Claudio Sala, storia del “Poeta del gol” del Toro dell’ultimo scudetto

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Claudio Sala, storia del fantasista del Toro dell’ultimo scudetto, chiamato “Poeta del gol”, nel post a cura di Campioni Calcio

Certi legami restano lì. Indissolubili e scolpiti per sempre nella memoria di ogni buon tifoso. C’era una volta un calcio dove non era il Dio denaro a farla da padrone, ma c’erano storie, sentimenti ed emozioni personali da poter raccontare. Grossomodo quelle che ha vissuto il buon Claudio Sala con la maglia del Torino. Uno di quei miti calcistici delle vecchie generazioni di cui difficilmente si può dimenticare.

E che sono ricordate ancora oggi con affetto da chi per anni ha ammirato un calcio dai valori, dalle idee, dalla tipologia totalmente diverso da quello attuale.

Vediamo qui la sua storia tra Monza, Napoli, Torino e il suo finale a Genova, sponda Grifone. Bentornati su Campioni Calcio!

Claudio Sala al Monza

Claudio Sala nasce a Macherio, piccolo comune del brianzolo, l’8 settembre del 1947.

Il centrocampista rientra nel novero di quei calciatori che hanno fatto brillare gli occhi degli italiani tra gli anni ’60/70. Ex centrocampista che oggigiorno si considererebbe come un’ala a tutto campo. Macinatore di km e dribblatore di alto profilo, con grandi capacità di inserimento e facile appoggio per i compagni. Di piede destro, ma abile in egual misura con l’altro piede.

La sua prima squadra nel mondo professionistico è stata il Monza. Gioca in Serie C per la prima volta nel 1965. La gavetta prosegue sotto una buona stella, considerando che sarà uno degli artefici principali della promozione brianzola dalla C alla B nella stagione 66/67. Ed è proprio da qui che inizia l’ascesa dal punto di vista professionale. Infatti, il Napoli lo nota e lo acquista quando era ancora in C. Lo riporta a casa dopo una buona stagione in serie cadetta con i brianzoli.

Claudio Sala al Napoli

Claudio Sala viene notato dagli osservatori del Napoli, i quali non perdono tempo e lo annotano sul taccuino. La società azzurra sborserà ben 125 milioni di lire per portarlo all’ombra del Vesuvio.

Nell’ottica di farlo ulteriormente maturare e svezzare sotto tutti i punti di vista, si prende la decisione di lasciarlo ancora per un anno al Monza. Completato il percorso di crescita, Sala sbarca definitivamente al Napoli a partire dal 1968.

Arriva come uno degli acquisti di punta a disposizione dell’allora allenatore Giuseppe Chiappella. Colui che gli cambia ruolo più volte. Inizialmente lo schiera di frequente come attaccante esterno per, poi, dirottarlo qualche metro dietro in veste di trequartista, secondo il gergo moderno. Esordio in Serie A in un Napoli-Verona di inizio campionato. Era un 29 settembre del 1968.

Gli viene affidata la maglia numero 10, raccogliendo l’eredità pesante di un certo Omar Sivori. Tuttavia, egli non avverte più di tanto questo peso e gioca come sa.

Il bilancio dell’esperienza al Napoli segnerà in totale 23 presenze e 2 reti messe a segno in un’intera stagione. Da celebrare, in maniera particolare, 1 gol di ampio prestigio segnato agli inglesi del Leeds durante un incontro di Coppa delle Fiere. Una valenza doppia, avendolo realizzato contro i campioni in carica di allora. 

Non basta, però, a convincere i dirigenti a tenerlo in azzurro, soprattutto vista l’offerta che giunge da Torino.

Claudio Sala al Torino

Non passa neanche un anno dalla sua esperienza azzurra, che Claudio Sala cambia sponda e finisce al granata del Torino. Il suo cartellino vale ben 470 milioni di lire. Un trasferimento che comincia a dare i suoi frutti nella stagione 1970/71, culminata con la storica vittoria della Coppa Italia.

Mister Luigi Radice cuce per lui il classico ruolo da esterno destro che lo contraddistinguerà per il resto della carriera. Diventa, oltre che il capitano per eccellenza, la bandiera universale del toro, con il quale arriverà a vincere uno scudetto nel 1976. 

Di fatto, l’apice di una cavalcata trionfale e gratificante, soprattutto a livello personale. Valore inestimabile e nostalgico, per certi versi, considerando che questo Scudetto giunge per la prima volta dopo la nota tragedia di Superga. 

Come se gli astri si fossero allineati per far rivivere determinati momenti di gloria ai tifosi granata. Insieme a Pulici e Graziani, i famosi Gemelli del Gol, compone un trio destinato a non avere eguali nel campionato italiano in quegli anni. Invidiabile persino per le grandissime squadre.

L’anno seguente potrebbe vincerne addirittura un altro di titolo, ma l’impresa svanisce per appena un punto di distacco dalla prima, l’eterna rivale cittadina della Juventus, dopo un duello che appassiona tutta l’Italia del pallone. Delusione atroce, ma mitigata, in buona parte, dalla soddisfazione di essere il miglior marcatore del Torino in Coppa dei Campioni, grazie ai due gol firmati durante quell’edizione. Peccato per aver pescato al secondo turno i futuri campioni del Borussia Mönchengladbach.

Nel 1980 il Torino lo saluta dopo 11 anni di onorata militanza, con 286 presenze e 25 reti realizzate. Un giorno triste per tutto l’ambiente che ha avuto modo di conoscere l’attuale quarto classificato per presenze totali nel club. Ad accoglierlo c’è il Genoa in Serie B alla soglia dei 33 anni.

Claudio Sala al Genoa

Claudio Sala gioca a Genova, sponda grifone, fino al 1982, l’ultimo contratto da calciatore professionista. L’ultimo sussulto la promozione dalla Serie B alla Serie A con i grifoni, i quali, di recente, lo hanno inserito di diritto nella Hall of Fame. Con il Genoa 41 presenze complessive tra A e B.

I suoi numeri nel campionato italiano parlano chiaro: da Genova in giù sono 27 i gol in 323 match complessivi.

claudio sala genoa

Claudio Sala in Nazionale

In Nazionale azzurra, Claudio Sala si è visto solo 18 volte in campo, di cui due illustri apparizioni ai Mondiali del ’78 organizzati in Argentina e che vedono i colori azzurri vicini al trionfo mondiale, che avverrà nel 1982, proprio quando Sala si ritirerà. L’esordio con l’Austria, mentre l’ultima gara è con la Cecoslovacchia nel 1978.

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