Pelè: la storia di O’Rey

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Pelè la biografia: l’unione fa il campione su Campioni Calcio

Chi non conosce Pelé o non lo ha mai sentito nominare non può definirsi realmente amante del gioco del calcio. Conoscerlo è quasi d’obbligo. Passano gli anni, ma il ricordo resta vivo più che mai.

Se il calcio è il gioco più bello del mondo è anche merito suo, delle straordinarie giocate di questo campione da Três Corações, piccolo comune nel sud-est del Brasile. 

Di seguito, vi introduciamo nella vita privata e calcistica di O’Rei. Una biografia che ne ripercorre i passi verso la gloria e una rappresentanza che travalica i confini del campo di gioco.

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Pelé: tutto nasce nel Bauru

Edson Arante do Nascimiento, per tutti Pelè, nasce il 23 ottobre 1940 a Três Corações, Minas Gerais e muove i primi passi da calciatore in una squadra locale dilettantistica, il Bauru.

All’età di 15 anni approda in una delle squadre più importanti del Brasile e del mondo: il Santos. Qui inizia la scalata nell’olimpo del calcio di uno dei più grandi interpreti del gioco in assoluto.

Pelè al Santos: più di 1.000 gol in carriera con la squadra brasiliana

Anno 1957. Lo spartiacque tra la nascita di un prodigio e la consacrazione di un mito. A soli 16 anni La Perla Nera è già il capocannoniere del campionato brasiliano Paulista. 

Da far scalpore, calcisticamente parlando, al punto che in breve tempo arriva la chiamata da parte della Nazionale del Brasile. Con il Santos ha raggiunto la strabiliante cifra di 1088 gol totali. Ben 10 i campionati paulisti portati in bacheca nel corso della sua permanenza, per non parlare delle 2 coppe Libertadores, 2 coppe Intercontinentali e 1 Supercoppa dei Campioni Intercontinentale. I titoli e le cifre parlano già da soli, ma non bastano ancora a descriverne a pieno la sua grandezza.

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Pelé negli anni d’oro del grande Brasile

Il Brasile vivrà un’epoca d’oro in concomitanza con il periodo di maggior splendore di Pelè. Il 1958 e il 1962 sono gli anni dei due Mondiali consecutivi vinti e che consolidarono al mondo il mito della Perla Nera.

Soprattutto il Mondiale svedese del 1958 resta nella storia ancora oggi per 2 grandi primati personali stabiliti: vale a dire il più giovane ad aver segnato un gol in un Mondiale e il più giovane campione del mondo nella storia del calcio a soli 17 anni e 249 giorni. 

Nel 1962 il marchio Pelé risulta essere meno incisivo all’interno della competizione, ma semplicemente perché lasciò la competizione dopo la seconda partita a causa di un infortunio. 

Il terzo Mondiale vinto della sua carriera è tristemente noto per i colori italiani, ci riferiamo naturalmente al 1970. Fu colui che col primo gol spianò la strada nella finalissima contro l’Italia vinta 4-1.

14 anni di militanza in maglia verdeoro gli sono valsi in totale 3 mondiali vinti, 92 gol in 77 partite ufficiali e soprattutto tanti riconoscimenti, più o meno ufficiali, ricevuti in giro per il mondo. Dalla FIFA al Comitato Olimpico Internazionale, passando per il settimanale Times e la National Soccer Hall of Fame.

Pelé sbarca in America: gli ultimi anni ai Cosmos prima del ritiro

Il 1975 è un altro anno spartiacque nella storia del calcio e nella carriera di Pelé: l’approdo negli States rafforza l’immagine del panorama calcio a livello mondiale in un Paese poco calciofilo da questo punto di vista. Dato l’addio al Santos, gli ultimi anni della sua carriera sono colorati della maglia dei New York Cosmos, dove resterà per ben 3 anni. Anche qui riuscirà a vincere un campionato, esattamente nel 1977 (giocando anche con l’attaccante italiano Giorgio Chinaglia).

L’ultimo prima del suo addio al calcio. La presenza di Pelé come giocatore nella lega americana assume un’importanza simbolica e diviene lo strumento per eccellenza di culto e di aggregazione. Fa da collante verso una diffusione ancora più globale del gioco del calcio.

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Pelé-Inter: tutto fatto e tutto vero, ma…

Intorno alla figura di Pelé si è dibattuto a lungo soprattutto in merito alle sue reali potenzialità. Ma era davvero così forte come dicono? I negazionisti hanno sempre portato avanti il seguente mantra: “Ma ha giocato solo in Brasile, non ha mai segnato in Europa”.

Parzialmente vero, ma non esemplificativo. E pensare che uno come Pelé potevamo ritrovarcelo a giocare in Serie A. Basti pensare che l’Inter di fine anni ’60 è stata vicinissima ad acquistarlo. Fu proprio Angelo Moratti, l’allora presidente nerazzurro, a svelare nel tempo un curioso retroscena riguardante la stipula di un contratto, firmato, sottoscritto e concordato con il Santos. Ma a far saltare tutto ci fu la rivolta popolare innescata dai tifosi alla notizia di una cessione praticamente annunciata. Arrivarono persino a minacciare il presidente del club brasiliano e a incendiare la sede sociale come gesto estremo di rivolta.

Pelé e l’Europa, nella fattispecie il campionato italiano, si sono sfiorati, ma non si sono mai incontrati. Un rimpianto che era, è e resterà per sempre per lo spettacolo che poteva essere e non è stato.

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Pelè e il mito del suo potere attrattivo e persuasivo

Non sono soltanto i gol e le giocate tecniche ad elevarlo ad uno dei più grandi interpreti nella storia del calcio. Il suo buon nome andava al di là di una semplice palla al piede e si ripercuoteva persino in storie fatte di guerra civile e intimidazioni. 

