Filippo Inzaghi: biografia dell’attaccante, tra gli altri, di Juve, Milan e Nazionale

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Filippo Inzaghi: biografia dell’attaccante, tra gli altri, di Juve, Milan e Nazionale, oggi allenatore, nel post a cura di Campioni Calcio

Tra i tanti nomi che hanno sostanziato il panorama calcistico nostrano, uno dei più recenti e noti dell’universo milanese, a forti tinte rossonere, è Filippo Inzaghi. Fratello dell’attuale tecnico dell’Inter, Simone, questi ha conosciuto le realtà di Juventus, Atalanta, Milan e la maglia azzurra della Nazionale, ovviamente, rappresentando una delle punte più prolifiche del pallone italiano.

Andiamo a scoprire insieme, dunque, le tappe della vita e della carriera di quest’incredibile professionista ed atleta del rettangolo verde. Bentornati sul nostro portale!

Filippo Inzaghi con Piacenza, Leffe, Verona, Parma e Atalanta

Filippo Inzaghi nasce a Piacenza il 9 agosto del 1973. Fratello maggiore di Simone, anch’egli calciatore e attaccante, la carriera e l’amore per il calcio da parte di Filippo iniziano presto, nello specifico quando il papà lo porta allo stadio Meazza (S. Siro) per vedere dal vivo le gesta dei campioni di Milan, Inter e non solo.

Un primo impatto con questo mondo che conquista il giovane Filippo Inzaghi, che muove i primi passi tra le fila del Piacenza. Ad essa farà seguito l’esperienza al Leffe, poi Verona, due club in cui quest’ultimo colleziona tra le 20 e le 30 presenze, andando sempre in doppia cifra (rispettivamente, 13, 13 e 15 reti nei tre anni tra il 1991 ed il 1995). Qui si conquista anche il soprannome di “Superpippo”, che i tifosi del Verona attribuiscono appunto al giovane Filippo. Dopo una seconda esperienza piacentina con altre 15 reti in cadetteria, viene acquistato dal Parma, che nel 1995 decide di puntare sul bomber piacentino. Una parentesi controversa, che vede Inzaghi farsi strada a suon di gol nelle poche apparizioni consentitigli dall’allenatore Nevio Scala (anche per la presenza di attaccanti più quotati). Da qui la volontà di trasferirsi altrove in prestito, (il Napoli si interessa a lui ma senza finalizzare l’accordo). Così la successiva tappa del cammino di Filippo si chiama Bergamo, con l’Atalanta come nuova squadra.

Dopo vari gol e presenze in B e l’esordio in A, Superpippo si afferma definitivamente proprio con la rosa bergamasca, con il record personale di gol, ben 24, che gli consentono di vincere il titolo di capocannoniere della serie A nella stagione 1996-97.

Tale crescita lo porta alle luci della ribalta, sotto la lente di ingrandimento della Juventus, che nel 1997 si fa avanti per acquistarlo per 20 miliardi di lire.

filippo inzaghi piacenza

Filippo Inzaghi alla Juventus

Il trasferimento alla “Vecchia Signora” consente la consacrazione al bomber di Piacenza, che assistito da un altro grandissimo del calcio nostrano, ossia Alex Del Piero, mette a referto ben 27 gol. Un duo d’attacco davvero micidiale, quello formato da Inzaghi e Del Piero, trascinatori della Juventus alla vittoria di Supercoppa e Campionato insieme a Zidane, e alla disputa di una finale di Champions League (persa con il Real Madrid per 1-0).

Nel 1999 l’avvicendamento tra Marcello Lippi e Carlo Ancelotti toglie un po’ di smalto alla squadra, dove l’unica certezza resta però proprio Filippo. Un’altra ventina di reti per lui ed una semifinale di Champions contro il Manchester United, ancora una volta però fatale per i bianconeri. Cosi come l’annata successiva, dove la rosa torinese di Inzaghi e Co. Viene eliminata addirittura nella fase a gironi di Champions, in cui l’attaccante piacentino prende comunque parte con vari gol.

Stessa cosa dicasi per il campionato in cui quest’ultimo conduce i suoi ad un secondo posto dietro la Roma anche grazie ai suoi 11 gol. 

Dopo 165 presenze e 89 reti totali tra campionato e coppa, Filippo insegue i sogni da bambino e firma per il Milan, che lo acquista insieme a Rui Costa per tornare a vincere.

filippo inzaghi alla juventus

Filippo Inzaghi al Milan

Con il sopraggiungere del nuovo Millennio, e dunque degli anni 2000, Filippo vive un passaggio clamoroso dalla sponda torinese bianconera a quella milanese rossonera del Milan per 70 miliardi di lire.

