George Best: biografia del genio ribelle del calcio

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George Best biografia del più forte calciatore nord-irlandese di sempre nel post di Campioni Calcio

Parli di George Best e inevitabilmente accosti la sua figura a quella del ribelle e dell’anticonformista per antonomasia.

Un uomo che amava vivere di eccessi, di trasgressione e di esagerazioni sotto tutti i punti di vista. Un calciatore dalla spropositata classe e qualità tecnica, per inciso.

La sua carriera in generale non è stata costernata soltanto di avventure estreme, ma anche di successi ottenuti sul campo che lo hanno reso uno dei più grandi in assoluto in riferimento ad una certa epoca calcistica, ma non solo.

Quando si parla di lui inevitabilmente viene in mente una delle sue frasi più celebri:

“Ho speso gran parte dei soldi per alcol, donne e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato”.

In pratica ha vissuto quel tipo di vita che ogni uomo vorrebbe vivere tra lusso sfrenato e compagnie ambite. 

Soprannominato Il quinto Beatles a causa della sua folta capigliatura, George Best si è distinto sul campo di gioco per le sue giocate ai limiti del giocoliere, favorito anche da una corporatura esile e minuta, inizialmente vissuta come impedimento, ma divenuta un fattore successivamente. Giocava a suo favore.

George Best: gli inizi

George è il figlio primogenito di Dickie Best ed Anne Best.

Cresce a Cregagh, quartiere nell’est di Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord.

Appartiene a una famiglia protestante e il padre faceva parte dell’Ordine di Orange.

Ha inoltre quattro sorelle: Carol, Barbara, Julie e Grace, e un fratello, Ian.

Suo padre gli sopravvive e muore solo il 16 aprile 2008, all’età di 88 anni, mentre la madre perisce nel 1978, quando George era ancora in attività.

Da bambino è tifoso del Glentoran e del Wolverhampton.

George Best al Manchester United

George Best ha vestito la maglia del Manchester United per ben 11 stagioni, dal 1963 al 1974. Una vita all’Old Trafford. Lì dove ha sfoderato le prestazioni più esaltanti della sua carriera. 

Dopo essere stato scartato dal Glentoran in quanto ritenuto “troppo piccolo e leggero”, all’età di 15 anni il suo talento colpisce Bob Bishop, osservatore del Manchester UTD.

Bishop rimane talmente entusiasta delle qualità del ragazzo che invia un telegramma a Matt Busby, allenatore allora dello United, che recita:

«Credo di averti trovato un genio»

Si reca quindi a Manchester per effettuare un provino, ma dopo soltanto due giorni per la nostalgia di casa torna in Irlanda del Nord.

Ritorna poi a Manchester e passa due anni da aggregato alle giovanili dello United come dilettante, in quanto all’epoca ai club inglesi non è concesso offrire contratti validi per le giovanili ai calciatori nord-irlandesi. Gli viene così trovato un posto come fattorino al Manchester Ship Canal, consentendogli così di allenarsi per due volte a settimana.

Esordisce in campionato all’età di 17 anni, il 14 settembre 1963 contro il West Bromwich, partita vinta dai suoi per 1-0 e torna poi in FA Cup in occasione della vittoria per 5-1 contro il Burnley.

Nel corso degli anni riesce a conquistare un ruolo da titolare in una delle squadre più forti di tutti i tempi, giocando 473 partite e segnando 181 gol totali.

A livello di squadra, con i Red Devils si è guadagnato 1 Coppa dei Campioni, 2 campionati, 1 Coppa d’Inghilterra. A livello individuale, il Pallone d’Oro nel 1968 rappresenta l’apice della sua carriera.

Tra gli anni 60/70 George Best è considerato uno dei calciatori più forti al mondo e ancora oggi viene annoverato tra le leggende assolute del calcio mondiale.

Nelle sue prime apparizioni doveva ancora abituarsi al gioco duro e maschio tipico del calcio inglese, tenendo conto della sua corporatura, anticipata in precedenza.

Ma poi col passare del tempo venne fuori sempre di più tutta la sua immensa classe. A quel punto gli avversari non possono fare più niente per fermarlo e la sua vena realizzativa in zona gol aumenta a dismisura.

Tutto questo fino al declino dei primi anni ’70 che coincide con l’addio allo United e una scorpacciata di esperienze calcistiche in giro per il mondo, delle quali vi parliamo adesso.

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George Best giramondo dopo Manchester

Una volta abbandonato il nido glorioso del Manchester United, George Best si ritrova praticamente solo ad un certo punto. A dispetto delle sue enormi qualità tecniche, nessuna squadra si fa avanti per lui, considerato da un carattere non facile da gestire al di fuori del campo.

