Gianni Rivera: biografia del “Golden Boy”

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Gianni Rivera, biografia del “Golden Boy” nel post di Campioni calcio

Il calcio è uno sport meraviglioso. Ha una memoria storica che non viene scalfita neanche con il passare degli anni. Certe squadre, certi calciatori, certe partite restano impresse nella mente di tutti gli sportivi, a prescindere dai momenti storici di riferimento. Uno di questi è Gianni Rivera, mitica bandiera del Milan a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Calciatore simbolo di un’Italia calcistica al top in quegli anni, e primo calciatore italiano ad aggiudicarsi il prestigioso e importante premio del Pallone d’Oro.

Un centrocampista dalla propensione a fare male in attacco e i tedeschi ne sanno qualcosa.

Gli anni ’60/’70 hanno visto passare per i campi di gioco della Serie A un calciatore di fama internazionale, chiamato “Golden Boy”, ragazzo d’oro tradotto dall’inglese. E d’oro è stata la sua carriera, costellata da tanti successi e un unico grande rimpianto: il mondiale di Città del Messico, quando l’Italia si è fermata in finale contro un inarrivabile Brasile di Pelè.

Ripercorriamo in questo post carriera e gesta sportive. Benvenuti nuovamente su Campioni Calcio!

Gianni Rivera all’Alessandria

Gianni Rivera nasce in un sobborgo in provincia di Alessandria, il 18 agosto del 1943 da papà Teresio, ferroviere e mamma Edera Arobba, casalinga.

Fin da piccolo inizia a dare calci ad un pallone, una passione che si rivelerà foriera di grandi successi per il piccolo Gianni. Inizia a giocare infatti all’Oratorio Don Bosco.

Abbandona le scuole a 16 anni per iniziare la sua carriera da calciatore, dove da giovanissimo già vede l’esordio in serie A con la maglia dell’Alessandria, in un anticipo di derby contro l’Inter (gara terminata 1-1). Ma già dalle giovanili dell’Alessandria, a 14 anni, è considerato un fuoriclasse, tanto da scomodare per vederlo Silvio Piola, che di lui dirà:

«alla sua età, le cose che sa fare lui nemmeno le sognavo»

La prima rete risale al 25 ottobre 1959, in Alessandria-Sampdoria 2-2.

In due anni di Alessandria gioca un totale di 26 partite, mettendo a segno 6 gol ma la squadra retrocede in serie B nonostante le grandi giocate di Rivera.

Pedroni, ex calciatore rossonero, lo segnala a Viani del Milan, che ne acquista la comproprietà nel 1959, lasciandolo ancora una stagione ad Alessandria.

L’allora presidente Andrea Rizzoli dichiara a riguardo:

Ho speso un sacco di soldi per acquistare un ragazzino di cui sconosco persino il nome.

In giugno il Milan riscatta la seconda metà del calciatore per la cifra di 65 milioni di lire più Migliavacca e il prestito di Sergio Bettini.

Inizia per Gianni Rivera l’epopea di una vita in maglia rossonera.

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Gianni Rivera al Milan

Ha solamente 17 anni quando Rivera inizia a giocare nel Milan. Ma la sensazione comune è di avere un potenziale fuoriclasse tra le mani, tutto da forgiare.

Tanto è vero che nella stagione 1961/1962 Rivera risulta decisivo ai fini dello scudetto del Milan. Il primo della sua carriera.

La nomea da vincente comincia ad alimentarsi ulteriormente con l’ascesa internazionale e la conquista della Coppa dei Campioni nel 1963. Grazie alla sua abilità nel lanciare gli attaccanti verso la zona gol, quel Milan ha vita facile in fase realizzativa. In quello stesso anno sfiora il Pallone d’Oro, arrivando alle spalle di un certo Lev Yashin. Premio che sarebbe arrivato qualche anno successivo, come citato in precedenza.

Rivera continua a mantenersi ad alti livelli assumendo persino la carica di capitano rossonero. La sua leadership è ormai riconosciuta anche dai compagni di squadra.

Negli anni la sua maturazione calcistica diviene sempre più consistente e frutta un altro scudetto nel 1968 (a cui si aggiunge una Coppa delle Coppe), in aggiunta ad un’altra Coppa dei Campioni dell’anno successivo. Nella finalissima di quell’edizione si distingue per la partecipazione a 2 reti nel 4-1 all’Ajax di Johan Cruijff.

