Giuseppe Savoldi: bio dell’attaccante italiano di Atalanta, Bologna e Napoli, nel post a cura di Campioni Calcio
Nel calcio italiano degli anni ’70, pochi centravanti seppero unire potenza, gioco aereo e fiuto del gol come Giuseppe Savoldi. Per molti tifosi è rimasto “Beppegol”, per altri “Mister due miliardi”, perché nel 1975 il suo passaggio dal Bologna al Napoli fu il primo grande trasferimento miliardario del calcio italiano e uno dei più clamorosi d’Europa.
Ma ridurre Savoldi solo a quel record sarebbe ingiusto: è stato un attaccante completo, prolifico e costante, capace di lasciare il segno con Atalanta, Bologna e Napoli, oltre che con la Nazionale italiana. Ripercorriamo qui la sua carriera agonistica: benvenuti sul nostro portale!
Giuseppe Savoldi all’Atalanta
Giuseppe Savoldi nasce a Gorlago, in provincia di Bergamo, il 21 gennaio 1947. Cresce calcisticamente nell’Atalanta, club con cui esordisce in Serie A nel 1965.
All’inizio della carriera non è ancora il centravanti totale che sarebbe diventato più avanti: in alcune occasioni infatti è impiegato anche da ala sinistra o persino da mezzala, ma già emergono le sue qualità migliori, in particolare l’elevazione e il senso del gol. Queste doti derivano anche dalla sua esperienza parallela nel basket, sport che pratica prima di dedicarsi completamente al calcio.
Alla fine della sua esperienza con gli orobici, si trasferisce in una big del nostro calcio in quel periodo, ossia il Bologna.
Nella sua prima esperienza con l’Atalanta, dal 1965 al 1968, mette insieme 57 presenze e 17 gol in campionato. Considerando anche il ritorno finale a Bergamo nel 1982-83, arriva a un totale di 79 presenze e 19 gol con la maglia nerazzurra.

Giuseppe Savoldi con il Bologna
Il vero salto di qualità arriva nell’estate del 1968, quando il Bologna lo acquista in cambio del brasiliano Sergio Clerici e di un conguaglio economico di 175 milioni di lire. In Emilia Savoldi vive la fase più continua e produttiva della sua carriera. Con i rossoblù resta fino al 1975 e poi ritorna dal 1979 al 1982, diventando uno dei bomber più amati nella storia del club.
In totale con il Bologna gioca 230 partite ufficiali e segnò 96 gol in campionato, mentre il bottino complessivo in maglia rossoblù salì a 140 reti, dato che ancora oggi lo colloca tra i migliori marcatori di sempre del club.
Con il Bologna conquista due Coppe Italia, nel 1969-70 e nel 1973-74, e in entrambe le edizioni è anche capocannoniere del torneo. Nel 1970 vinse inoltre la Coppa di Lega Italo-Inglese, un successo internazionale che da ulteriore prestigio alla squadra felsinea. Il momento più alto sul piano individuale arriva però nel campionato 1972-73, quando Savoldi si laureò capocannoniere della Serie A con 17 gol, a pari merito con Gianni Rivera e Paolo Pulici.
Gli anni bolognesi sono anche quelli della piena maturità tecnica. Savoldi non è un attaccante elegante nel senso classico del termine, ma era estremamente efficace: forte fisicamente, bravissimo nel colpo di testa, freddo dal dischetto e sempre pronto a colpire in area.
A Bologna diviene il prototipo del centravanti affidabile, uno di quelli che garantivano gol ogni stagione. E il Napoli lo sa: ed è così che nasce una delle trattative di mercato più chiacchierate di quegli anni, con la squadra di Ferlaino che se ne assicura le prestazioni sportive per una cifra di 2 miliardi di vecchie lire, comprendendo anche il cartellino di Sergio Clerici (di nuovo), di proprietà del club azzurro.

