Gaetano Scirea, biografia della bandiera di Juve e Nazionale

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Gaetano Scirea biografia del difensore italiano nel post di Campioni Calcio

Il mondo del calcio non si compone solamente di giocatori dalla classe sopraffina ed eccezionale. Non sono soltanto loro, per fortuna, verrebbe da dire, a scrivere la storia e a renderla speciale. Esistono giocatori inizialmente passati in sordina, ma che poi hanno dimostrato tutto il loro valore, dentro e fuori dal campo. La carriera di Gaetano Scirea, da questo punto di vista, parla per sé. Difensore centrale che interpretava alla perfezione il ruolo di libero, considerato in disuso o comunque obsoleto secondo la concezione calcistica moderna.

Eppure Scirea ha rappresentato quella generazione di vecchi difensori arcigni ma eleganti e raffinati allo stesso tempo, a cui si ispiravano tante persone e tanti tifosi.

Simbolo del calcio italiano degli anni ’70/’80, e in particolar modo di una Nazionale Italiana particolarmente vincente e affermata in quel lasso di tempo a livello internazionale. 

In questo post a cura di Campioni Calcio ripercorriamo la carriera e la vita di uno dei difensori italiani più forti di sempre: Gaetano Scirea!

Gaetano Scirea: gli inizi all’Atalanta

Gaetano Scirea nasce a Cernusco sul Naviglio, provincia di Milano, il 25 maggio del 1953 da una famiglia modesta, il cui padre siciliano, lavora alla Pirelli.

Fin da piccolo nutre una forte passione per il gioco del calcio. I primi calci al pallone li tira nel gruppo sportivo “Serenissima” di Cinisello Balsamo, dove gioca come attaccante dal 1963 al 1967. L’allora dirigente della Serenissima San Pio X, Giovanni Crimella, lo porta alle giovanili dell’Atalanta, dove fa tutta la trafila e inizia la sua carriera come ala destra poiché è bravo nel palleggio ed elegante nel tocco palla.

Con l’Atalanta esordisce in serie A il 24 settembre del 1972 in un Cagliari-Atalanta terminata con il risultato di 0-0.

Curiosità: giocava in coppia con lo stopper dell’Atalanta Primavera, Antonio Percassi, oggi presidente della squadra bergamasca.

Si alterna tra i ruoli di libero e ala nelle prime stagioni con gli orobici, per poi in definitiva divenire consacrato difensore, dove strabilia per sicurezza ed eleganza nelle chiusure.

Con l’Atalanta disputa tra serie A e serie B un totale di 58 gare condite da 1 gol.

Nel 1974 arriva la chiamata di una grande squadra che crede nelle doti di Gaetano: vale a dire la Juventus, per la cifra, importante per l’epoca, di 700 milioni di lire più i cartellini di Giorgio Mastropasqua, Gian Pietro Marchetti e la comproprietà di Giuliano Musiello.

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Scirea alla Juventus

Proprio alla Juve diventa quel ragazzo divenuto poi leggenda. 14 anni di onorata carriera dal 1974 al 1988, conditi da 7 campionati vinti. Per un po’ di tempo è anche leader nella classifica di presenze di un singolo giocatore con la maglia bianconera. 

La sua prima stagione è già da scudetto con il Trap in panchina, con uno straordinario quartetto di difensori composto da Cuccureddu, Gentile, Spinosi e Francesco Morini.

Nel 1976-77 riesce poi l’accoppiata scudetto-coppa UEFA, con una delle prove più dure della sua vita in bianconero: la finale di Bilbao, in uno stadio che incuteva timore solo all’ingresso in campo.

Protagonista anche dello scudetto della seconda stella (il ventesimo) nella storia della Juventus, Gaetano Scirea in quegli anni diviene, oltre che colonna della difesa juventina, anche uno degli uomini punta della Nazionale, su cui Bearzot costruisce tra il 1978 e il 1982 la squadra che poi verrà proclamata campione del Mondo al Mundial di Spagna.

Altre gioie in bianconero sono i tanti titoli conquistati, e finalmente quella Coppa Campioni del 1985 con il suggello della Coppa Intercontinentale conquistata a Tokyo ai rigori contro l’Argentinos Juniors (2-2 il risultato al termine dei 90 minuti regolamentari).

Si ritira alla fine della stagione 1987-88, collezionando con i bianconeri un totale di 377 partite, condite da 24 gol totali.