Emblematico in questo senso l’episodio accaduto in Colombia durante una partita di esibizione tra Nazionale colombiana olimpica e Santos. Correva il luglio 1968.

L’arbitro decise di comminargli un cartellino rosso per un fallo di gioco. Fin qui tutto normale, ma la vera notizia è che il pubblico lo fece rientrare in campo.. letteralmente.

Si imbestialì ferocemente a tal punto che l’arbitro stesso dovette abbandonare il campo e Pelé, a sua volta, fu costretto di peso a rientrare, nonostante l’espulsione. Un tentativo di aggressione perpetrato ai danni dell’arbitro, tale Guillhermo Velàsquez Ramìrez, persino dagli stessi compagni di squadra brasiliani.

Risultato: il signore in questione venne risarcito in tribunale con 18mila pesos. L’arbitro passato alla storia per un’espulsione giudicata “ingiusta”, al di là del regolamento.

Ancora più significativo, storicamente parlando, l’intervento vero e proprio della Perla Nera nella guerra civile in Nigeria. Nel 1969, anno successivo alla famosa espulsione sopra citata, nel territorio africano imperversava la guerra civile.

Nel bel mezzo del conflitto, Lagos viene invasa in una domenica mattina di gennaio dall’arrivo del Santos. L’impegno è di quelli amichevoli contro la selezione nigeriana e per l’occasione la capitale si trasforma da campo di battaglia a campo di aggregazione e riunione intorno ad un idolo. Tutta la Nigeria abbraccia idealmente Pelé per ammirarne le sue gesta e idolatrarlo come vera e propria icona mediatrice, capace persino di stipulare simbolicamente una tregua di 48 ore tra le due fazioni nigeriane che stavano combattendo sul fronte. Travalicando i confini calcistici per invadere quelli sociopolitici. La forza di un personaggio interconnettivo.

Pelé ambasciatore al di là del calcio

Una volta abbandonato definitivamente il rettangolo di gioco, il nome di Pelé riecheggia sempre più come ambasciatore del mondo, oltre che del bel calcio. Divenuto ambasciatore ONU e UNICEF, oltre che Ministro straordinario per lo Sport in Brasile, la sua figura ha contribuito, come abbiamo potuto constatare in precedenza, ad unire, più che a dividere. 

Tanto è vero che J.B. Pinheiro, ambasciatore brasiliano presso l’ONU, dichiarò queste sintomatiche parole quando si apprese la notizia del suo ritiro dal calcio giocato:

“Pelé ha giocato a calcio per 22 anni e durante quel periodo ha promosso l’amicizia e la fraternità mondiale più di qualunque ambasciatore”.

Un riconoscimento probabilmente ben più prestigioso dei suoi 1281 gol in 1383 partite. E probabilmente anche più prestigioso del riconoscimento conferito dalla FIFA nel 2000 come “miglior calciatore del secolo” insieme ad un certo Diego Armando Maradona.

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Maradona o Pelè?

Chi è stato il più forte calciatore del mondo di tutti i tempi?

Non lo sapremo mai probabilmente. Non ce ne vogliano Messi o Cristiano Ronaldo, ma la diatriba tra Maradona e Pelè è un gioco a due che non permette terzi incomodi.

Pelè e Maradona sono stati a lungo l’antitesi: il brasiliano fautore della pace, icona del calcio romantico contro l’argentino, con vizi, capricci e a volte definito come un personaggio scomodo, che incarna i vizi dell’uomo moderno.

A noi piace pensare che i due avrebbero potuto, giocando insieme, rappresentare la coppia d’attacco più forte di tutti i tempi.

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Pelè al cinema: il film “Fuga per la vittoria”

Un esempio tramutato, Pelè, anche nel cinema. Lì dove sono stati girati ben 6 film che lo hanno visto protagonista, tra cui “Fuga per la vittoria” o “Victory”, quest’ultimo fianco a fianco con Sylvester Stallone.

Naturalmente, la biografia cinematografica dei fratelli Zimbalist, uscita nel 2016, sublima a pieno la figura del campione più amato di tutti i tempi. Uno dei tanti che fanno parte dell’olimpo del calcio. Dentro e fuori dal campo. Lì dove possono arrivare in pochi e ammirare in tanti.

Gol Pelè: i più belli

Di gol, Pelè ne ha fatti davvero tanti:

  • 1088 con il Santos;
  • 92 con il Brasile;

Per un totale di 1281 gol in 1383 partite, contando anche i Cosmos. Ecco i gol di Pelè più belli realizzato dal calciatore brasiliano:

Età Pelè

Oggi Pelè ha 79 anni ed è stato ricoverato alcune volte in ospedale per malori ma è stato sempre dimesso senza alcun problema. La sua salute sembra essere forte, così come lo era in campo.

O’ Rey, o Perla Nera, sarà per sempre ricordato come colui in grado di far appassionare intere generazioni al gioco del calcio.

 

Il nostro post alla scoperta di Pelè, termina qui. Alla prossima con i post dedicati ai grandi campioni che hanno reso celebre il gioco del calcio.

6 Commenti

  1. […] Definito “Baixinho” per la sua bassissima statura, in campo era tutt’altro che irriconoscibile. Possedeva qualità tecniche a dir poco strepitose che lo hanno elevato ad uno dei migliori giocatori di tutti i tempi secondo la critica contemporanea. Dunque, non proprio uno qualunque. Attaccante piccolo, ma tosto, calcisticamente parlando, tecnico, dal fiuto del gol incredibile, tanto da essere capace di segnare oltre 700 gol in carriera, avvicinandosi ad un giocatore che prende il nome di Pelè! […]

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