Gigi Meroni, storia di una delle più grandi promesse del calcio italiano

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Gigi Meroni, storia di una delle più grandi promesse del calcio italiano, morto in un incidente stradale a soli 24 anni, nel post a cura di Campioni Calcio

Si può entrare nel cuore degli appassionati di calcio, indipendentemente dalla squadra di appartenenza, entro i 25 anni? Sì, se si ha la classe di Luigi – detto Gigi Meroni. Un calciatore che ha terminato troppo anzitempo la sua esistenza terrena ma che, nella sua breve carriera, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del calcio italiano.

Conosciuto per il suo ruolo di ala e per il suo stile di gioco fantasioso ed estrosamente tecnico, è stato uno degli atleti più carismatici e talentuosi della sua epoca. Aveva una sua personalità eccentrica, che lo distingueva tanto sul campo quanto nella vita quotidiana. Con un approccio al gioco che enfatizzava la creatività e l’espressione individuale, Meroni è diventato un’icona del calcio italiano degli anni ’60.

In questo post a cura di Campioni Calcio vediamo insieme la storia e le gesta di Gigi Meroni, per il nostro consueto appuntamento con i grandi fuoriclasse del pallone. Bentornati sul nostro portale!

Gigi Meroni al Como

Gigi Meroni nasce a Como il 24 febbraio 1943 ed è proprio nella squadra del celebre lago lombardo che si fa subito notare. Nel Como, esordisce come giovane promessa nel calcio professionistico, dimostrando il suo talento eccezionale. Dotato di una tecnica sopraffina, una velocità notevole e un controllo di palla che lo distingueva dai suoi coetanei, riesce subito a catturare l’attenzione del mondo del calcio italiano, nonostante giocasse in una squadra che all’epoca militava in serie B.

Nella stagione 1961-62 gioca da titolare nel Como e si toglie la soddisfazione, a soli 20 anni, di segnare già nel calcio professionistico: sono tre le reti in 24 partite. Le sue prestazioni crebbero di livello a dismisura ed è notato dal Genoa.

Secondo alcuni, i dirigenti del Genoa si sarebbero innamorati di lui sportivamente dopo averlo visto giocare in una partita in cui Gigi Meroni affrontava proprio i rossoblù.

Dopo 26 presenze e tre reti realizzate, Meroni si trasferisce nel capoluogo ligure per iniziare la sua carriera in serie A.

Gigi Meroni al Genoa

Il trasferimento al Genoa segna la seconda tappa della carriera di Gigi Meroni. Qui si fa notare al grande pubblico, che inizia a conoscerlo. È talmente bravo tecnicamente che neppure una vita sopra le righe fuori dal campo – si parla addirittura di una sua relazione con una ragazza sposata – riesce a scalfire le prestazioni sul rettangolo di gioco.

Con lui in squadra, il Genoa arriva all’ottavo posto in campionato con il portiere Mario Da Pozzo riesce a registrare un record di imbattibilità. Si sprecano i nomignoli che gli vengono affibbiati ma quello più comune è ‘farfalla’, per il suo stile di gioco.

Gigi Meroni viene ceduto al Torino dopo due stagioni e i tifosi del Genoa non ci stanno. Fanno scattare una mobilitazione ma la dirigenza della squadra ligure di fronte a 300 milioni di lire – una cifra altissima per un calciatore ventenne negli anni ’60 – non possono certamente dire di no.

Otto reti in 48 partite con il grifone, per questa ala che comincia a far emozionare il pubblico sportivo. 

gigi meroni genoa

Gigi Meroni al Torino

Il periodo più prolifico e memorabile della carriera di Gigi Meroni è stato sicuramente quello trascorso al Torino. Qui, diviene una vera e propria stella, amato dai tifosi non solo per le sue straordinarie prestazioni in campo, ma anche per il suo carisma e la sua personalità unica fuori dal campo. Al Torino, Meroni raggiunse l’apice della sua carriera, diventando uno dei calciatori più temuti in circolazione.

La sua abilità nel dribbling, la sua visione di gioco e la sua capacità di segnare gol spettacolari lo rendono uno dei giocatori più talentuosi del calcio italiano, riuscendo a essere anche una icona per le nuove generazioni, grazie al suo look eccentrico e, come detto, alla sua vita fuori dal calcio.

Nella stagione 1996-67 sfiora la doppia cifra fermandosi a 9 reti in 31 partite. L’anno prima ne aveva segnati 7 in 34 gare e l’anno prima ancora 5 con lo stesso numero di match.

Un crescendo che solo un evento eccezionale (e funesto) poteva stoppare. 

Due sono gli episodi da ricordare nella sua esperienza al Torino: il primo riguarda la ribellione dei tifosi quando il presidente granata era sul punto di cederlo alla Juventus per 750 milioni. La protesta fu così veemente che il presidente dovette desistere dalla tentazione di cedere Gigi Meroni; il secondo riguarda un pallonetto al limite dell’area, dopo una delle sue solite serpentina, contro l’Inter di Helenio Herrera, che sancisce la prima sconfitta dei nerazzurri dopo tre anni.

In totale, con il Torino saranno 122 partite con 25 reti realizzate.

Gigi Meroni in Nazionale

Gigi Meroni entra a far parte della Nazionale Italiana nel 1965, dove la sua presenza e le sue prestazioni lo rendono un giocatore importante, seppur con qualche problema.

Infatti, c’è anche Meroni nella tragica edizione dei Mondiali del 1966, quando l’Italia viene eliminata dalla Corea del Nord per uno a zero. Un’onta che viene ricordata ancora oggi.

In Nazionale Meroni riesce a segnare due reti in sei partite disputate con l’Italia.

La tragica scomparsa di Gigi Meroni

La vita e la carriera straordinaria di Gigi Meroni vengono tragicamente interrotte il 15 ottobre 1967, quando perde la vita in un incidente stradale a soli 24 anni. La sua morte prematura ebbe un enorme impatto nel mondo del calcio italiano, scuotendo non solo i tifosi del Torino ma anche tutti gli appassionati di calcio. Meroni era all’apice della sua carriera e la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel cuore di molti.

Secondo la ricostruzione, dopo la vittoria contro la Sampdoria per 4 a 2 Meroni si reca al bar Zambon con Fabrizio Poletti. Passeggiando, arriva al corso Re Umberto 46 e, dopo aver percorso la prima metà della carreggiata, i due si fermano e ad avere la peggio è Meroni che viene colpito sulla gamba sinistra da una Fiat 124 Sport Coupé. I mali non vengono mai da soli e, nell’urto, viene sobbalzato nell’altra corsia in cui sopraggiunge una Lancia Appia che, centrandolo in pieno, lo trascina per circa 50 metri. Viene portato in ospedale ma non c’è nulla da fare: Gigi Meroni se ne va alle 22.40 del 15 ottobre del 1967.

Chi guidava la macchina, ironia della sorte, è Attilio Romero, che diversi decenni dopo, diviene anche presidente del Torino. Romero abitava all’epoca a pochi passi dal luogo del disastro e, dopo aver prestato soccorso, si presenta spontaneamente alla Polizia e racconta tutto. Per non farsi mancare nulla, ai funerali c’è anche il rifiuto dell’arcidiocesi di Torino di svolgere il rito cattolico poiché, a suo dire, era un peccatore. 

Chissà che carriera avrebbe potuto avere Gigi Meroni senza la sua prematura dipartita e cosa avrebbe significato per il Torino e per la Nazionale avere nelle proprie fila un calciatore così forte. Non lo sapremo mai. Ma il ricordo rimane indelebile, soprattutto tra i tifosi più adulti.

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