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Scirea campione del mondo con l’Italia nel 1982

Nella Nazionale italiana Scirea si eleva a perno inossidabile e insuperabile, o quasi, di quella difesa arcigna e catenacciara, vecchio stampo, all’italiana.

L’Italia di fine anni ’70 e degli anni ’80 è una di quelle Nazionali in ascesa e nuovamente pronte a tornare nelle zone più alte del podio.

Egli partecipa al Mondiale del 1978 e a quello successivo del 1982, che poi sappiamo tutti com’è andato a finire. Ne fu uno dei perni fondamentali e statuari di quella compagine. La sua forza, oltre ad un’interpretazione magistrale del ruolo di libero, stava in particolare nella sua propensione alla lealtà e al fair play sul campo, aspetto non da poco per un giocatore della sua caratura.

L’ultima competizione internazionale a cui partecipa è il Mondiale del 1986, peraltro da Capitano, lì dove l’Italia non andò oltre gli ottavi di finale da campione in carica, eliminata dalla Francia di Platini.

In totale con la Nazionale Italiana disputa 78 gare, tra i più presenti di sempre nella storia dell’Italia, con anche due gol messi a segno.

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Gaetano Scirea morte

Dopo il ritiro aveva cominciato la carriera di allenatore, promosso da Boniperti come tecnico in seconda nel 1988. Purtroppo però la sua carriera e la sua vita termina in tragedia.

Infatti Gaetano Scirea è venuto a mancare in quel maledetto 3 settembre 1989 durante una trasferta in Polonia. Ricopriva il ruolo di secondo allenatore della Juve in quell’occasione e stava per assistere ad una gara del Gornik Zabrze, squadra polacca con cui si sarebbe dovuto giocare qualche tempo dopo in un match di Coppa Uefa. 

Un incidente automobilistico gli è fatale e gli procura la morte a soli 36 anni.

Una perdita ancora oggi difficile da rimarginare, soprattutto per chi lo ha conosciuto da vicino nel mondo juventino e nel mondo Nazionale italiana.

Straziante l’annuncio della sua scomparsa data da Sandro Ciotti, che lascia tutti sgomenti alla Domenica Sportiva:

«È inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà.»

Viene sepolto nel cimitero di Morsasco, comune d’origine della moglie Mariella, dalla quale in precedenza ha avuto anche un figlio, Riccardo.

I riconoscimenti dopo la sua morte

In seguito a quel tragico incidente polacco, fioccano i riconoscimenti per elogiare un grande uomo, oltre che un grande calciatore. Successivamente alla sua morte, vengono dedicati numerosi premi e tornei giovanili calcistici in giro per l’Italia in omaggio a Scirea.

Il suo ex Commissario tecnico Bearzot propone di ritirare la sua storica maglia numero 6 come gesto celebrativo. A Cernusco sul Naviglio, suo paese natale, gli hanno dedicato lo stadio locale.

La Curva Sud del vecchio stadio di Torino, il Delle Alpi, venne denominata curva Gaetano Scirea da parte dei tifosi juventini che indicono questa iniziativa.

Non poteva mancare, naturalmente una stella commemorativa dedicata a lui fra le tante della Walk of Fame che caratterizzano l’impianto dello Juventus Stadium. 

A Torino c’è anche una strada in suo onore, chiamata Corso Gaetano Scirea, un viale che costeggia l’ingresso principale dello Juventus Stadium.

Conclusioni

Universalmente riconosciuto come uomo e giocatore esemplare, non solo in base a questi omaggi celebrativi, ma per dati di fatto dimostrati sul campo. Icona di correttezza e signorilità, uomo di spessore.

I 14 titoli complessivi personali vinti in carriera non bastano per attestarne l’immensità scolpita su un’ideale pietra calcistica.

Un giocatore e un uomo come lui mancano sempre più a questo calcio, dove i valori della correttezza e dello stile sembrano essersi un po’ persi per strada. Uno che sapeva come farsi rispettare in campo, ma senza mai perdere la signorilità di fondo intrinseca.

Quanto ci manchi, Gaetano Scirea!

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Gaetano Scirea, biografia della bandiera di Juve e Nazionale
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Gaetano Scirea, biografia della bandiera di Juve e Nazionale
Descrizione
La carriera del mitico Gaetano Scirea, difensore della Juventus e della Nazionale, ripercorsa tra nostalgia e un velo di malinconia.
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Campioni Calcio
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