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Guglielmo Gabetto, storia della mitica ala del Grande Torino

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Guglielmo Gabetto, storia della mitica ala del Grande Torino, nel post a cura di Campioni Calcio

Tra le tante leggende che hanno reso grande il calcio italiano nel dopoguerra, Guglielmo Gabetto occupa un posto speciale. Elegante, tecnico e dotato di un fiuto del gol fuori dal comune, è stato uno dei protagonisti assoluti del Grande Torino, la squadra che incantò l’Italia intera prima della tragedia di Superga.

Ma la storia di Gabetto non comincia con i granata: è un viaggio che parte dalle giovanili della Juventus e attraversa due epoche del calcio italiano. Scopriamola insieme!

Lo stile di gioco: un’ala raffinata e letale

Gabetto non era un attaccante comune. A differenza di molte ali dell’epoca, che puntavano solo sulla velocità, univa alla rapidità un tocco di palla elegante e una visione di gioco da regista offensivo. Poteva giocare sia come ala destra che come centravanti, e spesso arretrava per partecipare alla costruzione dell’azione.

Dotato di un tiro preciso e potente, era implacabile negli ultimi sedici metri, ma ciò che lo rendeva unico era la capacità di leggere le situazioni di gioco: sapeva dove sarebbe finita la palla prima ancora che arrivasse.

I tifosi granata lo chiamavano affettuosamente “Gabe”, e lo consideravano uno dei simboli della rinascita sportiva del dopoguerra. Il suo atteggiamento in campo era sempre sobrio, mai arrogante, ma la sua personalità emergeva nei momenti decisivi.

Gli inizi alla Juventus

Guglielmo Gabetto nasce a Torino il 24 febbraio 1916. Fin da ragazzino mostra un talento naturale per il calcio, tanto che viene notato dagli osservatori della Juventus, che lo inseriscono nel settore giovanile bianconero a soli 15 anni.

Nel 1934, a 18 anni, esordisce in Serie A con la maglia della Juventus, squadra con la quale avrebbe vissuto i suoi primi anni da professionista. In breve tempo conquista la fiducia di allenatori e compagni, imponendosi come ala destra veloce, tecnica e molto intelligente tatticamente.

Durante le sette stagioni in bianconero (dal 1934 al 1941), Gabetto colleziona 103 presenze e 51 gol, vincendo uno Scudetto nella stagione 1934-35 e una Coppa Italia nel 1937-38.

Le sue doti principali sono l’eleganza nei movimenti e una straordinaria freddezza sotto porta: caratteristiche che lo rendono uno dei migliori calciatori italiani del periodo prebellico.

In un’epoca in cui le difese dominano, Gabetto riesce a fare la differenza con giocate semplici ma efficaci, dribbling corti e tiri precisi. E’ anche uno dei primi calciatori a capire l’importanza del gioco di squadra, del pressing e del movimento senza palla.

Guglielmo Gabetto al Torino

Nel 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, il Torino mette a segno uno dei colpi di mercato più importanti della sua storia: acquista proprio Gabetto dalla Juventus.

Il trasferimento fa scalpore, perché i passaggi diretti tra le due squadre della città erano rarissimi, ma Gabetto accetta la sfida e in poco tempo conquista i tifosi granata con la sua classe e il suo carisma.

Con il Torino di Ferruccio Novo e sotto la guida di Ernest Erbstein e Luigi Ferrero, Gabetto diviene parte integrante del mitico “Grande Torino”, insieme a campioni come Valentino Mazzola, Ezio Loik, Franco Ossola, Pietro Ferraris e Mario Rigamonti.

Con la maglia granata disputa 219 partite ufficiali, segnando 122 gol, contribuendo in modo decisivo alla conquista di 5 Scudetti consecutivi (dal 1942-43 al 1948-49) e di una Coppa Italia nel 1942-43.