Il 1969 è un anno d’Oro, letteralmente: arriva infatti per Gianni Rivera l’ambito Pallone d’Oro che lo relega a simbolo indiscusso del calcio italiano a livello internazionale.

Il giornalista di France Football Max Urbini, motiva così l’assegnazione del premio:

«il riconoscimento premia il talento calcistico allo stato puro. Rivera è un grande artista che onora il football»

gianni rivera pallone d'oro

Gli anni successivi al 1970 rappresentano annate meno vincenti per il Golden Boy, anche se comunque qualche titolo vinto in più non manca.

In campionato non si va oltre i secondi posti e prende addirittura la decisione di ritirarsi dal calcio giocato per problemi con l’allenatore di allora, un certo Gustavo Giagnoni.

Tutto ciò sebbene nel 1973 arrivò a conquistarsi lo scettro di capocannoniere della Serie A con un bottino di 17 reti, insieme ad altri grandi esponenti del calcio italiano di quel periodo come Pulici e Savoldi. 

Il 1975 poteva vedere la fine di una stella azzurra in campo, ma poi il calciatore torna sui suoi passi e decide di continuare con l’attività agonistica.

L’ultimo titolo personale è lo Scudetto della stagione 1978/79, di fatto l’ultimo anno al Milan prima del ritiro dal calcio, stavolta in via definitiva all’età di 36 anni.

Per lui più di 658 presenze in rossonero con 164 gol realizzati in totale. 

Bilancio finale di una carriera a dir poco gloriosa: 19 stagioni, di cui 12 da capitano, 3 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 4 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe e 1 Coppa Intercontinentale. Quando si dice autentica bandiera e trascinatore, versione rossonera nella fattispecie.

Gianni Rivera in quegli anni si rivela “gold” anche in Nazionale. Vediamo perchè nelle righe successive.

Gianni Rivera in Nazionale

La carriera di Gianni Rivera in Nazionale ha attraversato momenti di massimo splendore ed estasi per sé stesso e per tutti i tifosi italiani. Il dibattito intorno a lui in particolare si è infiammato soprattutto in relazione alla famosa staffetta con Sandro Mazzola. Emblema di una competizione in atto nella squadra tra due singoli, ma con la massima correttezza e lealtà.

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Ferruccio Valcareggi, l’allora CT della Nazionale, gioca molto su questo aspetto e tende a mischiare, spesso e volentieri, le carte, confondendo le idee persino ai giornalisti.

La fine degli anni ’60 coincise con l’epoca d’oro della Nazionale Italiana in riferimento alla conquista di un oro agli Europei del 1968 e a quella magica cavalcata del Mondiale 1970. Solo il Brasile di Pelé ne arresta la marcia trionfale alla Coppa del Mondo nella finalissima di Città del Messico, persa per 4-1 contro i funambolici brasiliani.

In quel mondiale messicano è leggendaria quell’Italia-Germania 4-3, semifinale di quella Coppa del Mondo. Considerata la partita del secolo, la più emozionante per eccellenza, che ritorna alla mente ancora oggi e rappresenta il punto più alto, emotivamente parlando, di questo sport. 

Il nome di Rivera è associato inevitabilmente all’ultima rete messa a segno nella partita. Quel quarto gol che piega definitivamente le resistenze tedesche ai supplementari e manda in visibilio un’intera nazione.

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Gol Rivera Italia-Germania 4-3

Gianni Rivera dopo la carriera da calciatore

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Rivera si dedica al ruolo di vicepresidente del Milan. In definitiva, basta definirlo uno dei numeri 10 più celebrati nella storia del calcio italiano. Non a caso, si trova nell’olimpo dei calciatori con più partecipazioni a Coppe del Mondo insieme a personaggi del calibro di Beppe Bergomi, Enrico Albertosi, Paolo Maldini, Dino Zoff e altri. 

Ha tentato persino la carriera politica ricoprendo vari ruoli parlamentari e governativi, entrando, ad esempio, nella Democrazia italiana nel 1987.

Nel 1994 è eletto in Parlamento e si schiera dalla parte di Romano Prodi con l’Ulivo nel ruolo di sottosegretario alla difesa.

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