Andreas Brehme: storia del terzino tedesco dell’Inter dei record

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Andreas Brehme: storia del terzino tedesco dell’Inter dei record, nel post a cura di Campioni Calcio

A volte basta poco per entrare nel cuore dei tifosi. Ne serve molto di più, invece, per entrare nella leggenda e avere di diritto un posto nella storia, per sempre. La memoria aiuta a ricordare e a mettere a fuoco ciò che è stato. Il lascito di Andreas Brehme nel gioco del calcio è tale da riservargli un posto di rilievo tra i più grandi. Spessore, carattere e forza straripante tipica del modello tedesco. Un modello che, negli anni, ha prodotto dei risultati notevoli. 

In questo post a cura di Campioni Calcio ripercorriamo insieme la storia del terzino tedesco dell’Inter dei record, Andreas Brehme, mattatore della finale dei mondiali di Italia ’90 contro l’Argentina di Diego Armando Maradona.

Andreas Brehme in Germania

Andreas Brehme nasce nella città di Amburgo il 9 novembre del 1960.

Andreas Brehme è stato un calciatore tedesco di grandissimo livello. Si divide tra il ruolo del difensore e del centrocampista, sfoggiando abilità tecniche piuttosto notevoli. Perfetto esecutore di un calcio propositivo e votato alla compattezza di squadra.

La sua carriera inizia ufficialmente nel 1980 in una piccola squadra di provincia, ossia il Saarbrücken, dopo una militanza con il Barmbek-Uhlenhorst. Da lì inaugura una gavetta che lo porterà a vestire la maglia del Kaiserslautern l’anno successivo.

Un apprendistato che durerà un paio d’anni e produrrà il grande salto al Bayern Monaco nel 1986.

Il titolo di campione di Germania e la Supercoppa nobilitano quell’esperienza e ne aumentano la reputazione a livello europeo e mondiale. Una piccola macchia sul curriculum la finale di Coppa dei Campioni persa amaramente contro il Porto nel 1987. 

Andreas Brehme all’Inter

Nel 1988 si concretizza il suo passaggio all’Inter. L’asse Lothar Matthäus/Andreas Brehme contribuirà a rendere i nerazzurri una squadra molto difficile da superare, soprattutto dal punto di vista strutturale e fisico.

Trapattoni lo sfrutta subito a dovere e ne fa un perno inamovibile della difesa. L’apice è lo scudetto dei record del 1989 con 58 punti su 68 totali agguantati. Lui è indubbiamente il faro da cui partono tutte le azioni offensive e questo, alla lunga, ha fatto la differenza. Nel 1989 il duo tedesco diviene un trio con Klinsmann, dando il via all’Inter dei tedeschi, che sfida il Milan degli olandesi e il Napoli dei sudamericani. Storia del calcio italiano e mondiale.

Ciliegina sulla torta la Supercoppa italiana ai danni della Sampdoria e quella Coppa Uefa datata 1991 soffiata in finale alla Roma. 

Dopo 116 presenze con i nerazzurri e 11 reti realizzate, nel 1992 da l’addio all’Inter per andare in Spagna per poi ritornare in patria.

tedeschi dell'inter

Andreas Brehme a fine carriera

Il 1992 è l’anno dell’addio all’Inter. Il suo ciclo si conclude dopo 4 anni in Italia e alcuni trofei vinti. Se lo aggiudicano gli spagnoli del Real Saragozza, ma si intuisce sin da subito che sta iniziando una lenta, ma inesorabile parabola discendente. Resterà lì solamente un anno per poi cambiare aria e finire al Kaiserslautern, la squadra che lo ha lanciato nel grande calcio.

La Coppa di Germania alzata al cielo nel 1996 non acuisce in alcun modo l’amarezza per un’inaspettata retrocessione in Serie B di fine stagione. Preludio, tuttavia, ad un ultimo e dirompente sussulto di carriera, tradotto nella cavalcata trionfale della stagione 1997/98, alla fine della quale il Kaiserslautern si laurea campione di Germania

Un titolo a suo modo storico poiché l’unico, fino ad ora, messo a segno da una squadra appena promossa dalla Serie B.

In questo modo Andreas Brehme lascerà il calcio in maniera forte e indelebile, con il botto, come si suol dire.

Andreas Brehme in Nazionale

La sua avventura in Nazionale, all’epoca denominata Germania Ovest, si avvia con gli Europei targati 1984. È un ragazzo alle prime armi, ma ha già il posto fisso in formazione titolare. Gioca per intero i Mondiali del 1986, chiusi al secondo posto alle spalle dell’Argentina di Maradona. Il ct di quell’annata lo schiera prettamente da centrocampista centrale, a causa delle doti tattiche e geometriche innate, non solo tecniche.

Nell’edizione successiva del 1990, in Italia, Brehme cambia ruolo e diventa a tutti gli effetti un terzino di fascia sinistra. Il migliore, secondo quanto stabilito allora dagli addetti ai lavori. Di fatto, i suoi tre gol complessivi sono decisivi per mandare avanti i tedeschi e concretizzare la rivincita contro gli argentini nella finale di Roma. 

Il rigore decisivo, che consente alla Germania di essere per la terza volta campione del mondo lo calcia proprio lui. Dopo la manifestazione si piazza al terzo posto, a livello personale, nella classifica del Pallone d’Oro, dietro al suo compagno Lothar Matthäus.

Degno rappresentante della Germania unita dei primi anni ’90, con la quale si mette in mostra tra gli Europei del ’92 e i successivi Mondiali Americani del ’94, ma la sua stella appare eclissarsi sempre più.

Alla fine della fiera saranno 58 le presenze accumulate in maglia bianca da Andreas Brehme, condite da ben 7 reti. 

Andreas Brehme dopo il calcio giocato

Dall’addio al calcio giocato passa un po’ di tempo prima di lanciarsi in una nuova veste da allenatore tra alterne fortune. Si ritrova sulla panchina del suo Kaiserslautern dal 2000 al 2002 per, poi, approdare all’Uterhaching. Indossa poi i panni del secondo allo Stoccarda di Giovanni Trapattoni, precisamente da luglio 2005 a febbraio 2006.

E poi il vuoto totale, almeno per quanto riguarda il mondo del calcio, fino alla sua morte, sopraggiunta lo scorso 20 febbraio, a causa di un arresto cardiaco.

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