A 28 anni nessuno lo vuole più e decise così di riproporsi in campionati minori, tutte esperienze caratterizzata da una durata minima. Girovaga tra Irlanda, Stati Uniti, Scozia e Australia. Approda agli Stockport County e al Cork Celtic tra il 1974 e il 1976. In totale colleziona appena 6 presenze con queste due compagini.

L’esperienza ai Los Angeles Aztecs, squadra americana, sembra risollevarlo nei numeri e nelle prestazioni, così come la parentesi al Fulham. Ma è solo un fuoco di paglia perché la parabola discendente di George Best appare ben delineata e inarrestabile.

Non riuscirà ad andare più in doppia cifra come gol per diverse stagioni. Un po’ come se la lontananza da Manchester lo avesse privato del gusto e del senso del gol, insito nel suo tratto calcistico. 

Tra le squadre che hanno avuto l’onore di vederlo giocare nelle proprie fila, l’Hibernian, i Fort Lauderdale Strikers e i San Jose Earthquakes. Da qui si denota in maniera lampante quanto fosse in declino la sua carriera.

Un finale di carriera che non rende affatto merito alla grandezza di un mito qual è stato e quale continua ad essere.

L’ultimo scorcio passato tra il Bournemouth e il Tobermore United, l’ultima squadra ad averlo visto giocare, il passaggio finale di questo triste epilogo calcistico. Da lì in poi è sopraggiunto il ritiro dall’attività agonistica.

Lontano dal terreno di gioco, si è dedicato ad un ruolo da telecronista in occasione dei Mondiali del 1982, a cui partecipava anche la sua Nazionale. 

George Best in Nazionale

In Nazionale George Best gioca solo 37 presenze mettendo a segno 9 gol totali.

Con l’Irlanda del Nord riesce a giocare un Europeo o un Mondiale. Troppo piccolo quel paese, e così tanti problemi da gestire, che consentono al paese di eccellere nel calcio. Ma George Best è e rimane, nonostante tutto, il più forte calciatore di tutti i tempi ad aver giocato con la Nazionale nord-irlandese.

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George Best morte

George Best da tempo era malato di fegato. Subisce nel 2002 anche un trapianto ma il suo abuso di alcol incide profondamente sul suo stato di salute.

Il decesso avviene il 25 novembre 2005, al Cromwell Hospital di Londra, a causa di un’infezione epatica. A comunicare la notizia ai giornalisti, assiepati all’uscita della clinica, è il figlio Calum.

I funerali si svolgono il 2 dicembre 2005 a Belfast, città natale di Best: tra i presenti anche Alex Ferguson e Bobby Charlton, nonché diversi ex compagni di squadra.

Oggi riposa nella tomba accanto alla madre, scomparsa nel 1978 per problemi di salute legati anch’essi all’abuso di alcol.

La filosofia degli eccessi di Best

George Best non è semplicemente un calciatore e basta. Molto di più. Sulla sua vita privata si sono sprecati commenti, considerazioni e riferimenti editoriali-letterari. Di materiale, da questo punto di vista, se n’è avuto in quantità. 

I nightclub londinesi lo conoscono bene, così come tante donne famose che hanno avuto frequentazioni con lui. Per non parlare dell’alcol, suo grande amico, di cui ha abusato in maniera incessante e prolungata negli anni. 

George Best rappresenta alla perfezione l’emblema del calciatore abituato a circondarsi del lusso più sfrenato, lì dove l’ostentazione era una vera e propria regola. Un lusso che, paradossalmente, è da considerarsi un limite, poiché avrebbe potuto dare e vincere molto di più, sia a livello collettivo che individuale.

George Best ha fatto dell’eccesso la sua istantanea. La sua filosofia di vita e di gioco, in campo e fuori. Abile dribblatore al centro dell’attacco, impregnato di velocità, abilità palla al piede e facilità disarmante nel superare i difensori avversari. 

Un attaccante che sapeva come fare gol, almeno fino ad un certo punto della sua carriera e con un’unica grande squadra, il Manchester United.

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Conclusioni

Oggi Best non c’è più, ma il suo ricordo resta vivo nel cuore degli inglesi e dei tifosi dello United in particolare, pur essendo nord-irlandese. La magia del calcio che unisce e non divide. 

Di questi tempi, all’Old Trafford farebbero carte false per riavere un George Best in campo con i suoi pregi e con i suoi difetti.

Ma, molto probabilmente, un altro George Best non rinascerà. Come Maradona, come Pelé, come Di Stefano. I più grandi sempre, inarrivabili e inossidabili per antonomasia.

The Best, letteralmente, entrato nell’olimpo del calcio in punta di piedi e uscitosene a testa alta.