Andrés Iniesta, biografia del fortissimo centrocampista di Barcellona e Spagna

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Andrés Iniesta, biografia del fortissimo centrocampista di Barcellona e Spagna, nel post a cura di Campioni Calcio

Uno come Andrés Iniesta merita di diritto un posto nella Hall of fame del calcio mondiale. Di sicuro in cima alla lista dei calciatori più amati a Barcellona. Forse se la gioca solamente con un altro mito, ossia Xavi, oltre che con l’inarrivabile Messi. 

La bandiera per eccellenza. Simbolo del Barcelonismo più fanatico. Andrés Iniesta è stato uno dei centrocampisti più qualitativi che il calcio mondiale abbia visto negli ultimi 20 anni e oltre. Dai suoi piedi si sono avviate le leggende del miglior Barcellona di Guardiola, ad esempio. Il faro di quella squadra divenuta esempio da cui trarre ispirazione e idee.

Vediamo in questo post a cura di Campioni Calcio la carriera di Andrés Iniesta, tra Barcellona e Nazionale Spagnola, con la quale è arrivato sul tetto del mondo nel 2010. bentornati sul nostro portale!

Andrés Iniesta nelle giovanili del Barcellona

Andrés Iniesta Luján nasce a Fuentealbilla  l’11 maggio del 1984. La carriera di Iniesta nel calcio inizia nel lontano 1992, all’età di 8 anni, quando i genitori decidono di tesserarlo per l’Albacete. Successivamente si trasferisce nelle giovanili blaugrana.

La carriera di Andrés Iniesta diviene così legata solo ed esclusivamente al Barcellona. Prodotto emblematico di una cantera famosa in tutto il mondo e che ripaga di una programmazione a lungo termine iniziata tantissimo tempo fa.

Il piccolo Iniesta a 12 anni si affaccia nelle giovanili del Barça. Dal 1996 al 2000 si fa spazio a livello minore e tesse i fili di una classe destinata a sbocciare di lì a poco.

A 15 anni è già capitano dell’Under 15 e inizia ad essere punto di riferimento per tutto il movimento catalano. Il nome comincia a riecheggiare con più frequenza in quegli ambienti, a tal punto da spingerlo sin da subito nel Barcellona B. Ci resta dal 2000 al 2003.

Qui colleziona 54 presenze condite da 5 gol totali.

Andrés Iniesta nel Barcellona dei ‘grandi’

Nel mezzo il primo passo con i grandi durante un match di Champions League contro il Bruges, datato ottobre 2002. Brucia tutte le tappe grazie all’intuito e alla lungimiranza dell’allora allenatore Louis Van Gaal, il quale non ci pensa due volte a gettarlo subito nella mischia.

È quello il momento spartiacque tra l’Iniesta ragazzino e l’Iniesta pronto a diventare grande tra i più grandi. Da quel momento in poi prenderà le chiavi del centrocampo blaugrana e non le lascerà a nessun altro. Saranno sempre e solo di sua proprietà.

Il Barcellona si ritrova in casa, forse anche inaspettatamente, un direttore d’orchestra che fa girare la squadra come nessuno. La prima stagione, 2003/2004, implica un periodo di adattamento che non gli garantisce presenze costanti in formazione, ma già dalla successiva la musica cambia.

Andrés Iniesta diventa titolare del Barcellona

Nel 2004-05 gioca quasi tutte le partite e risulta essere il calciatore con più minuti accumulati. Dal 2008 in poi prende corpo il periodo d’oro di Iniesta e del tiki taka in concomitanza con l’arrivo di Pep Guardiola in panchina. L’apice quel gol in semifinale di Champions League contro il Chelsea all’ultimo minuto che ancora oggi è nella leggenda per qualsiasi tifoso del Barcellona.

Nel 2009 è quarto nella classifica dedicata al Pallone d’Oro, ma tra i centrocampisti si classifica certamente al primo posto. La sua fama precede persino quella del compagno di squadra e di reparto Xavi, con cui forma una coppia a dir poco impenetrabile e inarrestabile.

