindi, i bianconeri lo cedono in compartecipazione al Como dopo due apparizioni in coppa Italia.

Qui però le cose non vanno bene: dopo l’esordio in Serie A datato 9 novembre 1975, in occasione della sconfitta esterna contro il Perugia, Paolo Rossi scende in campo soltanto per altre cinque volte nell’arco di quel torneo, chiuso con la retrocessione dei lariani, senza riuscire nemmeno ad andare a segno.

Viene ceduto così al Vicenza, dove nasce il mito di Pablito..

paolo rossi como

Paolo Rossi al Vicenza

Ad agosto del 1976 passa, quindi, al Vicenza, dove trova Giovan Battista Fabbri, un allenatore decisivo per lui. In serie B, al primo anno, diventa subito capocannoniere segnando 21 reti. Dopo un aumento di ingaggio e la decisione della Juventus di non puntare su di lui, resta in Veneto anche in serie A, l’anno successivo.

E anche nella massima serie diviene il capocannoniere. Dopo un inizio non esaltante – ma ci può stare, essendo al suo primo anno in A da titolare – il Vicenza, grazie alle sue 24 reti, finisce addirittura secondo. 

È l’anno del Mondiale in Argentina, ‘famoso’ per l’esclusione di Maradona dall’elenco dei convocati proprio della squadra biancoceleste. Ma Beazort non fa lo stesso errore di Menotti e i calciatori forti li porta con sé: Paolo Rossi fa parte della lista di coloro che vestiranno la maglia dell’Italia.

La Juventus capisce l’errore e nell’estate del ’78 si batte per riavere il calciatore.

Non trova l’accordo con il Vicenza per risolvere la comproprietà e si va alle buste: vince la squadra biancorossa. Il Presidente ha sborsato più di 2 miliardi, scatenando un putiferio.

Nel ’79 il Vicenza scende in serie B, dopo il secondo posto del campionato 1977/78. Paolo Rossi, nonostante un grave infortunio, segna 15 reti ma non bastano.

Sono 108 gare totali e 66 i gol segnati con la maglia del Vicenza.

paolo rossi vicenza

Paolo Rossi al Perugia

Paolo Rossi, quindi, va al Perugia, dopo aver rifiutato Napoli (scatenando l’ira dei tifosi azzurri che in 90.000 si recano al San Paolo per fischiarlo).

Il suo rifiuto che viene così spiegato:

“No grazie, per me viene prima la vita e poi la professione, il calcio. E se devo invertire l’ordine delle cose ci devo pensare non una ma cento volte. Che vengo a fare a Napoli, il salvatore della patria? Con la gente che, me lo raccontava Sivori tempo fa, mi compra le sigarette e dorme per strada sotto casa mia, per vegliarmi: sono molto cari, ma non sono la persona giusta. Io posso offrire la mia personalità in campo, posso offrire calcio, ma da voi questo non basterebbe».

A Perugia disputa un buon campionato ma viene coinvolto nello scandalo del calcioscommesse. Riesce a segnare, comunque, ben 13 reti in 28 partite e, nonostante abbia giocato meno partite, alla fine finisce terzo nella classifica cannonieri.

Pablito ha sempre negato la sua partecipazione attiva al calcioscommesse, tenendosi fuori da ogni responsabilità. La partita incriminata sarebbe Avellino-Perugia, dove lui segna due goal.

In ogni caso, però, viene comunque squalificato e ‘salta’ l’Europeo 1980. Avrebbe dovuto saltare anche il Mondiale ’82 ma la squalifica gli viene ridotta proprio per far sì che Paolo Rossi possa prendere parte alla massima manifestazione calcistica.

paolo rossi perugia

Paolo Rossi alla Juventus

Paolo Rossi, formalmente, nel 1982 è anche Campione d’Italia, giocando le ultime tre partite con la maglia della Juventus. In quello stesso anno, complice anche il Mondiale ’82, vince anche il Pallone d’Oro (uno dei pochi italiani a vincere questo premio).

