Just Fontaine: biografia dell’attaccante recordman dei mondiali

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Just Fontaine: biografia dell’attaccante nel post a cura di Campione Calcio

Il calcio moderno attraversa fasi di grande splendore, dettate anche e soprattutto dalla presenza di campioni affermati. In fondo, sono i calciatori che vanno in campo e fanno la differenza. Anche il calcio cosiddetto antico, di una volta, ha visto passare fior e fior di campioni che hanno scritto pagine memorabili. Tra questi c’è un certo Just Fontaine. Un nome che ai più giovani dirà poco o nulla, ma, invece, a quelli che hanno più di qualche capello bianco in più dirà tanto eccome.

Just Fontaine è un’autentica leggenda del calcio francese e si capisce bene il perché. Vediamolo qui nel post a cura di Campioni Calcio!

Gli inizi e i record di Just Fontaine

Just Fontaine nasce a Casablanca il 18 agosto 1933. Di fatto, origini marocchine, ma passaporto francese. Una vita ai limiti della gloria e oltre quella vissuta da codesto ex allenatore di calcio e attaccante della Francia.

Basterebbe dire che è il calciatore che ha realizzato più gol durante un Mondiale di calcio. Questa piccola grande statistica dà già la dimensione di chi si sta parlando. Precisamente, riesce nell’impresa di segnare ben 13 gol durante l’edizione Mondiale del 1958 in Svezia.

In quella stessa competizione riesce in un’altra impresa altrettanto memorabile: conseguire il record di reti in una sola partita (4 reti alla Germania Ovest). Ha la media gol più alta nella storia dei Mondiali ancora oggi, se non fosse che davanti a lui c’è un certo Kocsis, ungherese che ha fatto ancora meglio.

Quando inizia la carriera di questo fenomenale calciatore?

Just Fontaine debutta nelle fila della squadra locale di Casablanca, l’US Casablanca, nel 1950. Segna una quantità di gol impressionante in termini di qualità tra i professionisti in patria, al punto da essere notato sin da subito da una squadra francese, il Nizza.

L’ascesa di Just Fontaine

Il Nizza se lo aggiudica e se lo porta a casa a partire dal 1953. Si capisce sin da subito che l’affare era produttivo sotto tutti i punti di vista. Da qui inizia l’ascesa da stella promettente, da ragazzino terribile in grado di far tremare le difese avversarie anche solo con la sua presenza. Torna così nel suo Paese d’origine in veste di calciatore, affinando la tecnica e un senso tattico che apparivano ancora grezzo e tutto da plasmare.

Fatto questo, il gioco era fatto. Avrebbe potuto partecipare con la Francia anche ai Mondiali del 1954, ma non fecero in tempo a tesserarlo dall’Under 21.

Nel 1956 si concretizza il trasferimento record di Fontaine dal Nizza al Reims per la cifra di 105.000 franchi, un trasferiment costosissimo per l’epoca.

In quest’altra squadra francese avviene la definitiva consacrazione della leggenda che non perderà mai il vizio del gol. Tutt’altro. Vince 1 campionato e 1 Coppa di Francia nella stagione 1959/1960, divenendo anche capocannoniere con i suoi 28 gol.

Per caratteristiche tecniche e di posizionamento in campo, molti addetti ai lavori lo accostano ad una figura altrettanto leggendaria del calcio mondiale ed europeo, Gerd Müller. Entrambi goleador, entrambi cecchini in grado di destreggiarsi in qualsiasi tipo di gioco offensivo. L’opportunismo, da questo punto di vista, si pone come prerogativa cardine.

L’attacco della Nazionale francese sfoderato ai Mondiali del ’58 supera per numeri e prestazioni persino la mitica linea offensiva del Brasile composta da personaggi del calibro di Garrincha, Didì, Vavà, Pelé.

Quest’ultimo in persona lo incorona come miglior giocatore in quell’occasione. La Francia, che neanche sapeva di avere un talento così sopraffino tra le sue fila, scopre, invece, di avere un vero e proprio diamante calcistico tra le mani.

Just Fontaine va vicinissimo anche a conquistare persino la Coppa dei Campioni con il Reims nella stagione 1958-59, perdendo soltanto in finale contro il Real Madrid del monumento Di Stefano. Ma lui riesce comunque a lasciare il segno conquistando il titolo di capocannoniere.

La stella sembra essere in ascesa continua finché non incrocia sulla strada della gloria perenne un evento spiacevole che rappresenterà la svolta di una carriera, ma verso il basso. 

L’infortunio e il ritiro di Just Fontaine

Accade che il 20 marzo del 1960 un avversario di una squadra francese, il Sochaux, gli procura la frattura di tibia e perone della gamba sinistra durante uno scontro di gioco.

Da quel terribile infortunio, di fatto, non riesce più a riprendersi, tanto è vero che è costretto ad alzare bandiera bianca definitivamente nel luglio 1962: la carriera del mito finisce qui. 

Ha solo 29 anni quando arriva questo annuncio straziante per un intero popolo e per tanti appassionati di calcio. Ma i problemi fisici, di fatto, erano diventati troppo insormontabili per potergli far esprimere al meglio tutto lo spropositato talento posseduto.

In prima divisione francese l’ex attaccante ha segnato ben 165 reti in poco più di 10 anni di carriera. Ruolino di marcia che neanche i più grandi miti in assoluto hanno saputo ripercorrere. Media gol di 0.64 a partita.

La Francia perde un pezzo di storia in campo che con 27 gol in 20 presenze totali ha infiammato il cuore di ogni buon transalpino nel corso delle varie competizioni internazionali. 

Tutto ciò prima dell’arrivo di un certo Michel Platini e di tanti altri in via successiva che avrebbero finito per far tornare a sorridere ed estasiare, in senso calcistico, gli occhi dei tifosi.

Just Fontaine diventa allenatore

Tuttavia, egli non abbandona il mondo del calcio e si immerge subito in una nuova avventura da allenatore. Lo diviene dapprima allenando la Nazionale a partire dal 1967 per poi spostare le competenze acquisite nella squadra di club più importante da quelle parti, il Psg. Finisce per allenare il Tolosa e successivamente la Nazionale del Marocco, suo Paese d’origine. Precisamente dal 1979 al 1981.

Da allenatore non ha lasciato grossi sussulti e ricordi sul piano dei risultati e delle prestazioni, a differenza di quanto timbrato in veste di calciatore. Un vestito che di sicuro gli calzava maggiormente a pennello. 

Attualmente è nella lista della FIFA inerente i 125 migliori giocatori viventi sul pianeta. Un riconoscimento che da solo vale una dimensione inevitabilmente internazionale.

Magari i più giovani faticheranno a capire realmente di chi si parla, ma uno come lui è da inserire a prescindere nell’élite del calcio mondiale per il contributo determinante ai fini del massimo spettacolo. 

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