Un trasferimento di mercato che segna una svolta chiave nella carriera di Filippo, sebbene l’esordio con il Milan venga subito stoppato da un brutto infortunio. Si rifà però nel campionato successivo, segnando 17 gol in 30 apparizioni, e vincendo la coppa più ambita da un calciatore: la Champions League, ai danni proprio della sua ex squadra, la Juventus, in una finale europea tutta italiana. Tuttavia, altri problemi fisici ne rallentano la corsa con il “Diavolo” ostacolandone il percorso di crescita e maturazione definitiva.

Essa però arriva comunque, malgrado tutto, nella stagione 2005/2006, che gli vale la convocazione in Nazionale. Una chiamata importante per Filippo, quella dell’allora c.t. Marcello Lippi, poiché il 2006 vedrà l’Italia trionfare al Mondiale per la quarta volta nella sua storia. Da lì si innesca una serie di trionfi per Inzaghi, che reduce dal titolo prestigioso con la maglia azzurra, ne conquista un altro altrettanto essenziale con il club rossonero: la finale di Atene del 2007 vale la settima Champions per il Milan (che entra nella storia come club italiano più vincente di sempre in Europa, dietro solo al Real Madrid a livello internazionale). Alla coppa con le grandi orecchie fanno seguito poi il trionfo in Supercoppa Europea contro il Siviglia e il Mondiale per Club contro il Boca Juniors. Altri due trofei che arricchiscono la bacheca personale di “Superpippo” che lascia sempre il segno in ciascuna delle competizioni menzionate. Cosa che gli consente di agguantare nella classifica dei bomber europei un certo Gerd Muller, a quota 62 gol. Da lì in poi diventa una sfida personale con l’attaccante madridista Raul Gonzalez Blanco. Una battaglia a suon di reti europee, che porta i due a scavalcarsi di continuo in vetta alla classifica dei bomber top d’Europa. Anche con il Milan, però, Filippo non si fa mancare i record, superando quello precedente sul piano personale di marcature realizzate con una squadra del campionato italiano (la Juventus nell’ultima circostanza). Grazie ai rossoneri e alla sua corazzata Inzaghi riesce a superare i 90 gol con il club e i 300 in carriera. Aspetto che gli vale anche un attaccamento smisurato della tifoseria milanista, specie nel giorno del suo addio.

Il gol numero 156 contro il Novara nel 2011 decreta l’ultimo passo della sua carriera da calciatore. Dopo 300 presenze e 126 reti totali Filippo Inzaghi si ritira dal calcio.

Filippo Inzaghi in Nazionale

Filippo Inzaghi in Nazionale è stato un uomo chiave ma a fasi alterne. Perchè non sempre la nazionale italiana ha attinto dal fiuto del gol di Pippo. Vuoi perchè tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 il nostro campionato conosceva altri bomber di razza, vedi Vieri, Del Piero, Totti, Baggio, Montella, Chiesa, Toni e l’elenco potrebbe essere anche più lungo, vuoi per alcuni infortuni nei momenti topici della stagione, che hanno privato dell’Italia di un attaccante capace sempre di segnare.

L’esordio è di prestigio: Brasile-Italia 3-3 nel torneo di Francia ’97. I primi gol arrivano contro la Spagna a Salerno in amichevole nel 1998.

Ultima gara con l’Italia contro la Francia nelle qualificazioni ad Euro 2008. Nel mezzo la partecipazione ad Euro 2000 e ai mondiali di 2002 e 2006, che incoronano Inzaghi campione del mondo (con un gol anche alla Repubblica Ceca).

Per Inzaghi saranno 57 presenze totali con 25 reti messe a segno.

Inzaghi allenatore: Bologna, Venezia, Benevento e Brescia prima della Reggina

Archiviata la carriera da calciatore, Filippo inizia quella da allenatore, dapprima al Milan facendosi le ossa, poi il Bologna come prima occasione concreta di guida tecnica. Venezia, Benevento, Brescia e Reggina, successivamente, le piazze in cui quest’ultimo si afferma tra promozioni e salvezze ottenute. Un curriculum di tutto rispetto, quindi, anche come coach, che fa capire quanto Inzaghi sia legato a doppio filo al pallone, in qualsiasi sua forma. Un legame indissolubile, una passione autentica che trascende i ruoli dentro e fuori dal campo, sempre ad altissimo livello.

In questo momento siede sulla panchina della Salernitana, fermandosi nuovamente in Campania dopo la parentesi sannita.

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