Alfredo Di Stefano, la biografia di Saeta Rubia

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Alfredo Di Stefano, la biografia del calciatore argentino del grande Real Madrid nel post di Campioni Calcio

L’Argentina è una di quelle nazioni dalla grandissima tradizione calcistica. Ha sfornato in un intero secolo giocatori di straordinario livello e continua a sfornarli. I nomi ricorrenti li conosciamo tutti, ma forse c’è qualcuno che viene sottovalutato per statistica e gloria personale. Alfredo Di Stefano, soprannominato Saeta Rubia (freccia bionda) e Don Alfredo, rientra a pieno titolo nei migliori calciatori che sono passati per il mondo del calcio. Ritenuto da alcuni persino il giocatore più forte di tutti i tempi, davanti a mostri sacri come Diego Armando Maradona e Pelé, tanto per citare due nomi a caso. Interpretazioni che non metteranno mai d’accordo tutte le teste.

La biografia di Alfredo Di Stefano calciatore, tra River Plate e Real Madrid, squadra quest’ultima nella quale vince tutto,  parla più di qualsiasi interpretazione. Ecco a voi, nel post di Campioni Calcio dedicato agli attaccanti più forti di tutti i tempi, la storia del campione argentino, che tutti dovremmo iniziare a conoscere meglio.

di stefano

Di Stefano gli inizi

Alfredo Stéfano Di Stéfano Laulhé nasce a Buenos Aires il 4 luglio 1926 (morirà invece a Madrid il 7 luglio del 2014) da Eulalia Laulhé Gilmont, una donna argentina di origini francesi e irlandesi e Alfredo Di Stefano Senior, un uomo italo-argentino originario dell’isola di Capri, Campania. Un pò di sangue campano scorre quindi nelle vene di questo grande fuoriclasse.

Le sue principali caratteristiche tecniche prevedono dribbling, tecnica sopraffina, velocità, senso del gol, assist e grande visione di gioco. Inizia da esterno offensivo, ma ben presto si trasforma in attaccante potente e prolifico, uno dei più prolifici di tutta la storia del calcio.

Alfredo Di Stefano River Plate

Il River Plate è la squadra da cui parte la parabola ascendente di Don Alfredo. L’esordio in prima squadra avviene a 19 anni nella stagione 1945/1946, quella che porta al titolo d’Argentina. Soltanto 1 presenza per lui, ma è già ben noto nell’ambiente calcistico sudamericano e non passa di certo inosservato. 

Il prestito all’Huracàn

L’anno successivo gioca in prestito all’Huracàn, società della città di Buenos Aires.

Una buona stagione per lui condita da 10 gol in 25 presenze che, però, non gli valgono la permanenza in squadra. Così finisce il prestito e ritorna alla sua squadra originaria, il River Plate. In quel campionato si distingue anche per aver eguagliato il record di gol più veloce nella storia del calcio argentino, segnando dopo 10 secondi di gioco.

Il ritorno al River Plate

Il ritorno al River questa volta lo eleva a capocannoniere del campionato con i suoi 27 gol, che saranno 49 nei complessivi 3 anni di permanenza con il club argentino.

I suoi gol contribuiranno a regalare un nuovo titolo di campione d’Argentina.

Una curiosità da mettere in risalto: in un derby contro gli acerrimi rivali del Boca Juniors del luglio 1949 prende persino parte a quella gara da portiere, riuscendo anche a non farsi segnare. 

di stefano river plate

Di Stefano ai Millonarios

Costretto a scappare dalla sua Argentina per motivi sindacali, Alfredo Di Stefano si accorda per giocare con i Millonarios, squadra della prima divisione colombiana.

E pensare che dopo la tristemente nota tragedia di Superga, River Plate e Torino giocano un’amichevole allo scopo di porre le basi per un eventuale trasferimento in granata di Di Stefano. Ma alla fine l’accordo non è raggiunto e i colombiani si fiondano su di lui, strappandolo ai granata.

In Colombia, Di Stefano vince ben 3 campionati nazionali nel periodo tra il 1949 e il 1953 a suon di gol, vale a dire 90 in 101 presenze. Una media pazzesca.

A questo punto, ecco il trasferimento che segnerà la vita di Alfredo: il passaggio al Real Madrid.

Di Stefano Real Madrid

Per Di Stefano le glorie personali ancora più eclatanti coincidono con il periodo d’oro, sotto tutti i punti di vista, vissuto al Real Madrid. 11 anni di permanenza in maglia blancos che lo attestano come una bandiera vera e propria. 

Un riconoscimento che non ha perso neanche in tempi moderni. Messo al pari, se non addirittura oltre altre grandi leggende Real come Raùl e Cristiano Ronaldo. Questi ultimi interruppero il primato dei 308 gol totali in 396 partite realizzati in maglia Real Madrid proprio da Di Stefano, resistito fino ai primi anni 2000. 

Con i blancos ha vinto tutto, tra cui 5 Coppe Campioni consecutive, 8 campionati di Liga, 2 Coppe di Spagna, 2 Coppe Latine e 1 Coppa Intercontinentale. Per ben 5 volte è stato capocannoniere della Liga. Tutti questi grandi numeri non potevano che sfociare nel titolo più importante a livello personale per un calciatore: il Pallone d’Oro. Anzi, 2 di preciso per Di Stefano, nel 1957 e nel 1959. 

Ha avuto anche il grande privilegio di essere stato per tanto tempo il miglior marcatore assoluto nella storia del Clàsico con i suoi 18 centri, superato poi da Lionel Messi in epoca moderna. 