Giuseppe Savoldi al Napoli
Nel 1975 il Napoli lo acquista per due miliardi di lire, cifra che all’epoca fa enorme rumore e lo trasforma nel primo grande simbolo del calciomercato moderno in Italia, tanto da scandalizzare politica e giornali del Nord, viste le condizioni economiche e sociali in cui versa il capoluogo partenopeo in quegli anni. Il suo trasferimento provoca un’interrogazione parlamentare alla Camera e addirittura a manifestazioni sindacali nel capoluogo campano, visto che in quel periodo i netturbini non percepiscono lo stipendio comunale. Per questo Savoldi è soprannominato “Mister due miliardi”, ma in campo dimostra di valere quell’investimento, almeno sul piano realizzativo e dell’impatto emotivo sulla piazza. Società che si prepara a vincere lo scudetto, visto il secondo posto dell’anno prima. Ma qualcosa non va per il verso giusto e quella squadra non va oltre alcuni buoni piazzamenti e 1 coppa Italia.
Con la maglia azzurra, tra il 1975 e il 1979, colleziona 118 presenze e 55 gol in campionato. La sua prima stagione è particolarmente positiva: segna 14 reti in Serie A, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia 1975-76 e della Coppa di Lega Italo-Inglese 1976. Anche a Napoli si confermò uomo da coppe: è infatti capocannoniere della Coppa Italia 1977-78 con 12 gol. Sfiora anche la finale di Coppa delle Coppe nel 1976-77, preclusagli in semifinale dall’Anderlecht e da alcune decisioni arbitrali piuttosto discutibili nella gara di ritorno.
Al di là dei trofei, il suo periodo partenopeo è ricordato soprattutto per il rapporto con il pubblico. Savoldi arriva come grande colpo di mercato e riesce a mantenere le attese, diventando uno degli attaccanti simbolo del Napoli pre-Maradona. Non vince lo scudetto, ma lascia un segno profondo grazie ai gol e alla personalità. E’ una figura centrale in un periodo in cui Napoli voleva affermarsi stabilmente tra le grandi del calcio italiano.
Giuseppe Savoldi di nuovo a Bologna e finale di carriera con l’Atalanta
Nel 1979 Savoldi torna al Bologna da capitano. Questa seconda fase rossoblù è più breve e meno brillante sul piano collettivo, ma gli permette di rafforzare ulteriormente il suo legame con la piazza emiliana. In questa parentesi aggiunge 29 presenze e 11 gol in campionato al suo bilancio bolognese complessivo. Poco dopo è coinvolto nello scandalo del Totonero, che lo porta a una lunga squalifica, poi ridotta.
Dopo uno sconto di pena, torna in campo per chiudere la carriera con l’Atalanta nella stagione 1982-83, in Serie B, disputando 16 presenze e segnando 1 gol.
Si tratta di un finale più sobrio rispetto agli anni migliori, ma simbolico: Savoldi concluse il proprio percorso professionistico proprio con il club che lo aveva lanciato.
Giuseppe Savoldi con la Nazionale
La carriera di Savoldi in Nazionale maggiore è sorprendentemente breve rispetto al suo valore in campionato. Con l’Italia raccoglie appena 4 presenze e 1 gol, tutte nel 1975. La sua unica rete arriva su rigore nell’amichevole vinta 3-2 contro la Grecia il 30 dicembre 1975, che coincide anche con la sua ultima partita in azzurro.
Prima ancora aveva vestito anche la maglia dell’Under 21, con cui gioca 7 partite segnando 1 gol, conquistando la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Tunisi 1967.
La sua esperienza in Nazionale resta quindi inferiore a quanto si potrebbe immaginare guardando i numeri nei club, ma rappresenta comunque una tappa significativa della sua carriera.

I numeri complessivi e i trofei
Nel corso della carriera Savoldi totalizza 421 presenze e 169 gol nei campionati con i club principali, mentre il suo totale ufficiale in tutte le competizioni supera le 540 partite e i 230 gol.
In Serie A segna 168 gol in 405 presenze, un dato che lo colloca ancora tra i migliori marcatori della storia del campionato italiano. Inoltre è uno dei rigoristi più affidabili del suo tempo: con 45 gol su rigore è ancora tra i più prolifici specialisti dal dischetto nella storia della Serie A.
Il suo palmarès comprende:
- 2 Coppe Italia con il Bologna (1969-70, 1973-74)
- 1 Coppa di Lega Italo-Inglese con il Bologna (1970)
- 1 Coppa Italia con il Napoli (1975-76)
- 1 Coppa di Lega Italo-Inglese con il Napoli (1976)
- Medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo con l’Italia Under 21 (1967)
- A livello individuale conquista anche il titolo di capocannoniere della Serie A 1972-73 e per tre volte quello di capocannoniere della Coppa Italia.
Giuseppe Savoldi dopo il calcio giocato
Dopo il ritiro, Savoldi intraprende anche una breve carriera da allenatore. Guida l’Atalanta Primavera tra il 1985 e il 1988, poi ha esperienze con Carrarese nel 1989 e Siena nel 1997. Non raggiunge però in panchina i risultati ottenuti da calciatore. Rimane comunque una figura conosciuta e rispettata nel calcio italiano, anche grazie al ricordo sempre vivo delle sue stagioni da bomber.
Negli anni successivi il suo nome è rimasto legato soprattutto a Bologna e Napoli, le due piazze che lo hanno amato di più.
La sua scomparsa, avvenuta il 26 marzo 2026 dopo una lunga malattia, ha riportato al centro la memoria di un attaccante che ha segnato un’epoca, dentro e fuori dal campo.
Conclusioni
Giuseppe Savoldi è stato uno dei centravanti italiani più importanti della sua generazione. Non ha avuto una lunga storia in Nazionale e non ha vinto trofei internazionali di primo piano, ma ha costruito una carriera di altissimo livello grazie a continuità, gol e personalità.
Tra Atalanta, Bologna e Napoli ha lasciato impronte profonde, diventando simbolo di un calcio in cui il centravanti contava ancora più di ogni altra cosa.
Il suo nome resta legato ai gol di testa, ai rigori trasformati con freddezza e a un trasferimento che cambiò per sempre il modo di raccontare il mercato in Italia.