La sua intesa con Valentino Mazzola è una delle chiavi del successo del Torino: i due si trovavano a occhi chiusi, scambiandosi ruoli e posizione in campo con una fluidità quasi moderna.

Il simbolo del Grande Torino

Gabetto non è solo un campione in campo, ma anche un punto di riferimento nello spogliatoio. E’ rispettato da tutti per la sua professionalità, umiltà e spirito di squadra.

Il Torino di quegli anni è più di una squadra ma un simbolo di rinascita per l’Italia uscita distrutta dalla guerra. I granata dominano in Serie A con un calcio spettacolare e moderno, fatto di movimenti sincronizzati, pressing e gioco di squadra, frutto del lavoro visionario di Erbstein e del carisma di Mazzola.

Gabetto è la perfetta incarnazione di quella filosofia: un giocatore tecnico ma anche generoso, capace di sacrificarsi per il gruppo. Le sue reti arrivano sempre nei momenti giusti, e la sua presenza in attacco dava equilibrio e serenità a tutta la squadra.

grande torino

La tragedia di Superga

Il 4 maggio 1949, il destino decide di fermare per sempre quella squadra leggendaria. L’aereo che riporta a Torino la squadra, di ritorno da un’amichevole a Lisbona contro il Benfica, si schianta sulla Basilica di Superga. Non ci sono sopravvissuti.

Tra le 31 vittime c’è anche Guglielmo Gabetto, uno dei veterani del gruppo, insieme a Mazzola, Ossola e Loik. Aveva 33 anni e ancora diversi anni di carriera davanti a sé.

L’Italia intera piange quella tragedia. Il giorno dei funerali, più di mezzo milione di persone invadono le strade di Torino per rendere omaggio ai campioni scomparsi.

La Nazionale Italiana: un talento sottovalutato

Nonostante le straordinarie prestazioni a livello di club, Gabetto non ha una lunga carriera in Nazionale. Il suo debutto avviene nel 1942, in pieno conflitto mondiale, e in totale veste la maglia azzurra 6 volte, segnando 5 gol.

La guerra e la competizione con altri grandi attaccanti dell’epoca limitano le sue presenze, ma ogni volta che è chiamato risponde con prestazioni di altissimo livello.

La sua efficienza realizzativa (quasi un gol a partita) dimostra quanto avrebbe potuto dare alla maglia azzurra in tempi normali.

L’eredità di Guglielmo Gabetto

La figura di Gabetto rimane una delle più amate della storia del calcio italiano. È uno dei pochi giocatori ad aver vinto lo Scudetto sia con la Juventus che con il Torino, un’impresa rarissima che testimonia la sua grandezza e il rispetto di entrambe le tifoserie.

Nel cuore dei tifosi granata, Gabetto è ricordato come l’attaccante elegante e concreto, capace di incarnare i valori del Grande Torino: umiltà, spirito di squadra, lealtà e sacrificio.

Oggi il suo nome vive nel mito, insieme a quello dei compagni caduti a Superga. Ogni anno, durante la commemorazione del 4 maggio, i tifosi leggono i nomi di tutti i giocatori, e quando risuona “Guglielmo Gabetto”, lo stadio e la città si fermano per un lungo applauso.

Numeri e trofei

SquadraAnniPresenzeGolTrofei principali
Juventus1934–1941103511 Scudetto, 1 Coppa Italia
Torino1941–19492191225 Scudetti, 1 Coppa Italia
Totale322173
Nazionale Italiana1942–194865

Conclusioni

Guglielmo Gabetto non fu solo un grande calciatore, ma un simbolo di un’epoca irripetibile.

Un campione che seppe unire due città rivali, Juventus e Torino, e conquistare il rispetto di tutti con il suo talento e la sua umiltà.

Il suo nome, inciso nella leggenda del Grande Torino, continua a rappresentare la parte più autentica e romantica del calcio italiano: quella dove contano la passione, il sacrificio e il rispetto per la maglia.

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