Occupa il sesto posto nella classifica dei migliori marcatori di Liga con le sue 216 realizzazioni in 282 match.

alfredo di stefano

Di Stefano Espanyol

La sua carriera, però, non si conclude al Real Madrid, bensì all’Espanyol. Gioca a Barcellona, ironia della sorte, dal 1964 al 1966 e si ritira poi all’età di 40 anni.

Qui il primo anno sigla 9 reti, e in totale, considerando tutte le competizioni, sigla comunque 14 gol in 60 partite con la squadra spagnola.

Per ripicca per aver giocato a Barcellona e aver rifiutato il ruolo per lui nello staff tecnico dei blancos, il Presidente del Real Madrid Bernabéu lo esclude per sempre dal mondo delle merengues, salvo poi permettergli la partita d’addio al calcio proprio nella sua Madrid, nel 1967 contro il Celtic di Glasgow.

Curiosità: Considerando anche le partite non ufficiali, Di Stefano avrebbe segnato 893 reti in 1126 partite, risultando così al quarto posto tra i migliori marcatori di sempre nella storia del calcio mondiale, dietro a Pelé, Franz Binder e Arthur Friedenreich.

Di Stefano in nazionale: tra Argentina e Spagna

Di Stefano si è contraddistinto in Nazionale per un doppio tesseramento.

Dapprima gioca per l’Argentina, la cui unica soddisfazione se l’è tolta nel 1947 vincendo la Copa America in Ecuador. Sono solo 6 le gare disputate in albiceleste. 

Nel 1956 ottiene la cittadinanza spagnola e, di fatto, cambia Nazionale, andando a giocare per la Spagna. Riusce anche a qualificarsi per i Mondiali del 1962, ma non ne prende parte a causa di un infortunio muscolare che lo tiene fuori.

Il più grande rimpianto della sua vita resta probabilmente la mancata presenza ad un Mondiale.

Di Stefano allenatore

Da allenatore Alfredo Di Stefano ha ottenuto quasi le stesse soddisfazioni conquistate da calciatore. Ad esempio, il suo Valencia vince il campionato nel 1971 e la Coppa delle Coppe nel 1980. Ha allenato sia il River Plate, sua squadra storica, che il Boca Juniors, ottenendo almeno 1 titolo su entrambe le sponde. 

Tra le altre formazioni allenate da Di Stefano spuntano Elche, Sporting Lisbona, Rayo Vallecano, Castellón e lo stesso Real Madrid. In 24 anni da allenatore porta in bacheca 2 campionati argentini, 1 campionato spagnolo e 1 Supercoppa di Spagna. Dopo aver terminato la carriera da allenatore, si rilancia in veste di consigliere nello staff tecnico del Real Madrid.

di stefano allenatore

Di Stefano vita privata e morte

La vita privata di Alfredo Di Stéfano è fatta del matrimonio con Sara Frietes Varela nel 1950. La coppia ha avuto sei figli: Nanette, Silvana, Alfredo, Elena, Ignacio e Sofia.

Dopo aver concluso la carriera sportiva, continua a vivere in Spagna, vicino allo stadio Santiago Bernabéu. Il 24 dicembre 2005 è colto da infarto a Valencia, riuscendo però a sopravvivere. Ma purtroppo è colto nuovamente da un attacco cardiaco, stavolta fatale, il 7 luglio del 2014, mentre passeggiava vicino al suo stadio, il Santiago Bernabéu.

Nel corso della sua vita ha preso parte a diverse pellicole cinematografiche, tra cui anche l’autobiografica Saeta rubia (1956), dove interpreta sé stesso.

Ha scritto un’autobiografia, Gracias vieja, pubblicata nel 2000.

Di Stefano rapito vale oro!

Vi sveliamo un episodio curioso e sconvolgente allo stesso tempo riguardante la vita calcistica di Alfredo Di Stefano, confluente in quella privata.

Il campione argentino, nel 1963, esattamente il 24 agosto, viene rapito dagli allora comunisti afferenti al leader Fidel Castro. Lo prelevano nella stanza d’albergo in cui dormiva dopo essersi spacciati per ufficiali di polizia. Tutto ciò alle 7 del mattino. 

Il Potomac diventerà un famoso albergo per questo motivo. Furono 56 le ore di sequestro del Di Stefano da parte dei suoi rapitori, che, tuttavia, non gli fecero del male.

Fu semplicemente un’azione dimostrativa e nulla più che però ha una risonanza mondiale proprio perché la persona sequestrata in questione è un famoso calciatore che all’epoca vale tanto, anche e soprattutto in termini economici.

Alfredo Di Stefano come Messi e Maradona?

Chi è più forte: Di Stefano, Messi o Maradona?

Un paragone che tutto sommato può reggere a pieno titolo. Possiamo considerarlo alla stregua dei più grandi calciatori argentini di sempre. 

Secondo l’opinione pubblica sudamericana, Di Stefano ha fatto la storia del calcio al pari di Maradona, forse anche di più. Un posto in paradiso lo merita di sicuro. Lì dove è adesso e continua probabilmente a deliziare altri con la sua genialità calcistica e universalità tattica riconosciuta. 

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Conclusioni

Soprannominato “Saetta bionda” per il gioco a tutto campo che era in grado di esprimere. Esterno offensivo che poi si è imposto sempre più come centravanti già dai tempi del River Plate. 707 incontri in carriera disputati e 516 gol messi a segno con una media di 0.73 gol a partita.

Se non è un fuoriclasse questo, allora qual è?

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