Con 13 goal segnati, vince da protagonista il campionato 1982/83 sempre con la maglia bianconera. A livello europeo, si aggiudica anche la Coppa delle Coppe. Non è sazio. E allora due anni dopo, stagione 1984/85, vince la Coppa dei Campioni (quella della strage del’Heysel) e la Supercoppa Europea, battendo in entrambe le occasioni il Liverpool.

Con la maglia della Juventus segnerà 24 reti in 83 presenze di campionato, mentre in totale sono 138 partite con 44 gol totali.

paolo rossi juventus

Paolo Rossi al Milan e Verona

Dopo la parentesi con la maglia della Juventus, si accasa prima al Milan e poi al Verona. Complice gli infortuni e l’età (al Milan ha 30 anni che, per l’epoca, non è poco) con i rossoneri non emerge, se non per una doppietta al derby. Tra l’altro, sono le uniche due reti segnate con i rossoneri.

Nella stagione 1986/87, infine, chiude al Verona, totalizzando 4 reti in 20 partite. Peraltro, tre sono su rigore. In ogni caso, riesce a far piazzare la squadra veneta in Coppa UEFA.

paolo rossi milan

Paolo Rossi in Nazionale

Moltissimi, ovviamente, ricordano Paolo Rossi per il Mondiale 1982. Ma, comunque, anche nell’edizione precedente si fa notare. Sempre sotto la guida di Beazort, segna tre reti – due nella prima fase e una nella seconda – più un assist contro i padroni di casa dell’Argentina. Finisce quarto al Mondiale Argentina ’78, dopo la sconfitta contro l’Olanda. Un mondiale comunque giocato da protagonisti, battendo l’Argentina nel girone (che vincerà in quell’edizione), Francia e Ungheria. 

Il Mondiale 1982, però, è quello della sua esaltazione. Sì, perché nonostante venisse dalla squalifica e nonostante Pruzzo sia il capocannoniere dei due anni precedenti, Beazort convoca Pablito e non l’attaccante della Roma. Scatenando tantissime polemiche.

Il ct, però, va avanti per la sua strada e nelle prime tre gare, non segna nemmeno una rete. L’Italia va avanti grazie alla differenza reti.

All’improvviso, però, Paolo Rossi ricorda di essere un grande centravanti contro il Brasile. Segna una tripletta contro i favoriti del torneo e l’Italia vince 3 a 2. Arriva in semifinale e fa altre due reti contro la Polonia.

Poteva mai mancare il suo sigillo in finale? Certo che no! Nel 3 a 1 contro la Germania Ovest, il primo goal è il suo. 

Viene convocato anche quattro anni dopo, per il Mondiale 1986 ma praticamente non gioca mai. Il mister resta Beazort ma, ormai, l’età passa per tutti e gioca Galderisi al suo posto.

Con l’Italia gioca un totale di 48 presenze con 20 gol segnati.

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Paolo Rossi dopo il ritiro

Dopo il ritiro dai campi di calcio, Paolo Rossi rimane comunque nel mondo del calcio. Ospite di diverse trasmissioni sportive, è stato presidente onorario del Santa Lucia e dal 2018 è ambasciatore del Vicenza calcio nonché membro indipendente del consiglio di amministrazione.

Non mancano, inoltre, attività benefiche. Si cimenta, per beneficenza, anche nel canto e diviene per un anno testimonial del FAO, al fine di combattere la fame nel mondo.

Inoltre, è testimonial della manifestazione ‘Un mese per l’affido’, per incentivare le adozioni. Prende parte anche a diversi tornei di beneficenza. 

Scrive due autobiografie e non mancano scritti, ricordi, perfino canzoni che ricordano Pabito, spentosi il 9 dicembre 2020 a soli 64 anni, poche settimane dopo la morte di Diego Armando Maradona.