Ferenc Puskàs, biografia del calciatore ungherese

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ferenc puskàs

Ferenc Puskàs la biografia nel post a cura di Campioni Calcio

I campioni nel mondo del calcio sono stati tanti. Qualcuno ha lasciato il segno in misura maggiore rispetto ad altri, ma tutti allo stesso modo hanno dato il proprio contributo a rendere il calcio lo sport più bello e affascinante del mondo. Qualcun altro al di fuori del campo più che in campo, ma questo è un altro discorso. Oggi vi parliamo di Ferenc Puskàs, un campione quasi dimenticato dagli appassionati, ma uno dei calciatori più talentuosi di tutti i tempi e che hanno fatto grande l’Ungheria pallonara.

Certamente fare un raffronto tra epoche storiche e tipi di calcio diversi, decontestualizzare i periodi storici è esercizio alquanto complicato e probabilmente impossibile da mettere in atto.

Tutti noi comunque siamo più o meno concordi sul fatto che Maradona e Pelè siano indubbiamente stati i calciatori più forti di tutti i tempi, poi ci si può schierare in una fazione o in un’altra, ma non ci si discosta tanto da questi fronti.

Il calcio di una volta attira le attenzioni degli appassionati ancora oggi perché considerato un calcio diverso, molto più maschio e molto più competitivo rispetto a quello di oggi. Ferenc Puskàs appartiene proprio a quell’epoca. 

Uno di quei giocatori sottovalutati dalla critica e dall’opinione corrente, ma che è stato di fatto uno dei primi a scrivere la storia di questo sport con le sue gesta. Ungherese di nascita, ha dato lustro alla sua nazione e a sé stesso negli anni ’50/60.

ferenc puskàs

Puskàs all’Honved

La carriera di Puskàs si inaugura nel lontano 1937 nelle giovanili del Kispest, squadra di un distretto di Budapest. Peraltro l’allenatore di questa squadra era proprio suo padre a quei tempi. A 16 anni esordisce nella massima serie ungherese e ottiene il nomignolo di “Ocsi”, tradotto in italiano come “fratellino”.

Dal 1943 in poi il Kispest cambia nome e diventa Honved Budapest. Ad ogni calciatore viene associato un titolo militare in quanto la squadra viene assunta sotto il controllo del Ministero della Difesa. Puskàs gioca nell’Honved fino al 1956 e aiuta la sua squadra ad ottenere svariati trofei. Su tutti, 5 campionati ungheresi. 

Vince inoltre il titolo di capocannoniere del campionato per ben 4 volte e in una stagione in particolare, quella del 1947/48, riuscì nell’impresa di segnare addirittura 50 gol in un solo campionato!

puskàs honved

Puskàs al Real Madrid

Nel 1958 si concretizza per Ferenc Puskàs l’approdo alla squadra più prestigiosa di sempre, il Real Madrid. All’inizio il cerchio della critica lo considerava fuori forma poiché proveniva da una squalifica di 2 anni inflittagli dalla FIFA e non giocava da parecchio tempo. C’era stato anche un principio di accordo con l’Inter, ma mai concretizzatosi del tutto. Tra lo scetticismo generale iniziale, Puskàs inizia ad entrare e abituarsi all’ambiente madridista e ai ritmi del calcio spagnolo.

Faceva coppia d’attacco in quel Real con un certo Alfredo Di Stefano, non proprio l’ultimo arrivato. Resta ai Blancos fino al 1966, contribuendo a far vincere loro 6 campionati spagnoli e 3 Coppe dei Campioni. 

In una di queste, precisamente nel 1960, segnò 4 reti in finale contro l’Eintracht Francoforte nel 7-3 complessivo a favore della sua squadra. In bacheca anche 1 Coppa Intercontinentale e 1 Coppa di Spagna.

Si ritira nel 1966 alla soglia dei 40 anni.

puskàs real madrid

Puskàs in Nazionale

I ricordi più belli ed emozionanti per Ferenc Puskàs, entrati a pieno titolo nella storia del calcio antico e non, sono associabili certamente alle performance nella Nazionale ungherese. Quell’Ungheria degli anni ’50/60 fece cose strabilianti a livello europeo e mondiale. Ci fu un periodo in cui rimase imbattuta addirittura per 31 partite consecutive.

Una delle squadre più forti di sempre, potremmo dire. Divenne capocannoniere con 10 gol nell’edizione del 1953 della Coppa Internazionale.

Il 1956 poteva essere l’anno più bello della sua carriera, ma venne stroncato sul più bello dalla Germania Ovest. L’Ungheria di Puskàs arriva ai Mondiali di Svizzera del 1954 da assoluta favorita. Giunge in finale senza neanche il suo contributo perché fu costretto a saltare i quarti e la semifinale per infortunio.

