Mario Corso, l’artista della famosa punizione a “foglia morta”

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Mario Corso, l’artista della famosa punizione a “foglia morta” nel post di Campioni Calcio

Purtroppo ci ha lasciato uno dei geni indiscussi del calcio italiano e non solo: infatti è morto all’età di 78 anni Mario Corso, centrocampista della Grande Inter di Helenio Herrera. Era ricoverato da tempo in ospedale e stamane è stata data la notizia della sua scomparsa. Domani sui campi da gioco sarà osservato un minuto di raccoglimento per ricordare l’artista della punizione a foglia morta, divenuto uno dei suoi colpi migliori.

Con l’Inter ha vinto tutto, mentre in Nazionale non riuscì invece a ripetersi non partecipando a Mondiali ed Europei.

Un grande del calcio se ne va e noi di Campioni Calcio vogliamo omaggiarlo con questo post che ripercorre tutte le tappe della vita di Mariolino Corso.

mario corso inter

Mario Corso, introduzione

Italia fucina di grandi talenti. La nostra nazione è sempre stata all’avanguardia dal punto di vista della predisposizione e dell’inclinazione calcistica. Qui da noi, lo sappiamo, il calcio è seguito da milioni e milioni di persone e, spesso e volentieri, si caratterizza molto più come semplice sport.

Scandisce, di fatto, le nostre giornate e diventa fenomeno di costume, oltre che fenomeno milionario attraverso cui girano un sacco di soldi, soprattutto in riferimento al calcio moderno. Ma il calcio di una volta, da questo punto di vista e da tanti altri, era assolutamente diverso. Si poneva in totale opposizione.

L’approccio a questo sport era molto più passionale e molto meno legato ai risultati e alle chiacchiere polemiche e tendenziose. Si viveva per il calcio, ma senza farne acredine intorno ad esso. Certi calciatori sono rimasti nel cuore dei tifosi perché molto più che calciatori. In primis, grandi uomini.

Mario Corso un esempio emblematico da questo punto di vista. Calciatore d’altri tempi che ai più giovani non dirà nulla, ma che rappresenta un pezzo consistente nella storia del calcio italiano, quello considerato antico, per intenderci. Vi facciamo capire meglio di chi stiamo parlando.

Mario Corso, una vita all’Inter

Mario Corsi è nato a San Michele Extra, quartiere periferico di Verona, il 25 agosto del 1941. Inizia a giocare con l’Azzurra Verona, poi all’Audace San Michele. Viene acquistato dall’Inter nel 1958 per la cifra simbolica di 9 milioni di lire, mentre per lui uno stipendio di 70.000 lire al mese. Insomma una favola e storie d’altri tempi.

Mario Corso si lega ad una sola ed unica squadra. Nel suo caso l’Inter. In maglia nerazzurra ha giocato dal 1958 al 1973. Non è uno che segna molto, anche se quasi 100 gol in più di 500 partite per tanti significherebbe segnare molto, a maggior ragione se parliamo di uno che di ruolo faceva il centrocampista o l’ala, secondo la concezione moderna. 

Il suo compagno di squadra Carlo Tagnin, una volta ha dichiarato:

Quando Suárez era in forma sapevamo di non perdere, ma quando Corso era in forma sapevamo di vincere.

Dell’Inter è stato un’autentica bandiera, vincendo 4 campionati, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Uno dei pilastri di quella Grande Inter allenata da un certo Helenio Herrera, considerata una delle squadre più forti di sempre a livello globale. 

Con l’Inter gioca un totale di 514 gare mettendo a segno 96 reti totali.

mario corso

Mario Corso al Genoa

Tuttavia, la sua carriera non si è conclusa in nerazzurro, ma al Genoa. Quella parentesi finale gli costa però la rottura della tibia e lo fa riflettere sulla possibilità di lasciare il calcio e ritirarsi, come effettivamente accade qualche anno dopo, precisamente nel 1975. 

Con il Genoa gioca il primo campionato di A, giocando un totale di 23 gare con tre gol realizzati, ma non riesce ad evitare la retrocessione della sua squadra. Il secondo anno in B con i grifoni gioca solo tre gare per poi dire stop al calcio giocato per intraprendere la carriera di allenatore.

mario corso genoa

Mariolino Corso male in Nazionale

Con la maglia dell’Italia, Mariolino Corso fa ben poco visto il talento smisurato. Soltanto 4 reti in 23 partite ufficiali, senza peraltro mai partecipare ad alcuna competizione continentale e intercontinentale ufficiale con la sua nazionale.

L’esordio nel 1961 e l’ultima sua partita 10 anni dopo, nel 1971.

In generale nel contesto azzurro si è fatto poco rispettare, calcisticamente parlando, e non ha lasciato grosse tracce, per usare un eufemismo, anche se questo non intacca il grande talento che aveva a disposizione.

mario corso italia

Corso da allenatore

Finita la carriera da calciatore, si aprono per lui le porte di una nuova vita da allenatore.

Inizia al Napoli all’inizio degli anni ’80, dove vince il campionato Primavera e apre questa sua nuova carriera sotto i migliori auspici. Passa per Lecce e Catanzaro prima di tornare in veste diversa al suo unico grande amore, l’Inter.

Il ritorno del figliol prodigo si traduce con l’opportunità di allenare la prima squadra nella stagione 1985/1986, conclusasi al sesto posto finale. Passato alla storia per essere stato il primo allenatore ad infliggere la sconfitta nel derby al Milan di Silvio Berlusconi, appena insediatosi come proprietario della società rossonera, in quel famoso aprile 1986.

Porta il Mantova in Serie C2 nel 1988, conduce alla salvezza il Barletta nel 1990 in Serie B e allena il Verona in accoppiata con Nils Liedholm nel 1992.

Dopodiché finiscono le sue esperienze da allenatore e iniziano quelle da osservatore dell’Inter.

mario corso allenatore

Conclusioni

Mario Corso è stato un grande calciatore, spesso e volentieri sottovalutato perché è riuscito a sfondare più nelle squadre di club rispetto alla Nazionale.

Mandrake, così com’era soprannominato, oggi verrebbe considerato un’ala sinistra o tipicamente un trequartista di quelli che non hanno una posizione definita sul campo, ma svariano per tutto il fronte. Molto abile nei calci di punizione, una sua peculiarità.

Gianni Brera lo ribattezzò “participio passato del verbo correre”, giocando chiaramente con il suo cognome. 

Facendo un paragone con un giocatore di un passato più recente, potrebbe essere considerato il Ryan Giggs dei tempi andati, con le dovute proporzioni ovviamente.

Venuto a mancare qualche giorno fa all’età di 78 anni. Doveroso celebrarne le gesta.

Mandrake resta negli annali del calcio italiano. Una vita in nerazzurro. Mandrake ci mancherà. Che riposi in pace tra gli altri grandi campioni che hanno dato prestigio al nostro calcio.

Vi lasciamo con un video delle sue migliori giocate. Alla prossima con Campioni di un Calcio Romantico, che forse non esiste più.

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