Marco Materazzi, storia del difensore di Perugia e Inter, protagonista del Mondiale 2006, nel post a cura di Campioni Calcio
Fare il difensore, tosto, arcigno e vigoroso, diventa roba per pochi. Una piccola schiera può permettersi di sfregiarsi di un certo tipo di gioco e reputazione. A questi appartiene certamente un campione del mondo assoluto come Marco Materazzi. Uno che nella sua carriera si è sempre distinto sotto questo profilo, accompagnando il tutto ad una certa vena realizzativa. Un difensore come non se ne trovano più in giro e che, nel calcio moderno, probabilmente avrebbe avuto diversi cartellini rossi in più.
Scopriamo qui la sua storia: bentornati su Campioni Calcio!
Marco Materazzi agli inizi
Marco Materazzi nasce a Lecce il 19 agosto del 1973. Conosciuto anche con il soprannome di Matrix, Materazzi è stato un centrale difensivo esponente di spicco della vecchia scuola all’italiana. Possente, ruvido, ma allo stesso tempo in grado di sfoderare un calcio da fermo invidiabile ad altri campioni. Non a caso si è ritrovato specialista rigorista.
La sua formazione calcistica inizia nel 1992 in una piccola squadra di Roma che gioca la Promozione, il Tor di Quinto. Fa tappa in Sicilia tra Marsala e Trapani per plasmare ulteriormente la sua identità.
L’Umbria, tuttavia, è nel suo destino. Il Perugia dell’allora presidente Luciano Gaucci mette gli occhi su questo corazziere di 193 cm. Disputa il campionato Primavera nella stagione 1996/1997.
Il prestito al Carpi dell’anno successivo risulta l’ultimo processo di formazione prima del grande salto in Serie A.
Marco Materazzi nella prima esperienza al Perugia
Gli umbri decidono di riportarlo alla base e di metterlo al centro del progetto tecnico. Esordio ufficiale tra i campioni il 2 febbraio 1997 contro l’Inter, colei che segnerà il futuro personale e professionale.
Passano solo due giornate di campionato e per Materazzi giunge il primo gol in carriera contro la Juve. Un 2-1 storico, nonostante la sconfitta rimediata.
La squadra finisce per retrocedere, ma il bottino personale è piuttosto invidiabile per un difensore: ben 7 reti totali.
La retrocessione in Serie B non scalfisce in alcun modo le certezze di Marco, titolare nella stagione successiva.
Marco Materazzi all’Everton
Si fa ulteriormente le ossa nel momento in cui si concretizza il trasferimento all’Everton. Anche in Inghilterra viene fuori il suo carattere e temperamento piuttosto irruento, al punto che in un anno accumula ben 4 espulsioni in 27 partite. E stiamo parlando di un calcio che lascia correre. Inoltre, nel campionato inglese non si vede ancora la sua vena realizzativa avendo segnato soltanto due reti in 33 gare ufficiali.
Marco Materazzi diviene un perno nel Perugia
Il richiamo dell’Italia, segnatamente del Perugia, è troppo forte. L’investimento oneroso, stavolta, ripagherà. Dalla stagione 2000/2001 Marco Materazzi diventa ufficialmente il capitano. Si può considerare, di fatto, la sua migliore annata, condita da 12 gol in campionato.
Con il Perugia gioca in totale 122 gare con 22 reti messe a segno.

Marco Materazzi all’Inter
Marco Materazzi è ormai un giocatore pronto, fatto. Arriva il momento di spiccare il volo in direzione Milano. Bussa alla porta dell’Inter e viene accolto trionfalmente. Porta tutto il suo vigore agonistico ai nerazzurri, affinando una certa tecnica di fondo.
Prima stagione avara di trofei. L’amaro in bocca resta per quel famoso 5 maggio 2001, scolpito tristemente nella memoria di ogni tifoso nerazzurro. C’era anche lui in quella circostanza.
In un certo senso lo stesso copione si ripete nella tornata successiva. Quella semifinale di Champions persa crudelmente contro i cugini del Milan grida ancora vendetta.
L’1 febbraio 2004 Marco Materazzi si rende protagonista, suo malgrado, di un episodio particolarmente sanguinoso. È proprio il caso di dirlo. Colpisce con un pugno il difensore del Siena Bruno Cirillo, procurandogli una lesione al labbro sanguinante. A causa di tutto questo si becca una squalifica di diverse giornate.
Tornerà a giocare soltanto a marzo. Una volta insediatosi Roberto Mancini sulla panchina nerazzurra Materazzi ci mette un po’ per creare un feeling con il proprio allenatore. Tanto è vero che i due fanno fatica a prendersi nelle prime battute.
Le cose cambiano dalla stagione post-Mondiale 2006. Grazie alle sue 10 reti in campionato l’azzurro pone un serio mattoncino, tra i tanti, per la conquista del tricolore con diverse giornate d’anticipo. Si distingue persino per un gol segnato in rovesciata in un match giocato contro il Messina.
L’addio di Mancini sconvolge, in un certo senso, le sue certezze nerazzurre. L’arrivo contemporaneo di José Mourinho dal 2008 non fa altro che accelerare ulteriormente questo processo. Sotto la guida del portoghese, tuttavia, si rinforza una bacheca già ricca di trofei precedenti con 5 Scudetti consecutivi, 1 Coppa Italia e la Champions League riconducibile al celebre triplete.
È il 2011 quando Materazzi decide ufficialmente di lasciare l’Inter, complice un rapporto con il tecnico Rafa Benitez mai decollato, dopo ben 10 anni di militanza.
Prima di salutare fa in tempo a portare a casa, tra le altre, 1 Coppa del mondo per club e 1 Coppa Italia.
Con i nerazzurri saranno 276 gare condite da 20 reti messe a segno.
Marco Materazzi a fine carriera
L’ultimo scorcio di carriera si svolge tra campo e panchina. Il doppio ruolo di allenatore e giocatore lo compie per gli indiani del Chennaiyin. Un ingresso trionfale anche lì, condito dalla vittoria del campionato nel 2015.
Marco Materazzi in Nazionale
Il nome di Marco Materazzi con la Nazionale azzurra è associato inevitabilmente alla mitica finale di Berlino 2006, Italia-Francia. La testata subita da Zinedine Zidane nell’occasione rappresenta la fotografia perfetta di un successo celebrato ancora oggi come leggenda.
Facendo un passo all’indietro si scopre che la sua carriera azzurra inizia nel momento in cui il ct Giovanni Trapattoni lo inserisce durante un’amichevole Italia-Sudafrica datata 2001.
Partecipa al Mondiale del 2002 e al successivo Euro 2004, ma senza imprimere più di tanto il suo marchio.
Questione ben diversa quando Marcello Lippi prende il posto del Trap. Al debutto con la Repubblica Ceca nel Mondiale tedesco subentra ad Alessandro Nesta e realizza il suo primo gol in maglia azzurra.
Percorso netto fino alla celebre notte di Berlino, dove, tra le altre cose, mette a segno uno dei rigori che spingono verso la gloria un’intera nazione.
La sbornia post-2006 viene smaltita con l’insediamento di Roberto Donadoni in panchina.
I problemi fisici ne limitano l’utilizzo fino agli Europei del 2008, dove raccoglie l’ultima presenza contro l’Olanda. Il rientro di Marcello Lippi non cambia la situazione e per Marco Materazzi, da quel momento in poi, si chiudono definitivamente le porte della Nazionale italiana.
Con la Nazionale saranno in totale 41 presenze e due reti messe a segno, di cui una proprio in finale di quel mondiale 2006, vinto dall’Italia.