Se la giocò contro i tedeschi fino alla fine, ma quel 3-3 segnato da Puskàs in maniera regolare fu inspiegabilmente annullato dall’arbitro. La sconfitta più bruciante di sempre per lui ed l’intera nazione, ancora di più se consideriamo che fu la prima sconfitta assoluta dal 1950 al febbraio 1956 dopo una lunga serie positiva.

Ma gli 84 gol segnati in 85 partite, praticamente con una media di 1 realizzazione a partita, rappresentano ancora oggi il record ungherese in assoluto che resterà probabilmente imbattuto negli anni.

A livello europeo soltanto Ali Daei e Cristiano Ronaldo hanno fatto meglio di lui.

Dal 1961 Puskàs ottiene la cittadinanza spagnola, ma gioca per la Spagna soltanto 4 partite, senza lasciare il segno più di tanto.

Giocò in maniera marginale e poco incisiva i Mondiali del 1962 con la stessa Spagna.

Gol Puskàs

Tra club, nazionale maggiore e nazionali giovanili, Puskás ha totalizzato globalmente 709 presenze segnando 700 reti, alla media di 0,98 gol a partita, davvero un record.

Ecco a voi come si dividono i gol di Puskàas tra squadre di club e nazionale ungherese.

Squadre di club

  • 1943-1956 Honvéd Honvéd: 341 (352)
  • 1958-1966 Real Madrid Real Madrid 180 (156)

Nazionali

  • 1945-1956 Ungheria Ungheria 85 (84)
  • 1961-1962 Spagna Spagna 4 (0)

Il Puskàs allenatore giramondo

Chiusa la fenomenale carriera da calciatore, Ferenc Puskàs si dedica a quella di allenatore. Allena inizialmente la squadra spagnola dell’Hercules Alicante nel 1967, poi passa agli statunitensi del S.F. Gales e ai canadesi dei Vancouver Royals.

La sua carriera da tecnico lo porta a girare diversi posti in giro per il mondo, tra cui la Grecia per allenare la formazione del Panathinaikos dal 1970 al 1974. Qui viene nominato miglior tecnico del campionato greco per ben 2 anni consecutivi e disputa persino la finale di Coppa dei Campioni nel 1971, persa contro la straripante Ajax di Cruijff e Michels. Vince comunque 2 campionati nazionali.

Nel 1986 allena il Sol De America in Paraguay e approda successivamente in Australia con il South Melbourne. Qui conquista la Coppa d’Australia e il campionato tra il 1989 e il 1991.

Il cerchio non si poteva che chiudere nella sua Ungheria, finendo a condurre la Nazionale da commissario tecnico nel 1993. Un’esperienza non propriamente indimenticabile “condita” da 3 sconfitte in 4 partite.

puskàs allenatore

Gli ultimi anni e la morte nel 2006

La sindrome di Alzheimer lo logora piano piano a partire dall’anno 2000, tanto è vero che la sua famiglia è costretta a vendere tutti i trofei ottenuti nella carriera pur di pagargli le cure mediche e assistenziali.

Muore per una polmonite il 17 novembre del 2006.

In Ungheria gli dedicheranno un funerale degno di un capo di stato, com’è giusto che fosse, considerando la grandezza del personaggio in questione.

Ferenc Puskàs il “colonnello”

Tra i riconoscimenti sportivi di alto prestigio, Puskàs ricevette nel corso della sua carriera da calciatore delle onorificenze di tipo militare. Divenne dapprima maggiore dell’esercito ungherese e poi nel 1992 ottenne il grado di tenente colonnello. 

Un riconoscimento che lo elevò nelle più alte sfere gerarchiche e politiche della nazione. Più di un’icona, un condottiero sia a livello sportivo che non, entrato a pieno titolo come personaggio rappresentativo e influente del proprio territorio.

Conclusioni

L’Ungheria in sé, che non è mai stata una nazione particolarmente competitiva a livello calcistico, la si ricorda soltanto, per l’appunto, per aver sfornato un campione come Ferenc Puskàs. Bassa statura, ma grandezza spropositata da mezzala e regista, come si chiamerebbe nel gergo calcistico attuale basandoci sulle sue caratteristiche tecniche, oltre che cecchino implacabile in area di rigore. Dotato di grande senso realizzativo e tattico. Un mancino a livello di Diego Armando Maradona, di fantasia e fiuto per la giocata.

Un paragone che può non considerarsi troppo azzardato per uno come Ferenc Puskàs che ha fatto grande l’Ungheria come Maradona fece con l’Argentina.

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