Uno dei protagonisti indiscussi di una memorabile finale di Champions contro il Manchester United nel lontano 2011. Alza nella fattispecie per la terza volta al cielo la competizione europea per club più importante.

I trofei vinti da Iniesta

Nel dicembre 2012 gli giunge la soddisfazione di agguantare il secondo Mondiale per club. Più tardi accumulerà il decimo titolo in Copa del Rey, oltre che la quinta Champions League per il Barcellona, stavolta ai danni della Juve nella finalissima del 2015.

Finché non si arriva al 2018, l’ultimo anno ufficiale disputato in maglia Barcellona. Una sorta di lutto nazionale e catalano, in particolare, pervade tutto il movimento calcistico. 

E non bastano le cifre per intero per descriverne la grandezza e la maestosità: Iniesta in 17 anni di onorata dedizione alla causa Barcellona ha portato a casa 9 Liga, 6 Coppe del Rey, 7 Supercoppe spagnole, 4 Champions League, 3 Supercoppe europee, 3 Mondiali per club. 

Primo calciatore nel 2014 a cui viene assegnato il Golden Foot, uno dei premi più prestigiosi in termini individuali per un calciatore. Difficilmente al mondo se ne può trovare uno più vincente di lui. Vincente per definizione.

Con il Barcellona ha giocato un totale di 674 partite mettendo a segno 57 reti totali.

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Andrés Iniesta in Giappone

Andrés Iniesta, dopo aver chiuso il capitolo più magico della sua vita a livello calcistico, decide di chiudere la carriera dall’altra parte del mondo. Precisamente in Giappone.

Lo attende il Vissel Kobe, squadra di prima serie. Darà lustro ad un movimento calcistico trascurato e tenuto ai margini della cronaca internazionale. Ma grazie alla sua presenza cambia tutto naturalmente, soprattutto sotto questo profilo.

Riempie ulteriormente una bacheca già ricca di per sé con 1 Coppa dell’Imperatore e 1 Supercoppa giapponese. Ruolo di capitano, a questo punto, assunto di default e ancora attualmente Don Andrés continua a dare spettacolo nel campionato giapponese. L’eco risuona fino in Europa.

Andrés Iniesta in Nazionale

La storia di Iniesta con la Nazionale spagnola è altrettanto ricca di fascino e affermazione internazionale. Tutto inizia nel 2006 quando è l’allora compianto ct Aragones a convocarlo per la prima volta tra i grandi.

Ai Mondiali 2006 gioca solo una partita, ma basta e avanza per cominciare a imprimere il suo marchio nel centrocampo delle Furie Rosse. Basta poco per imporsi titolare e guidare i suoi alla conquista dell’Europeo 2008 in Austria e Svizzera.

È in atto il ciclo d’oro della Spagna nell’ambito del quale Iniesta ci mette la firma prestigiosa in calce della rete decisiva all’Olanda in finale Mondiale 2010 che regala un’immensa soddisfazione ad un intero Paese. Fino a quel momento la Nazionale spagnola accumulava solo delusioni e false speranze, ma con lui la tendenza si inverte decisamente.

Agli Europei 2012 realizza il triplete e può vantarsi di essere uno dei pochi calciatori ad aver vinto 3 competizioni internazionali in modo consecutivo tra Europei e Mondiali. Ne sa qualcosa l’Italia in questo senso. Nominato dalla Uefa migliore giocatore del torneo, avendo primeggiato in almeno 3 delle 6 partite complessive disputate.

Dalla Confederations Cup del 2013 in poi subentra la fase discendente della grande Spagna che coinvolge, inevitabilmente, anche Iniesta.

La fine di un ciclo è testimoniata dalla precoce e bruciante eliminazione ai gironi dei Mondiali 2014, oltre che agli ottavi negli Europei successivi 2016. Si ferma agli ottavi contro la Russia la corsa della Spagna ai Mondiali 2018 in Sudafrica. Questo è il momento giusto per ritirarsi dalla Nazionale e così fu.

Con la Spagna ha collezionato un totale di 131 partite mettendo a segno 11 reti.

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