Angelo Schiavio, storia del giocatore più forte della storia del Bologna, nel post a cura di Campioni Calcio
Se si parla con tifosi del Bologna da generazioni e si chiede “Qual è il giocatore più forte che abbia militato nel Bologna?”, non si risponde con i classici Giacomo Bulgarelli, Giuseppe Signori o Roberto Baggio. Ma la risposta è una sola: Angelo Schiavio, campione del mondo con la Nazionale nel 1934.
Probabilmente, però, la risposta è dovuta al fatto che Schiavio ha militato con una sola maglia: quella rossoblu. Non solo. Per il Bologna ha fatto anche tanto altro. Ripercorriamo la sua storia.
Gli inizi di Angelo Schiavio
Angelo Schiavio nasce a Bologna il 15 ottobre 1905 e a 17 anni gioca in Promozione – stagione 1921/22 con la maglia della S.G. Fortitudo Bologna.
Le sue origini sono umili: viene da una famiglia di commercianti che ha una bottega di abbigliamento e tessuti. Particolare molto importante perché, nel calcio di oggi è un atto rivoluzionario, ha giocato sempre nel Bologna per amore della squadra. Senza percepire una lira perché, come ha affermato più di una volta, il lavoro ce l’ha e giocare con la maglia della sua squadra del cuore è un onore. Oggi, sarebbe impensabile.
Le sue qualità si notano subito ed esordisce il 28 gennaio 1923 e segna sei reti in undici partite. L’anno successivo arriva in finale nella Lega Nord (non è, ovviamente, il partito politico, ma è il nome del campionato dell’epoca) ma il Bologna perde contro il Genoa in finale.
Arriva lo Scudetto con il Bologna per Angelo Schiavio
Nella stagione 1924/25 arriva la prima soddisfazione per Schiavio: vince lo Scudetto con il Bologna. Il contributo di Schiavio è importante perché segna 15 reti in 27 partite.
Siamo agli inizi perché l’anno successivo fa più goal di quante partite gioca: le realizzazioni sono 26 e le partite 23. Rivince di nuovo lo Scudetto nel 1928-29, avendo la clamorosa media di un goal a partita: 29 gare per 29 reti.
Angelo Schiavio rifiuta tutte le offerte
Angelo Schiavio sta vivendo un sogno: giocare, vincere e convincere con la maglia della sua squadra del cuore. Stiamo parlando di un altro calcio, fatto di sentimenti e semplicemente voglia di calciare un pallone. Per Schiavio arrivano delle mega offerte dalle classiche big del Nord e, si dice, anche dalla Germania. Lui, pur non percependo lo stipendio dal Bologna, rifiuta categoricamente qualsiasi trattativa e mantiene il punto sulla sua decisione: giocare gratis con la squadra che ama. Non vuole altro. Non solo: si racconta che, a causa del lavoro che ha in bottega, decide di non partire per una trasferta a Budapest in occasione di una gara in Europa. Il Presidente dell’epoca, Renato Dall’Ara (a cui è stato rinominato lo stadio) lo fa imbarcare su un volo privato.
Il ritiro dal calcio di Angelo Schiavio e il ripensamento
Angelo Schiavio, con lo Scudetto al Bologna nel 1936, capisce che ormai la forma fisica non è più come un tempo. Il suo contributo è importante – 9 reti in 26 partite – ma decide, per amore della squadra, di ritirarsi dal calcio. Schiavio contribuisce alla vittoria del Bologna anche per quanto riguarda la Coppa dell’Europa Centrale (vinta due volte: nel 1932 e nel 1934).
Su pressione di tifosi e presidente, ci ripensa e torna a giocare, vincendo nel 1936/37 un altro Scudetto con un bottino di due reti in due partite. Decide, quindi, stavolta definitivamente, di dire addio al calcio, lasciando un segno indelebile nel Bologna e in questo sport.
Con la sua media di 0,69 goal a partita mantiene il record tra gli italiani che hanno segnato almeno 100 reti. Meglio di lui ha fatto solo uno straniero, un certo Gunnar Nordahl.
In totale, quindi, segna 242 goal in 348 partite di campionato, divenendo il calciatore del Bologna che ha siglato più reti in serie A.
Angelo Schiavio in Nazionale
Un giocatore come lui, ovviamente, deve assolutamente giocare in Nazionale. E ci riesce, risultato decisivo per la vittoria del Mondiale del 1934. In un calcio completamente diverso e, per alcuni aspetti, anche più complicato.
Bagna il suo esordio, il 4 novembre 1925, con una doppietta in amichevole contro la Jugoslavia. Il suo contributo è importante nonostante il tecnico dell’epoca, Rangone, gli preferisce Julio Libonatti. Al cambio del commissario tecnico (arriva Vittorio Pozzo), Schiavio ottiene più fiducia ed è la punta centrale della Nazionale che dovrà confermare di essere, all’epoca, la più forte in assoluto, almeno secondo i pronostici. E la conferma arriva prontamente, considerando che fa coppia con Giuseppe Meazza, anche se quest’ultimo gioca più defilato sulla fascia.
Da segnalare la tripletta della bandiera del Bologna nella vittoria contro gli Stati Uniti per 7 a 1. Ma a conti fatti è di Angelo Schiavio il goal decisivo nei supplementari contro la Cecoslovacchia in finale della Coppa Rimet che porta l’Italia sul tetto del mondo.
La finale di coppa Rimet è stata la sua ultima partita in Nazionale e non poteva certamente chiudere meglio il cerchio con la maglia azzurra.
Anche con la maglia azzurra la sua media realizzativa è notevole: 15 goal in 21 partite, quasi uno a gara.

Angelo Schiavio dopo il ritiro
Dopo il ritiro, Angelo Schiavio ha preferito dedicarsi all’attività di famiglia e non prendere alcun ruolo in società e in Federazione.
La sua carriera di allenatore è brevissima: comincia e termina nel 1945/46 quando, insieme a Pietro Genovesi, guida il Bologna post-guerra. Allenare, però, è un’altra cosa e viene esonerato prima che finisca quel campionato ottenendo risultati modesti.
In ogni caso, è difficile trovare alcune sue dichiarazioni per quanto concerne il Bologna. A parte in un caso, quando i rossoblu retrocedettero in serie C nel 1983. In quell’occasione, sul quotidiano ‘Il Resto del Carlino’ parla di sdegno verso tutti coloro che sono responsabili, a suo dire, della situazione in cui il Bologna si è trovato.
Angelo Schiavio se ne va a pochi giorni dal compimento dell’85esimo anno di età. Infatti, lascia questo mondo il 17 settembre del 1990 a Bologna e viene sepolto nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.



