Kurt Hamrin, storia dell’ala-goleador svedese

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Kurt Hamrin, storia dell’ala-goleador svedese, finalista dei mondiali del ’58, nel post a cura di Campioni Calcio

Certi miti non muoiono mai. Restano per sempre nel cuore e nella memoria di tutti gli sportivi. Immortali, eterni come solo loro sanno essere. Il calcio di una volta, quello in bianco e nero, offre molti spunti in questo senso, spesso e volentieri dall’epilogo tragico.  Kurt Hamrin non è su questa terra dal 4 febbraio 2024. Probabilmente giocatori mitologici, epici come lui non ce ne sono più. Tra gli anni ’50 e ’70 ha incantato gli appassionati di calcio mondiale, anche italiani, con le sue memorabili giocate davanti al pubblico in visibilio.

In questo post a cura di Campioni Calcio ripercorriamo la storia e i numeri del centravanti Kurt Hamrin, protagonista della Fiorentina e finalista al mondiale del ’58, perso poi contro il Brasile di Pelè. Bentornati sul nostro portale!

Kurt Hamrin in Svezia

Kurt Roland Hamrin nasce nella capitale svedese Stoccolma il 19 novembre del 1934. Figlio di un imbianchino, da adolescente lavora come operaio. Ma la sua passione è sicuramente il calcio, nello specifico quello d’attacco. Kurt è un’ala destra vecchio stampo, che amava dribblare e strappare sul lungo gli avversari. Grande abilità di tiro e veloce come pochi. Soprannominato l’Uccellino per il modo quasi delicato di stare in campo, aggraziato, ma un cecchino infallibile allo stesso tempo, grazie al suo essere ambidestro.

Le nuove generazioni possono solo averne sentito parlare tra filmati e documentari vari. Hamrin inizia a giocare a calcio nelle fila dell’AIK Stoccolma. In prima squadra, tra i grandi, ci arriva a 19 anni e debutta in massima serie il 10 maggio del 1953.

In 4 anni di permanenza segnerà la bellezza di 54 gol in 63 partite. Una media realizzativa pazzesca per un ragazzo della sua età. Alla seconda stagione è già capocannoniere del campionato con 22 gol complessivi.

Parallelamente all’attività da calciatore, Hamrin svolge la professione di zincografo. Questo perché, a quei tempi, il campionato svedese non era riconosciuta come lega professionistica. Per questo motivo ogni calciatore doveva arrangiarsi da solo per arrotondare, in un certo senso. Lui mostra una certa versatilità anche su questo fronte.

Kurt Hamrin alla Juventus

Le sue performance, dentro e fuori dal campo, non sfuggono agli occhi italiani. In particolare, a mettere le mani su di lui è la Juventus del presidente Gianni Agnelli.

Alla proprietà costa circa 15mila dollari. Tantissimi, all’epoca. Al debutto in campo segna due gol alla Lazio che sembrano promettere bene per il prosieguo, ma il destino ha in mente qualcos’altro.

L’unica stagione giocata in bianconero è costernata di infortuni, specialmente alla caviglia, che ne minano notevolmente le prestazioni. A causa di ciò, la Juve lo “scarica”, preferendogli Omar Sivori, al Padova.

In totale gioca 23 presenze mettendo a referto otto reti.

hamrin juventus

Kurt Hamrin al Padova

Lì lo aspetta il tecnico Nereo Rocco, il quale lo ribattezzerà “Faina”. In un certo senso, ripaga le grosse aspettative, contribuendo in maniera sostanziale al terzo posto in campionato di fine stagione. È ancora oggi il miglior piazzamento di sempre per il Padova in Serie A.

In appena un anno di soggiorno calcistico in Veneto, Hamrin diventa l’idolo di sempre della tifoseria. Ancora oggi viene celebrato come uno dei più grandi, se non il più grande calciatore, che sia mai passato da quelle parti.

In 32 presenze segna 20 reti totali.

hamrin padova

Kurt Hamrin alla Fiorentina

Dopo il Padova si spalancano per lui le porte di Firenze e della viola Fiorentina. È proprio qui che costruisce le migliori fortune in carriera. L’unico rammarico, in 9 anni di militanza dal 1958 al 1967, resta il mancato raggiungimento del titolo di campione d’Italia. Per due volte ha chiuso la stagione al secondo posto, senza mai riuscire a fare il grande salto. La concorrenza spietata di altri grandi club non glielo ha mai permesso.

In ogni caso, non sono mancati i trofei portati a casa da Hamrin, tra cui 2 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa delle Alpi e 1 Coppa Mitropa.

Con 151 reti complessive realizzate in 289 apparizioni in maglia viola, l’attaccante svedese è stato per tantissimo tempo il miglior realizzatore di sempre della Fiorentina in Serie A. A spodestarlo dal trono ci ha pensato negli anni a venire un altro grande bomber come Gabriel Omar Batistuta, precisamente nel 2000.

Vanta un record personale ancora oggi rimasto imbattuto, segnando ben 5 gol in una singola trasferta in Serie A. Nello specifico il riferimento è a quell’Atalanta-Fiorentina conclusasi 1-7 e giocata il 2 febbraio del 1964.

Per Hamrin in maglia gigliata saranno in totale 362 partite con 208 gol realizzati tra campionato e coppe. Numeri da capogiro che ne fanno uno dei cannonieri più prolifici di tutti i tempi in serie A.

Kurt Hamrin al Milan e al Napoli, fino all’addio al calcio giocato a Stoccolma

L’apice della carriera, tuttavia, non si era esaurito completamente. Prima gli spetta il passaggio al Milan, dove consegue 1 Scudetto e 1 Coppa delle Coppe nell’annata 1968. Ciliegina sulla torta la Coppa dei Campioni agguantata l’anno successivo, prima per il Diavolo. 

In rossonero saranno 61 le presenze con 17 reti messe a referto. 

Parabola discendente avviata nel momento in cui si trasferisce al Napoli per due stagioni, dal 1969 al 1971, senza lasciare traccia più di tanto, con 34 partite e tre reti messe a segno, che comunque gli consentono di arrivare a quota 190 reti in carriera in A.

Segno del tempo che avanza e che lo porta a prendere la decisione più dolorosa: chiudere con il calcio giocato a partire dal 1972, indossando l’ultima maglia del IFK Stoccolma.

hamrin milan

Kurt Hamrin in Nazionale

Per Hamrin sono in totale 32 partite e 16 gol (un gol ogni due partite) accumulati con la Nazionale svedese. Il momento più alto raggiunto nel Mondiale 1958 con il titolo di capocannoniere della squadra.

In campo in quell’amara finale persa 5-2 al cospetto del Brasile di Pelé. Grazie anche e soprattutto a quel Mondiale si piazza al quarto posto nella graduatoria speciale del Pallone d’oro di quella stagione. Ultima gara disputata con la Svezia contro la Germania Ovest e valevole per le qualificazioni mondiali del ’66.

Muore nel febbraio 2024 proprio nella sua Firenze, dove lascia un pezzo di cuore, oltre che gli onori per aver contribuito in maniera determinante alle principali vittorie di sempre della società gigliata.

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