Evaristo Beccalossi: storia del fantasista italiano di Inter, Brescia, Samp e Monza, nel post a cura di Campioni Calcio
Nel calcio italiano degli anni Settanta e Ottanta, Evaristo Beccalossi è stato uno di quei giocatori impossibili da incasellare. Non era un fantasista classico, non era un regista puro, non era un numero 10 scolastico: era un talento istintivo, imprevedibile, capace di inventare giocate che pochi altri vedevano. Beccalossi ha legato la parte più importante della sua carriera all’Inter, ma il suo nome resta associato soprattutto a un’idea romantica di calcio: quella del fuoriclasse capace di accendere la partita con un tocco, un dribbling o una punizione.
In carriera ha totalizzato 189 presenze e 31 gol in Serie A e 182 presenze e 24 gol in Serie B, numeri che raccontano bene la sua lunga avventura nel calcio professionistico.
In questo post a cura di Campioni Calcio vediamo insieme la carriera di Evaristo Beccalossi, tra Brescia, Inter, Samp, Monza, il finale di carriera nelle serie minori e la Nazionale. Bentornati sul nostro portale!
Evaristo Beccalossi al Brescia
Evaristo Beccalossi nasce a Brescia il 12 maggio 1956. Cresce calcisticamente nel Brescia, club con cui debutta tra i professionisti e in cui si mette subito in luce per tecnica, personalità e fantasia.
Nella sua prima esperienza con le Rondinelle, dal 1972 al 1978, gioca 94 partite di campionato segnando 15 gol.
Sono gli anni in cui si forma il giocatore che il grande pubblico imparerà a conoscere: estroso, poco incline ai dogmi tattici, ma capace di colpi geniali e giocate decisive. A Brescia vince anche il campionato Primavera 1974-75, primo segnale di una qualità fuori dal comune. Non conquista trofei in prima squadra, ma è proprio lì che costruisce il proprio profilo di talento puro e anticonformista.
A fine carriera torna al Brescia, dove gioca altre 48 partite di campionato tra il 1986 e il 1988. In questo secondo periodo non segna in campionato, ma il suo ritorno ha un valore fortemente simbolico: Beccalossi rientra nella città in cui tutto era iniziato, riportando esperienza e personalità.
La prima stagione si chiude con la retrocessione del Brescia dalla Serie A, mentre la seconda vede le Rondinelle terminare il campionato di Serie B all’ottavo posto.

Evaristo Beccalossi all’Inter
Nel 1978 passa all’Inter, club con cui vive la fase più importante e iconica della sua carriera. In nerazzurro resta fino al 1984 e mette insieme 156 presenze e 31 gol in Serie A; considerando tutte le competizioni, sono 217 presenze complessive e 37 reti, dato che rende bene il suo impatto anche nelle coppe.
Con la squadra milanese vince lo Scudetto 1979-80 e la Coppa Italia 1981-82, diventando uno dei giocatori simbolo dell’Inter di inizio anni Ottanta.
A San Siro Beccalossi vive i suoi anni da grande protagonista. È il fantasista libero, quello che gioca fuori dagli schemi, che accende il pubblico con dribbling secchi, assist improvvisi e gol di classe. La sua incostanza viene spesso discussa, ma proprio questa sua natura imprevedibile lo rende amatissimo dai tifosi.
In quel periodo diventa uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano e uno dei giocatori più “diversi” del campionato.
Evaristo Beccalossi alla Sampdoria
Nell’estate del 1984 Beccalossi lascia l’Inter e si trasferisce alla Sampdoria. L’esperienza a Genova dura solo una stagione, ma si chiude comunque con un trofeo, ossia la Coppa Italia 1984-85.
In campionato, però, il suo contributo è limitato, con 9 presenze e nessun gol. Non è una parentesi lunga né centrale come quella vissuta a Milano, ma aggiunge comunque un titolo alla sua bacheca e gli permette di chiudere una tappa importante della carriera in un contesto competitivo.
La Samp di quegli anni stava crescendo e Beccalossi ne fu una presenza di qualità, seppur breve.
Evaristo Beccalossi al Monza
Nel 1985-86 passa al Monza, in Serie B. Qui disputa 14 partite segnando 3 gol, ma la stagione si chiude in modo amaro con l’ultimo posto e la retrocessione del club in Serie C.
È una fase diversa della sua carriera: meno luci, più difficoltà, con il peso di un talento che prova ancora a incidere ma in un contesto meno ambizioso rispetto agli anni di Inter e Sampdoria.
Anche se il bilancio collettivo è negativo, il suo nome continua a mantenere fascino e attenzione, perché Beccalossi resta un giocatore capace di inventare calcio anche in una realtà complicata.
Evaristo Beccalossi al Barletta
Nel 1988-89 Beccalossi veste la maglia del Barletta, sempre in Serie B. Qui mette insieme 26 presenze e 6 gol, dimostrando di avere ancora colpi e qualità per incidere. È l’ultima vera tappa nel professionismo ad alti livelli.
Non arrivano trofei, ma dal punto di vista personale è una stagione dignitosa, in cui lascia ancora vedere sprazzi del giocatore che aveva fatto innamorare il pubblico interista.
Evaristo Beccalossi tra Pordenone e Breno
Dopo il Barletta, Beccalossi scende di categoria. Nel 1989-90 gioca con il Pordenone, in Interregionale, disputando 24 partite e segnando 4 gol. La stagione si chiude con la retrocessione del club. L’anno successivo veste la maglia del Breno, ancora nei dilettanti, e lì conclude definitivamente la carriera agonistica nel 1991.
Sono gli ultimi capitoli di una parabola lunga e particolare, che lo ha portato dai palcoscenici di San Siro ai campi del calcio minore, sempre con lo stesso stile libero e personale.
Evaristo Beccalossi in Nazionale
Uno degli aspetti più discussi della carriera di Beccalossi riguarda il rapporto con la Nazionale italiana. Nonostante il talento, non fu mai convocato stabilmente in Nazionale maggiore. A livello azzurro raccolse 3 presenze con l’Under 21 e 4 con la Nazionale olimpica, segnando 1 gol con quest’ultima.
La sua esclusione più celebre fu quella dal gruppo azzurro per il Mondiale 1982, scelta che contribuì a rafforzare l’immagine di calciatore geniale ma non completamente inquadrabile nei meccanismi voluti da Bearzot.
Il paradosso di Beccalossi sta anche qui: amatissimo dai tifosi, celebrato per il suo estro, ma mai davvero centrale nel progetto della Nazionale maggiore.
Il post calcio giocato e la morte
Dopo il ritiro, Beccalossi ha mantenuto un legame costante con il calcio, soprattutto come opinionista, volto televisivo e personaggio molto riconoscibile nel panorama sportivo italiano.
Non ha costruito una lunga carriera da allenatore come altri ex calciatori della sua generazione, ma è rimasto una figura popolare e amata, anche grazie alla sua spontaneità e alla sua immagine di talento fuori dagli schemi.
Negli anni ha partecipato a eventi, partite celebrative e iniziative legate soprattutto al mondo Inter e al calcio lombardo.
Nel 2023 ha anche pubblicato l’autobiografia “La mia vita da numero 10”, ulteriore conferma di quanto la sua figura continui a esercitare fascino tra gli appassionati.
Purtroppo prima di compiere 70 anni, il 6 maggio del 2026, Beccalossi muore a Brescia a causa delle conseguenze di un’emorragia celebrale, che lo aveva colpito nel 2025.
Conclusioni
Evaristo Beccalossi è stato uno dei giocatori più particolari e riconoscibili del calcio italiano. Non ha avuto la carriera lineare dei campioni più “regolari”, ma ha lasciato un segno profondo grazie al suo stile, ai suoi colpi e alla sua personalità.
Dal Brescia all’Inter, passando per Sampdoria, Monza, Barletta, Pordenone e Breno, ha attraversato il calcio italiano con un talento che non si è mai fatto addomesticare del tutto.
E forse è proprio per questo che ancora oggi il suo nome viene ricordato con affetto: perché Beccalossi non è stato solo un giocatore forte, ma un simbolo di libertà calcistica.



